Storia dei miei peli di Lavinia Mannelli, uscito il 30 maggio 2025 per 66thand2nd, è un romanzo di autofiction che segue una dottoranda in studi umanistici (omonima dell’autrice) ammessa all’Università di Pisa ma priva di borsa di studio. Fin dalle prime pagine, Mannelli delinea una protagonista che si definisce “eco-trans-femminista radicale antispecista” e parte del movimento “no shave/me”. Un’identità ribadita più volte, perché le parole, lo sappiamo, ci definiscono, rispondono a un senso di urgenza e servono a tenerci insieme in un contesto di profondità instabilità.
Uno dei fulcri del romanzo è il divario sociale ed economico che attraversa il mondo accademico. Consapevole delle proprie limitate risorse rispetto a colleghe e colleghi più privilegiati, Lavinia vive in un costante regime di rinunce. Per questo, quando le si presenta un’opportunità lavorativa apparentemente in contrasto con i suoi principi, l’autrice solleva una domanda centrale in tutta l’opera: cosa succede quando gli ideali si scontrano con la necessità? Lavinia è infatti iscritta a una piattaforma di contenuti per adulti e un giorno entra in scena Daniel85, un utente che desidera ricevere i peli del suo corpo. La richiesta mette in crisi uno degli aspetti a cui la protagonista tiene di più, che rivendica con orgoglio la scelta di non depilarsi. Deciderà lo stesso di abbandonare alcuni dei suoi valori cercando di non farsi scoprire, e così facendo il testo va a gettare luce sul confine sottile tra la produzione intellettuale non retribuita e il prodotto del proprio corpo, invece pagato. Mannelli spinge così il lettore a interrogarsi su quanto del “personale” sia davvero sotto il nostro controllo e su come, in situazioni di necessità, anche le scelte più intime diventino negoziabili.
Molto riuscita anche la riflessione sul corpo come merce e come risorsa finita, mostrandoci come tutto, in fondo, può essere monetizzato nella società del consumo. La protagonista diventa ingranaggio di un sistema che chiede di produrre incessantemente (nel suo caso, letteralmente, peli), arrivando ad assumere integratori e cortisone per aumentarne la crescita. È qui che si innesta la critica al capitalismo, un meccanismo che non colma alcun vuoto emotivo ma lo riempie momentaneamente di merce e gratificazioni a breve termine. Dopo una vita di privazioni, Lavinia scopre il gusto del denaro e compra oggetti inutili solo per sentire di avere qualcosa. Ma l’illusione si spezza non appena il padrone di turno smette di pagare facendola tornare al punto di partenza, immersa nella stessa precarietà da cui aveva sperato di uscire.
A emergere con forza è anche il concetto di solitudine. Storia dei miei peli è un romanzo di grandi assenze in cui le amiche spariscono nei momenti cruciali, la sua tutor Claudia non si fa più sentire, la madre non la comprende e forse non vuole proprio farlo. E infine lo Stato, con le sue istituzioni universitarie, che non tutela chi si trova in difficoltà e contribuisce a consolidare un sistema impari. Lavinia alla fine si ritrova senza nessuno vicino.
In conclusione, Storia dei miei peli è un romanzo che lascia un sapore dolceamaro e che parla molto di corpo e politica. Una lettura che mette in scena anche la grande tensione tra identità e necessità materiali. Figli del capitalismo, desideriamo sempre qualcosa di più quando ci è mancato tutto, e spesso finiamo per pagare, da innocenti, le conseguenze di scelte imposte da una società che ci pretende macchine instancabili e performanti. Una nota aggiuntiva: il finale è costruito con grande ingegno.
- Autore: Lavinia Mannelli
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: 66th2nd
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788832974331
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Storia dei miei peli
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