Nel 1816 Stendhal arriva a Milano. Non è il primo viaggio in Italia, per lui. Ma questa volta sull’Europa soffia il vento del cambiamento e, dopo la caduta di Napoleone, il capoluogo lombardo gli sembra la meta ideale.
Milano si addice a quest’ex militare, con un futuro da intellettuale. Ci sono i salotti letterari, la politica, l’arte e le donne. Proprio qui incontra Metilde Viscontini, moglie separata del generale polacco Dembowski, nobile, arguta. E se ne invaghisce. Le cose non vanno però come spera. E dalla delusione d’amore emerge l’immagine un po’ tenera e insolita di un Dongiovanni impacciato e infelice. E un libro: Dell’amore (titolo originale: De l’amour, Garzanti, 2003, traduzione di Maddalena Bertelà) che è trattato e ricordo.
Stendhal sulle tracce dell’amata, da Milano a Volterra
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Già, perché l’amore non si spiega. Ma un grande autore, come Stendhal (che all’anagrafe fa Henri Beyle), cura la delusione scrivendo.
La vicenda si svolge nel giro di pochi mesi, come testimoniano il Diario e le lettere: Metilde sembra presto stancarsi del pretendente un po’ ingombrante. Teme forse che la fama di Dongiovanni che accompagna Stendhal possa nuocerle, in fondo ha due figli e una reputazione specchiata che le permette di mantenere un salotto letterario ben frequentato. E di nutrire simpatie per gli esponenti della Carboneria che porteranno ai Moti del 1821.
Così la nobildonna lascia Milano per Volterra, nel 1819. Ha in programma un soggiorno di quaranta giorni, in visita ai figli che studiano nel locale collegio di San Michele. Quello che non prevede è che l’innamorato la segua. Probabilmente incoraggiato dalla lontananza e dall’assenza di testimoni, Stendhal immagina un corteggiamento più facile. Così arriva a Volterra, via Firenze. E mette in campo una tattica che sembra appartenere più ad un adolescente impacciato che a un militare: è di volta in volta timoroso, insistente, geloso perfino. Individua la casa dove è ospite Metilde e si reca in visita, non invitato. Le parla più volte, intercettando le sue passeggiate giornaliere. Finge incontri casuali e un interesse per l’archeologia locale che non inganna nessuno. Invia lettere. Rinfaccia, anche lo sforzo: non vede Metilde che ha intrapreso un viaggio massacrante solo per lei? Non c’è denaro da guadagnare a Volterra e gli alberghi sono cattivi. E viene rimproverato dalla signora che, tornata a Milano, lo inviterà a diradare le visite al suo salotto.
Le parole di Stendhal in “Dell’amore”
L’innamorato respinto reagisce in modo contrastante. Se finisce per idealizzare l’oggetto del suo amore, ispirandosi a lei per celebri figure femminili dei suoi libri, le riserva però anche parole amare dettate dalla delusione. Scriverà in Dell’Amore:
Voglio imporre il silenzio al mio cuore. Ho sempre paura di non aver scritto altro che un sospiro mentre credevo di aver colto una verità.
E poi:
Le donne, con il loro orgoglio femminile, si vendicano degli sciocchi sugli uomini di spirito e degli uomini prosaici sui cuori generosi.
Impossibile non identificare in Metilde Viscontini Dembowski la destinataria di un giudizio così ingeneroso. La sofferenza non impedisce però allo scrittore un’onorevole ritirata. E nel giugno 1821, quando la situazione politica si fa calda, all’alba degli arresti di Silvio Pellico e degli amici di Metilde, lui si rifugia a Parigi. Infelice ma al sicuro.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Stendhal innamorato respinto: quando la delusione d’amore diventa letteratura
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