Ci sono libri che non si leggono soltanto, ma che si ascoltano come un disco punk-jazz o si guardano come un film noir proiettato su uno schermo graffiato. Runners, l’opera di Christian Caielli edita da Mille Battute edizioni nel 2020, appartiene esattamente a questa categoria. Non è solo un romanzo di genere, ma un viaggio lisergico e ipercinetico che attraversa le frontiere geografiche e morali di un’Europa che, nel gennaio 1990, stava ancora cercando di capire cosa sarebbe diventata dopo il crollo del Muro di Berlino.
Al centro della narrazione troviamo Vincent e Max, due figli del Giambellino, quartiere storico della periferia milanese che qui non è solo uno sfondo, ma un personaggio pulsante, fatto di asfalto, bar di quartiere e una rassegnata ma vitale voglia di riscatto. I due protagonisti, cresciuti in quella "Terra di mezzo" urbana, decidono di tentare il colpo gobbo: improvvisarsi contrabbandieri.
L’asse Milano-Amsterdam diventa così il palcoscenico di un’odissea a bordo di auto sfasciate e imbottite di sostanze, dove la tensione non è data solo dal rischio di essere fermati alle dogane (reali e metaforiche), ma dallo scontro frontale con un sottobosco criminale grottesco e spietato. Pestare i piedi a uno spacciatore psicopatico e intralciare i piani di una coppia di narcotrafficanti dai ruoli di genere fluidi e confusi è solo l’inizio di una discesa agli inferi dal ritmo forsennato.
Caielli, con il suo background da factotum bukowskiano — tra jazz, grafica e vita vissuta ai quattro angoli del globo — infonde nel testo una cultura pop stratificata e vibrante. I dialoghi sono secchi, congeniali, ricchi di una filosofia da strada che ricorda i momenti migliori di Denis Johnson. L’omaggio al cinema di Quentin Tarantino è dichiarato ed evidente, con una strizzata d’occhio al granitico Marsellus Wallace, ma le radici dell’opera affondano con orgoglio nella tradizione del noir milanese. È impossibile non sentire l’eco di Giorgio Scerbanenco tra le pagine di Runners. Caielli riprende quella capacità di raccontare la Milano meno scintillante, quella dei viali nebbiosi e della disperazione che si trasforma in violenza o in ironia amara. Tuttavia, lo scrittore riesce a modernizzare questo retaggio, sporcandolo con una sensibilità contemporanea e una scrittura che deve molto al ritmo della musica jazz e alla crudeltà urbana di Alex Wheatle.
Ciò che rende Runners un grande romanzo è l’umanità dei suoi interpreti. Max e Vincent non sono eroi, né antieroi patinati; sono "uomini di fango" credibili, circondati da una galleria di comprimari indimenticabili: saggi baristi che hanno visto tutto, mantenute thailandesi in cerca di una via d’uscita e poliziotti corrotti che sono specchio di un mondo in cui il confine tra bene e male è stato cancellato dalla polvere bianca. Le descrizioni di Amsterdam e delle autostrade europee sono vivide, quasi sensoriali. Si sente l’odore della gomma bruciata, il freddo delle frontiere notturne e l’ansia di chi sa che a ogni valico della vita c’è un dazio da pagare, e che spesso il prezzo è più alto di quanto si possa immaginare.
Runners è un romanzo che mantiene alta la tensione dalla prima all’ultima pagina grazie a un plot saldo e a una capacità descrittiva fuori dal comune. Christian Caielli ha scritto una storia che trasuda verità, anche nei suoi momenti più allucinati. È un libro sulla fine delle certezze e sulla necessità di correre, anche quando non si sa bene verso cosa. Per chiunque cerchi una lettura che unisca il sapore del ferro a quello della libertà, questo viaggio sulla linea Milano-Amsterdam è assolutamente obbligatorio.
- Autore: Christian Caielli
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2020
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Runners
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