Quaranta segni di pioggia
- Autore: Kim Stanley Robinson
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Fanucci
- Anno di pubblicazione: 2025
L’emergenza climatica è il macro-rimosso delle società a regime capitalistico. Chi nega o minimizza l’allarme rosso planetario, mente in nome di profitti economici o per ottuso disinteresse. La rotta intrapresa da multinazionali che dettano piani di governo secondo le esclusive coordinate del profitto è senza via d’uscita e senza ritorno: sull’orologio della fine del mondo come lo conosciamo (G. Strada) manca ormai una manciata di minuti. Ci estingueremo senza clamori, da ignoranti incoscienti, facendo i pappagalli ai karaoke e ai girotondi di ogni fine anno. Scrivere di questi argomenti è un atto politico, a prescindere dal genere narrativo in cui sono espressi.
Kim Stanley Robinson, per esempio, è uno scrittore statunitense che per la fattispecie ha scelto il climate fiction come ambito. Garantisco che le pagine del suo Quaranta segni di pioggia (Fanucci, 2025., traduzione dall’inglese di Eleonora Antonini) non hanno nulla di fantascientifico e molto di sociopolitico: il futuro è già qui e non promette nulla di buono. Dico di più: l’aspetto inquietante di Quaranta segni di pioggia sta nell’impronta scientifica impressa al romanzo. Quando scienza e governi si sottomettono agli interessi capitalistici delle lobby, il destino del pianeta non può essere che rovinoso. La lettura di questo climate novel suona anche come monito.
Charlie ripeté rapidamente la situazione, nota a tutti: temperature medie già aumentate di sei gradi Fahrenheit, livelli di CO2 nell’atmosfera che dalle duecentottanta parti per milione dei tempi della rivoluzione industriale erano arrivate a seicento e che, secondo le previsioni, avrebbero raggiunto le mille parti per milione entro un decennio, un livello superiore a qualsiasi altro negli ultimi settanta milioni di anni. Due miliardi e mezzo di tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera dall’industria americana ogni anno, circa il centocinquanta percento in più di quanto sarebbe stato consentito dall’accordo di Kyoto, se lo avessero firmato, e il dato era in aumento. Al tutto si aggiungeva la persistenza a lungo termine, nell’ordine di miglia di anni, dei gas serra. Charlie illustrò anche brevemente la distruzione di tutte le barriere coralline, cosa che avrebbe portato a conseguente ancora più gravi per gli ecosistemi oceanici.
In un’estate assediata da una canicola innaturale, un membro della commissione ambientale del Senato si appella a un’amministrazione indifferente all’escalation della crisi climatica. Sua moglie non gli è da meno: lavora per la National Science Foundation e patrocina una nuova soluzione tecnologica prima che sia troppo tardi. Attorno alla coppia di strenui climatologi, sui piani opposti dell’interventismo e della diffidenza interessata, si muove una pletora di caratteri ben delineati, affluenti alle caratteristiche di genere ma senza stereotipie. Serve ripeterlo: la principale forza narrativa di Quaranta segni di pioggia sta nella capacità di restituire il quadro plausibile dell’innalzarsi dell’emergenza; e d’altro canto la noncuranza dei governi che la alimentano.
In sorprendente equilibro sul terreno del confronto/scontro tra scienza/politica-potere economico, il romanzo di Kim Stanley Robinson si impone anche nella circostanza come efficace avvertimento. Una lettura solida, documentaristica, impegnata e avvincente al contempo. Specchio inquietante e fedele del nostro tempo.
Quaranta segni di pioggia - La terra verde vol. 1 (Fanucci Editore)
Amazon.it: 14,99 €
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Quaranta segni di pioggia


Lascia il tuo commento