La trincea nemica distava appena 15 metri a San Martino del Carso, in cemento armato, protetta da siepi di filo spinato. Il 6 agosto 1916, alle 10, la Compagnia ebbe l’ordine di uscire all’assalto. L’artiglieria aveva lavorato bene, aprendo varchi nei reticolati, ma si dovette combattere ventidue ore per cacciare il nemico. Poco dopo, l’intero Monte San Michele era in mani italiane. Non si è vinto sempre, però, su quel fronte difficile. L’avanzata in estate su Gorizia non ha esempi analoghi nelle pagine di Memorandum. Il diario di guerra di Antonio Santo Preite, un libricino compatto, nitido nella grafica, curato da Rita Di Gregorio e pubblicato da SBS Edizioni (12x18 cm, settembre 2025, 290 pagine). Apre la collana “Mnema” (memoria, in greco), della casa editrice romana.
L’ordinato e lucido diarista, protagonista degli eventi riportati (maggio 1915-maggio 1917), è un fante pugliese, salentino, uno sveglio, senza grilli per la testa, molto sensibile e attento a quello che gli capita intorno. Nato a Taurisano (Lecce) il 1 novembre 1890, rispose alla mobilitazione generale del maggio 1915 per formare le Brigate grigioverdi che sarebbero andate ad affrontare l’avversario austro-ungarico, nemico storico di un paese unificato soltanto da mezzo secolo e poco più, qual era il Regno d’Italia.
Sottoposto a visita medica il 26 maggio, il 28 Antonio era già in uniforme, per niente sconvolto dai cambiamenti. Scrive che quelle giornate non gli pesano affatto tra marce, caserma e libera uscita, ed è sicuro che la guerra finirà quanto prima, con la vittoria, come il conflitto del 1911 contro i Turchi, in Libia. Previsione sbagliata: sarebbero passati più di altri quaranta mesi, dal momento che l’Italia aveva preso le armi soltanto il 24 maggio, a conflitto già avviato in Europa e a guerra di posizione stabilizzata.
Non tutti nostri che vi presero parte (5.600.000 uomini mobilitati complessivamente), sono stati “vili”, come vennero tacciati nello sciagurato Bollettino Cadorna dopo Caporetto, ma nemmeno eroi, come li volle considerare la propaganda fascista post bellica. In grandissima parte erano bravi ragazzi, che facevano il loro dovere anche se provati, spaventati e disorientati dalla tremenda esperienza affrontata. Quel giovane salentino era uno di loro, non ancora venticinquenne alla mobilitazione e autore di un ordinato e franco memoriale, recuperato e in parte arricchito dalla curatrice, con ampie note storiche ed esplicative.
Una scrittura essenziale, priva di retorica, quella del giovane salentino, sottolinea Di Gregorio, che ha diviso la narrazione inserendo titoli in corsivo, chiose e riquadri sugli eventi storici accaduti, per facilitare la lettura, contestualizzando le precise indicazioni cronologiche, annotate dal diarista. L’autore continuò certamente a scrivere dopo il maggio 1917, ma le pagine dell’ultimo periodo di guerra sono andate perdute. Dal foglio matricolare risulta che una volta rientrato a Taurisano, in seguito a ferita, il 4 ottobre 1917, vi rimase in convalescenza fino al 10 febbraio 1918. Tornò al fronte, ma dal 19 marzo 1918 al 20 agosto fu nuovamente a casa, per un’altra ferita.
Rita Di Gregorio aggiunge che Antonio avvertiva sempre il bisogno di sentirsi parte dell’umanità e mette in risalto i suoi gesti significativi di eroismo e fratellanza.
Aveva un atteggiamento quasi religioso di fronte al dovere.
Al tempo stesso, nel diario non risparmia passaggi impietosi: gli orrori della guerra, la crudeltà dei combattimenti, l’insidia continua del nemico, le immagini di devastazione, i cadaveri. Oltre all’amore per la Patria e la Nazione c’è quello per la vita, e non mancano la paura della morte, la sensazione di vuoto, di smarrimento, d’impotenza. Comunque,
tra le righe non traspare affatto la retorica del sacrificio e della vittoria, sulla quale la propaganda nazionalista ha tanto a lungo insistito.
Il Memorandum propone scene militari semplici ma concrete, mostra qualche momento di solidarietà umana nelle trincee, anche episodi di rispetto tra nemici, per quanto rari. Delicati i momenti di tregua, di riposo, ingentiliti dalla compagnia dei commilitoni nelle libere uscite e dall’amore per una giovane donna. Nelle pagine, anche la drammatica testimonianza di Antonio Preite sul bombardamento a gas austriaco del 29 giugno 1916 sul Monte San Michele.
Non vedevi altro che una nube che avanzava a passo d’uomo, abbassandosi appena due palmi da terra.
La sua Compagnia e quasi tutto il 2° Battaglione non subirono perdite, erano in un posto avanzato, scavalcato dal gas. Dapprima, sfruttando l’effetto letale del cloro-fosgene - contro il quale le maschere in dotazione agli Italiani erano inefficaci - gli Ungheresi all’assalto riuscirono a penetrare in alcuni trinceramenti, ma l’accorrere dei rincalzi e un violento contrattacco li respinsero dovunque. Quel giorno, pochi prigionieri: baionette, pugnali, bombe a mano e pallottole non dettero scampo ai nemici che non riuscivano a tornare nelle loro linee. I nostri vendicavano con sdegno i poveri fanti inabilitati dal gas, massacrati dagli Honved con le mazze ferrate e chiodate distribuite prima dell’attacco per finire barbaramente i gasati.
Conclusa la guerra, Antonio Santo Preite si sposò e andò a svolgere incarichi di fiducia per il Duca di Taurisano, anche come contabile dell’azienda per la lavorazione del tabacco, responsabile di quella per la macinazione dei cereali e della sala cinematografica. Si spense il 14 settembre 1968, settantottenne.
Rita Di Gregorio, docente di lettere e formatrice d’insegnanti, adolescenti e genitori, conduce corsi di crescita personale e laboratori sulle emozioni, anche per i detenuti della Casa Circondariale.
- Autore: Rita Di Gregorio
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Anno di pubblicazione: 2025
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Memorandum. Il diario di guerra di Antonio Santo Preite
Lascia il tuo commento