- Autore: Michele Missaglia
- Genere: Informatica
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Notte non solo nel termine di crisi di un comparto professionale, ma chi ha lavorato nel settore dell’information technology sa bene come in passato attività delicate venissero svolte di notte, quando gli utenti - perché così si chiamano allora, la parola cliente non era ancora stata sacralizzata - non erano al lavoro. Dormivano.
Ma questo libro, La lunga notte dell’informatica italiana (LoGisma Editore, 2026), è molto più di una semplice raccolta di memorie professionali. È un racconto autobiografico, una testimonianza storica e una riflessione critica sullo sviluppo dell’informatica italiana dagli anni Settanta fino all’epoca contemporanea. Attraverso l’esperienza diretta dell’autore, Michele Missaglia, il volume ripercorre la nascita di una professione allora quasi sconosciuta, quella del programmatore, e contemporaneamente racconta le speranze, le contraddizioni e le occasioni perdute di un intero Paese.
Fin dalle prime pagine emerge con chiarezza il tono dell’opera: personale, ironico, spesso polemico, ma sempre animato da una sincera passione per il mondo dell’informatica. Missaglia non si limita a elencare fatti o innovazioni tecnologiche; sceglie invece di raccontare la storia attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta in prima persona, trasformando il libro in una sorta di romanzo di formazione professionale. Il lettore segue così il giovane studente dell’ITIS che scopre termini misteriosi come “algoritmo”, “flow-chart”, “assembler” e “Cobol”, in un’Italia che ancora fatica persino a comprendere il significato della parola “informatica”.
Uno degli aspetti più riusciti del libro è la capacità di intrecciare continuamente la storia personale con quella collettiva. Mentre l’autore racconta le proprie esperienze scolastiche e lavorative, sullo sfondo scorrono gli eventi che hanno segnato l’evoluzione tecnologica mondiale: l’invenzione del microprocessore, la nascita delle reti, la diffusione dei personal computer, la crescita di Internet e la rivoluzione digitale. Questa doppia prospettiva rende la lettura particolarmente interessante, perché consente di comprendere come i grandi cambiamenti globali siano stati percepiti e vissuti nel contesto italiano.
Missaglia possiede inoltre una notevole capacità narrativa. Pur affrontando argomenti tecnici, riesce a renderli accessibili anche ai lettori privi di una formazione informatica. Il merito sta nell’uso di esempi concreti, aneddoti divertenti e paragoni efficaci. Alcuni capitoli dedicati alla figura del programmatore assumono quasi i toni della satira sociale. L’autore descrive con umorismo il carattere spesso eccentrico degli informatici, la loro tendenza all’isolamento, l’ossessione per la logica e la continua necessità di aggiornarsi per non essere espulsi da un settore in costante trasformazione. Dietro il sorriso, però, si avverte una riflessione più profonda sul rapporto tra individuo e tecnologia, tra conoscenza specialistica e riconoscimento sociale.
Particolarmente interessante è la ricostruzione dell’ambiente lavorativo degli anni Settanta e Ottanta. Oggi il programmatore è una figura nota e ricercata; all’epoca, invece, si trattava di un mestiere indefinito, spesso frainteso e collocato ai margini delle organizzazioni aziendali. Missaglia racconta con efficacia il caos delle prime strutture informatiche, la mancanza di standard condivisi, la varietà dei percorsi formativi e le difficoltà di comunicazione con il resto dell’azienda. Ne emerge il ritratto di un mondo pionieristico, nel quale competenze e professionalità si costruivano giorno dopo giorno, spesso attraverso l’esperienza diretta più che tramite percorsi accademici consolidati.
Un altro tema centrale del libro è quello della mancata valorizzazione dell’informatica italiana. Il titolo stesso, La lunga notte dell’informatica italiana, suggerisce una riflessione critica sulle opportunità perdute. L’autore sostiene che il nostro Paese possedesse talenti, idee e competenze sufficienti per svolgere un ruolo da protagonista nello sviluppo tecnologico europeo, ma che una serie di errori politici, economici e industriali abbia progressivamente indebolito questo patrimonio. Le sue osservazioni non si limitano alla nostalgia per un passato migliore, ma cercano di individuare responsabilità precise: la scarsa lungimiranza di molte imprese, la sottovalutazione della formazione tecnica, alcune privatizzazioni discutibili e una visione spesso miope dell’innovazione. Questa impostazione conferisce al libro una dimensione civile che va oltre la semplice autobiografia. Missaglia non racconta solo la propria storia; cerca di spiegare perché l’Italia abbia perso terreno in un settore strategico per il futuro. Le sue pagine assumono così il valore di una testimonianza storica e di un invito alla riflessione. Anche quando il giudizio si fa severo, non prevale mai il pessimismo assoluto. L’autore conserva infatti la convinzione che una rinascita sia possibile, purché si sappiano recuperare competenze, etica professionale e capacità di investimento.
Dal punto di vista stilistico, la scrittura è vivace e coinvolgente. Il linguaggio alterna registri diversi: a momenti di analisi rigorosa si affiancano ricordi personali, battute ironiche e riferimenti culturali che spaziano dalla letteratura al cinema, dalla politica allo sport. Questa varietà contribuisce a mantenere alta l’attenzione del lettore lungo un testo che, per argomento e ampiezza, avrebbe potuto risultare più specialistico. La passione dell’autore per la materia emerge costantemente e rappresenta uno dei principali motori narrativi dell’opera.
Se si vuole individuare un possibile limite, esso risiede proprio nella forte partecipazione emotiva dell’autore. Alcuni passaggi assumono un tono polemico che può apparire talvolta eccessivamente severo nei confronti delle istituzioni, delle aziende o delle scelte compiute negli ultimi decenni. Tuttavia, questa soggettività costituisce anche uno dei punti di forza del libro: il lettore non si trova davanti a un freddo saggio storico, ma a una testimonianza autentica, animata da convinzioni profonde e da un evidente coinvolgimento personale.
In conclusione, La lunga notte dell’informatica italiana è un’opera originale e preziosa. Interessante per gli addetti ai lavori, ma accessibile anche a chi desidera comprendere meglio come sia nata e si sia sviluppata la rivoluzione digitale nel nostro Paese. Michele Missaglia riesce a trasformare la storia dell’informatica in una storia di persone, di aspirazioni professionali e di cambiamenti sociali. Il risultato è un libro che racconta il passato per interrogare il presente e immaginare il futuro. Una lettura consigliata non soltanto agli informatici, ma a tutti coloro che vogliono capire come la tecnologia abbia contribuito a plasmare l’Italia contemporanea e quali sfide attendano ancora il nostro sistema produttivo e culturale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La lunga notte dell’informatica italiana
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