- Autore: Gerónimo Bardo
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2017
Nel panorama della narrativa d’avventura e della narrativa di frontiera contemporanea, esistono opere capaci di scardinare le certezze del lettore occidentale spingendolo verso territori geografici e morali inesplorati. Korowai, romanzo scritto da Gerónimo Bardo e pubblicato da BAT Edizioni nel 2017 (trad. di Margherita Papiri), si colloca esattamente in questo filone: un’opera ambiziosa che fonde una rigorosa ricerca antropologica con i ritmi serrati del thriller e del romanzo storico d’azione.
La struttura del romanzo si regge su due linee narrative parallele, destinate a intrecciarsi in modo indissolubile sullo sfondo esotico, impenetrabile e brutale della Nuova Guinea. La prima linea segue da vicino Wabe, il secondogenito del capovillaggio della tribù dei Korowai, un popolo che vive isolato nella profonda e fitta giungla pluviale, mantenendo immutate tradizioni millenarie. Tra queste spicca un rituale spietato legato alla superstizione: quando un membro della comunità viene colpito da un male incurabile, si crede che il demone Khakhua si sia impossessato di lui. Spetta al moribondo, prima di esalare l’ultimo respiro, sussurrare il nome di colui che ritiene essere il demone incarnato. Per scacciare la maledizione, la tribù ha un unico compito: uccidere il designato e spartirne i resti. Il dramma interiore di Wabe esplode quando il nome mormorato è quello di Kumati, la ragazza di cui è perdutamente innamorato. Posto di fronte a un bivio morale, il giovane dovrà decidere se piegarsi ai codici ancestrali della sua gente o ribellarsi per salvare la donna amata.
La seconda linea narrativa ci sposta a Wewak e introduce la figura di Franklin, un disertore americano che porta su di sé i traumi psicologici e le cicatrici della guerra del Vietnam. Franklin cerca di annegare i propri demoni personali nell’alcol di una bettola fatiscente, finché la sua routine autodistruttiva non viene spezzata dalla richiesta d’aiuto di una scienziata, la dottoressa Maria Ortega. Sarà questo l’innesco che lo spingerà nel cuore più selvaggio dell’isola, collegando il suo destino a quello di Wabe.
Il vero punto di forza di Korowai risiede nell’equilibrio perfetto tra la precisione della ricostruzione etnografica e l’intrattenimento. Gerónimo Bardo non usa la cultura indigena come un semplice, esotico fondale decorativo; al contrario, ne fa il motore immobile dell’intero impianto drammatico. Il lettore viene immerso nei codici religiosi, sociali e di sopravvivenza della tribù, affrontando tematiche tabù (come il cannibalismo rituale) senza il filtro del giudizio moralistico occidentale, ma attraverso gli occhi di chi in quel sistema di regole è nato e cresciuto. Allo stesso tempo, il contrasto con i personaggi occidentali – il tormentato Franklin e la determinata dottoressa Ortega – crea un affascinante gioco di specchi. Chi è il vero "selvaggio"? L’indigeno che obbedisce a una legge millenaria per proteggere la propria tribù da un male invisibile, o l’uomo moderno che ha appena sventrato il Vietnam con il napalm e le armi da fuoco? Questo interrogativo etico attraversa sottotraccia ogni capitolo, arricchendo la trama avventurosa di una notevole profondità filosofica.
Lo stile di scrittura di Bardo è asciutto, sensoriale, fortemente visivo. Le descrizioni della giungla della Nuova Guinea riescono a trasmettere un senso di oppressione e, efficacemente, di maestosa e incontaminata bellezza. Il ritmo della narrazione accelera progressivamente man mano che i destini di Wabe e Franklin convergono, trasformando la seconda metà del libro in una vera e propria corsa contro il tempo e contro la natura stessa. La struttura dell’opera evidenzia proprio la capacità del testo di catturare il lettore, offrendo un’esperienza immersiva ed emozionante ai confini del mondo.
Korowai di Gerónimo Bardo è una lettura caldamente consigliata agli amanti delle storie d’avventura che non rinunciano allo spessore psicologico e culturale. Un romanzo ruvido, appassionante e documentato con rigore, capace di gettare un ponte narrativo tra i traumi della storia moderna e i misteri dell’etnologia più profonda.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Korowai
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