Nel centenario della nascita dell’antropologa e filosofa Ida Magli (1925-2016), è disponibile in libreria il saggio Ida Magli, cercatrice di verità (Luigi Pellegrini editore, 2025) con un ricordo dello storico Giordano Bruno Guerri, presidente della Fondazione Vittoriale degli Italiani, dove è sepolta colei che è considerata "una mente libera", "una visionaria" e "una voce controcorrente" tra gli intellettuali del panorama italiano e internazionale del Novecento. Una dei pochi, per cui ha patito pure una forma di esilio culturale, anzi spesso un vero ostracismo, con la tecnica del silenzio, da parte delle baronie universitarie e delle vestali dell’informazione.
Ne discuto con Pierfranco Bruni che, con Marilena Cavallo, ne ha curato l’edizione, arricchita dai contributi di Mimma Cucinotta, Silvia Gambadoro, Patrizia Tocci, Francesco Ianello, Annarita Miglietta e Micol Bruni.
Chi è Ida Magli: vita e opere
Ida Magli nasce a Roma il 5 gennaio del 1925, si laurea in filosofia con specializzazione in psicologia medica sperimentale. Si diploma pure in pianoforte presso il Conservatorio di Santa Cecilia. G.B. Guerri ricorda che la Magli
Suonava il pianoforte, nella sua piccola casa lindissima su una collina romana. E coltivava rose in terrazza.
Insegna psicologia sociale all’Università di Siena e antropologia culturale all’Università La Sapienza di Roma fino al 1988. Sempre Guerri ricorda che "fu lei a portare l’antropologia culturale nelle università italiane". Infatti, la Magli è riconosciuta come una pioniera quando, con gli strumenti dell’antropologia culturale utilizzati per lo studio delle società "primitive", ha analizzato la società europea e italiana.
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Magli, una donna minuta, bionda e sempre perfettamente pettinata, fu anche la prima ideologa del femminismo italiano, fino a quando, ricorda G.B. Guerri, "rinnegò il movimento, giudicando le donne incapaci di affermare se stesse". Eppure sono pietre miliari i suoi saggi sulla donna, il matriarcato, la condizione e l’identità femminile e la sessualità, tra cui:
- La donna, un problema aperto (Vallecchi, 1974);
- Matriarcato e potere delle donne (Feltrinelli,1978);
- La femmina dell’uomo (Laterza,1982);
- Sulla dignità delle donne. La violenza sulle donne, il pensiero di Wojtyla (Guanda, 1994);
- Sesso e potere. La gogna della Santa Inquisizione multimediale (Bompiani, 1998).
Il sacro, l’Europa, l’Occidente e la democrazia
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Tra gli interessi della Magli c’è il tema del sacro e del profano, lo studio delle religioni, i temi del sacrificio e della penitenza, le sue interpretazioni sulle figure di Gesù e della Madonna, su Santa Teresa di Lisieux. I suoi saggi, originali e provocatori, più noti sono:
- Gesù di Nazareth. Tabù e trasgressione (Rizzoli, 1982);
- La Madonna (Rizzoli, 1987);
- La Madonna. Dalla donna alla statua (Baldini &Castoldi, 1997);
- Il mulino di Ofelia. Uomini e Dei (BUR, 2007).
Su RAI Teche è possibile ascoltare la sua voce (“Il sacro nell’interpretazione antropologica di Ida Magli”, 1995 - Rai Teche) durante un’intervista andata in onda il 15 dicembre del 1995. Qui la Magli parla dell’ambiguità dei valori simbolici assegnati al Natale, lo definisce infatti “una festa ambigua, più della Pasqua, perché ci viene nascosto che qualcuno verrà ucciso”. La nascita testimonia che la vita prosegue, ma preannuncia anche il tema della morte, come dimostra il presepe, ricco di simboli di morte.
La Magli era nota anche per le sue posizioni critiche verso l’Unione Europea, ritenuta un progetto destinato a minare l’identità europea.
È una costruzione imperialistica [...] che è calata sulla testa dei popoli [...] dai governanti non è stato chiesto nulla ai cittadini
affermò in un’intervista radiofonica.
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Nel saggio La dittatura europea (BUR, 2010), successivo a Contro l’Europa (Bompiani, 1997), la Magli ritiene che l’Europa è "l’impero dei banchieri" che hanno preso il posto dei politici e dove vige "la cieca fede del mercato".
I banchieri governano, i politici eseguono [...] il loro sigillo l’hanno messo naturalmente là dove sanno bene che tutto il resto ne dipende: l’uso del denaro. Ridurre al minimo la quantità di contante disponibile, costituisce il massimo del controlllo, e dunque il massimo del dispotismo.
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Come è stata critica nei confronti del sistema democratico, ritenendo la democrazia – come viene pensata ed attuata – una falsità, una allucinazione, un inganno. Per una rivoluzione italiana (Baldini&Castoldi, 1996) è una corposa intervista curata da Giordano Bruno Guerri che tocca temi ancora oggi molto attuali: la politica, la scuola, i mass media, l’integrità culturale, la magistratura, la salute.
La politica fa parte del sistema delle falsità.
Nessuno ha mai messo in discussione la democrazia come essenza: è diventata appunto quello che in antropologia viene definito un tabù.
Da molti secoli la scuola italiana è diventata il posto dove si insegna il residuo fondamentale del sapere.
I giornalisti sono le persone più potenti oggi, almeno in Italia, perché sono complici del Potere: lo condizionano, pur facendo finta di essere al servizio del cittadino.
Il sistema sanitario nazionale è un modo totalitario e coercitivo per avere il controllo sul corpo del cittadino, con la giustificazione del prendersene cura.
Non esiste libertà di pensiero nei confronti del Corano [...] gli islamici non possono essere integrati.
Il Cattolicesimo è una religione dell’obbedienza, dell’umiltà, del sacrificio, del servizio.
“Ida Magli, cercatrice di verità”, il saggio di Bruni e Cavallo
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Il lavoro di Bruni e Cavallo tratteggia l’intera opera della Magli, attraverso un’analisi dei suoi libri più importanti. Si entra, così, nell’universo di
una mente libera, una voce controcorrente che ha scrutato l’Occidente con occhi da antropologa e cuore da ribelle.
Scrivono i curatori che:
Ida Magli è una studiosa, che non ha mai creduto, da antropologa, alla verità certa. Bensì al dubbio sicuro. Sopratutto quando fa passare il mito attraverso le civiltà, formatesi nell’Occidente. [...] La sua è una ricerca profonda e senza filtri, che si avventura in un percorso di studio forte, in cui il dubbio diviene il mezzo per penetrare oltre le apparenze, per scavare in profondità e lasciarsi sorprendere da nuove interconnessioni e domande inedite. Comprendere diviene un atto ribelle contro la stagnazione del pensiero tradizionale.
Ha scritto Marilena Cavallo su RAI Cultura:
È difficile leggere Ida Magli e soprattutto è necessario non darle delle etichette perché la Magli è stata una donna che ha avversato tutte le etichette. È difficile leggerla perché il suo è un invito continuo a verificare, ad approfondire, che è proprio ciò che ci serve in un tempo in cui, nell’artificio dell’intelligenza artificiale, che mette insieme tanti dati, è indispensabile scendere in profondità, creare delle sinapsi di pensiero che rafforzino la nostra identità culturale.
Inoltre, il saggio mette a confronto il pensiero della Magli con altri due filosofi poco noti al grande pubblico: il siciliano Manlio Sgalambro (1924-2014), autore de La morte del sole (Adelphi, 1982), e la spagnola Maria Zambrano (1904-1991), autrice di Poesia e Filosofia (Morcelliana, 2024).
L’intervista a Pierfranco Bruni
- Piefranco Bruni, in quale maniera Ida Magli ti ha "intrappolato"?
Direi sul piano antropologico. Nella sua proposta non ci sono le cose ma i miti. Risultano fondamentali non per la complessità della comprensione. Piuttosto per una situazione che riguarda la percezione dei fatti. Leggere i popoli attraverso la percezione ci porta a scavare non solo sulla tradizione quanto sulle civiltà come fenomeno dello spirito. Un atto antistorico che pone al centro le esistenze singole.
- Giordano Bruno Guerri sostiene che la Magli "non è stata ricordata quanto e come avrebbe meritato", nonostante fosse la prima studiosa a portare l’antropologia culturale nelle università e a essere la prima ideologa del femminismo italiano. È stata una pensatrice troppo scomoda, troppo ribelle e originale per il pensiero accademico?
Proprio per questo è una studiosa controcorrente. Non accetta lo stoicismo. Non accetta le ideologie. Va oltre la visione di tradizione popolare e di sistemare il folclore nell’antropologia che considera come modello di un pensiero filosofico. Lega appunto la ricerca sulle civiltà con gli effetti di una filosofia sull’esistenziale. Mi sembra un dato molto innovativo la cui griglia è un intreccio tra il simbolico e gli archetipi.
- Sempre Giordano Bruno Guerri, nel saggio intervista "Per una rivoluzione italiana", la definì "la scienziata dell’ovvio". Ciò non era un insulto, bensì un omaggio. L’ovvio, nel costume e nella politica, è così visibile che paradossalmente ci rende ciechi?
Ida Magli immette nel fenomeno antropologico l’ermeneutica e la metafisica. Sembrano concetti astratti ma sono forme che non accettano il relativo perché anche nel mondo pagano c’è una visione in cui il senso dell’ascolto dell’Assoluto è fondante in quanto ciò che resta centrale non è appunto la storia bensì il Tempo. Bisogna fare i conti con il tempo. Le civiltà si misurano con il tempo in quanto dimensione della memoria. Un’antropologia che accetta la "prassi" è destinata a finire. L’uomo nel finito si proietta come orizzonte.
- Tu e Marilena Cavallo, in un capitolo del libro, avete scritto che "la riflessione su Ida Magli permette di comprendere come l’Occidente abbia smarrito la sua antica identità”. Quale identità? Si è perduta l’idea della tradizione di un pensiero mediterraneo?
L’Occidente sembra aver perso la sua identità perché ha confuso questa con le eredità e vive di sradicamento. Sembra non voler accogliere la Tradizione come pensiero di un mondo e di modello greco e latino. È diventato piuttosto conformista barattando la filosofia con la politica. Siamo in un’epoca di superamento del tempo. Di prevalenza dell’oggettivo. Quella metafisica occidentale della Tradizione ha ceduto il passo al radicalismo del potere delle Nazioni. L’agonia dell’Europa della quale parlava appunto Maria Zambrano ha toccato il fondo.
- Hai scritto, riferendoti al pensiero della Magli, che "ciò che si vive nella modernità è la perdita della dimensione metafisica e tutto ha valore soltanto se passa attraverso l’utile”. Quindi?
Il denaro occupa la scena. Dobbiamo produrre soltanto. Ma l’idea di Nazione è un valore non un prodotto. L’Occidente ha barattato il pensiero con il mercato. La supremazia del mercato ha lacerato il pensiero. L’Europa è dentro queste macerie. Ha preferito il mercato alla nobiltà della meditazione. La politica non è fatta più di idee ma di commerci. Ida Magli mette sotto accusa tutto ciò. L’uomo infelice è il risultato di tutto ciò.
- Affermi che filosofia e antropologia devono entrare in dialogo... e pure la poesia. Ida Magli e la filosofa spagnola Maria Zambrano, autrice del saggio "L’uomo e il divino" e "Poesia e Filosofia", si sono conosciute e incontrate?
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Credo che Ida Magli e Maria Zambrano non si siano mai incontrate. È certo però che la Magli conoscesse molto bene l’opera della filosofa spagnola. È stata molto influenzata dalla Zambrano. Non solo sul concetto dell’Europa. L’agonia dell’Europa di Zambrano resta fondamentale per Ida. Comunque è l’aspetto religioso della Zambrano che trova nella Magli un punto di riferimento fondante soprattutto quando scrive il testo su santa Teresina. La Zambrano aveva creato modelli archetipici tra la Teresa d’Avila e Teresina di Lisieux. Abitare il tempo abitando la religiosità: un concetto chiave che lega Zambrano alla Magli. C’è anche una visione fenomenologica che unisce le due studiose, ovvero l’antistoricità dell’antropologia.
- Nella quarta di copertina del libro c’è una foto di Manlio Sgalambro. Quali sono i punti di contatto tra il pensiero dell’antropologa romana e quello del filosofo siciliano, autore de “La morte del sole”?
Questo significa che il sentimento del "divino" ha perso ogni valenza. In virtù di ciò la comparazione con Sgalambro verte proprio su senso di Assenza di conoscenza della bellezza. Per Sgalambro il sole è morto. Per la Magli non solo è morto il sole. È morto il vivere e non basterà la solitudine della caverna di Platone per far rinascere una nuova aurora. Bisognerebbe ricentralizzare l’uomo nel cerchio del divino. Non siamo più nelle capacità.
- Indica ai nostri lettori due opere fondamentali della Magli per iniziare la sua conoscenza.
Il mulino di Ofelia e Dopo l’Occidente. Questi sono libri emblema. Anche se la trilogia che comprende Gesù, Maria e santa Teresina caratterizzano il suo percorso tra il mito e il sacro. Abbiamo perso non solo il mito ma anche il sacro. Questi libri impongono una riflessione autentica sul senso dell’uomo, sul senso di morte e sul destino. Esistono domande inevase e risposte banali e inconcludenti mentre le macerie sono rovine. Nonostante tutto viviamo nell’ovvietà della decadenza.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Ida Magli, cercatrice di verità” a cento anni dalla nascita: intervista a Pierfranco Bruni
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