Pubblicato da Mille Battute Edizioni nel 2019, Il dipendente di Giuseppe Passeri è un’opera che trascende la semplice narrativa aziendale per farsi trattato sociologico vestito da romanzo. In un’epoca in cui il burnout è diventato un termine d’uso comune, Passeri ci riporta alle radici di questo malessere, esplorando la vita di Pino Petrucci con la precisione di un chirurgo e l’ironia di chi il "sistema" lo ha vissuto dall’interno per trentacinque anni.
Pino Petrucci non è nato cinico. Come molti, ha iniziato la sua carriera con lo zelo di chi crede nel merito e nella crescita professionale. Tuttavia, il romanzo ci mostra il risultato finale di un lungo processo di erosione: trent’anni di pendolarismo metodico, di pranzi in mensa consumati con la fretta di chi non ha nulla da dirsi e di riunioni superflue. La trasformazione di Pino in un "esperto di guerriglia dipartimentale" è il punto di forza della narrazione. Egli non è più una risorsa per l’azienda, ma un sabotatore silenzioso che conosce ogni angolo buio dell’organigramma. La sua sopravvivenza non passa per la produttività, ma per l’arte del nascondersi in piena vista, proteggendosi dietro uno scudo di scetticismo e veleno.
Il motore della vicenda è il brusco risveglio dal "sogno previdenziale". Passeri descrive con amara lucidità come il Governo, cambiando le carte in tavola sulla normativa pensionistica, distrugga l’unico pilastro che sosteneva l’esistenza di Pino: l’attesa della ricompensa finale. Questo evento scatena la crisi: la convinzione di essere ormai "intoccabile" spinge il protagonista a pubblicare articoli al vetriolo sull’Intranet del CRAL sotto pseudonimo. È qui che il romanzo si fa teso: il confine tra la protezione dell’anonimato digitale e le rappresaglie della realtà aziendale si assottiglia, portando Pino a un confronto diretto con i vertici che aveva sempre cercato di eludere.
Il messaggio più profondo de Il dipendente risiede nella critica al contenitore che ci fagocita. L’ufficio, la carriera e i titoli diventano una prigione dorata — o grigia, nel caso di Pino — che sostituisce i sogni con una sterile routine. Passeri ci avverte: vivere in attesa di una "chimerica ricompensa" (la pensione, la promozione, il weekend) significa smettere di esistere nel presente.
Mille Battute Edizioni propone un testo che non fa sconti. La prosa di Passeri, figlia della sua esperienza come consulente informatico per grandi gruppi bancari, è priva di fronzoli, tecnica quanto basta per risultare autentica, ma profondamente umana nel descrivere la solitudine del lavoratore moderno. Non è un racconto romanzato da chi l’ufficio lo ha visto solo nei film; è il distillato di decenni di osservazione reale. Il libro suggerisce che solo quando perdiamo le nostre certezze (il posto fisso, la pensione sicura) e ci scontriamo con l’ignoto, riusciamo a far emergere qualità che non sapevamo di avere. L’ironia tagliente rende la lettura scorrevole nonostante la pesantezza dei temi trattati.
Il dipendente è un libro necessario per chiunque si senta un numero in un database. È un invito a riprendersi la propria vita prima che l’azienda finisca di consumarla, ricordandoci che, fuori dal perimetro dell’ufficio, esiste ancora un mondo tutto da scoprire.
- Autore: Giuseppe Passeri
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2019
- ISBN: 9781688753518
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il dipendente
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