Diario di bordo Scoppa. Frammenti di un patrimonio perduto
- Autore: Anna de Fazio Siciliano
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
È da poco in libreria, per i tipi di Gangemi Editore, Diario di bordo Scoppa della studiosa e critica d’arte Anna de Fazio Siciliano, un libro atipico nel senso più letterale del termine, che non rientra, cioè, in alcun genere predefinito.
Diario dell’anima, patchwork di emozioni e poi anche pamphlet, narrazione di luoghi, inchiesta artistica, autobiografia intellettuale in “controluce”, esso è incentrato sulla figura della Baronessa Enrichetta Scoppa, vissuta a Sant’Andrea Apostolo dello Ionio a cavallo fra Otto e Novecento e, soprattutto, sul Palazzo da lei abitato, antica Grangia certosina e oggi sede di un Convento dell’ordine delle Suore Riparatrici. Un Palazzo maestoso, ricco di fascino e di mistero, che contiene al suo interno autentiche opere d’arte oltre a un loggiato pavimentato in maiolica con una vista mozzafiato sul mare sottostante.
L’autrice vi ha abitato per un periodo ed esso è diventato per lei un rifugio interiore attraverso il quale esplorare le proprie più segrete impressioni a fronte di un bene culturale imponente eppure fragile, regale e nello stesso tempo reso dimesso dal tempo e dall’incuria, assolutamente da salvare. Perché, poi, è proprio da qui che prende le mosse e si dipana questo “oggetto” narrativo che sfugge a ogni classificazione: riuscire a portare in salvo le bellezze di questa nostra terra, così martoriata da eventi esterni, i terremoti prima di tutto, contribuendo a restituire dignità a luoghi, comunità, territori il cui passato è stato a volte cancellato nel giro di pochi secondi e di cui spesso si è persa perfino la traccia.
Co-protagonista del libro è un gatto dal pelo rossiccio che abita a suo modo il Palazzo e di tanto in tanto si concede qualche incursione nei dintorni, gettando nel panico la sua amorevole compagna di viaggio ma permettendole anche di venire a conoscenza di spazi e vie segrete che altrimenti, forse, non avrebbe scoperto. Vi è anche una spy story di pura invenzione intorno a un commercio clandestino di opere d’arte, una leggenda gotica e un antico scandalo familiare.
Insomma, vi sono tutti gli ingredienti per una lettura appassionante, ma c’è anche il rigore della studiosa che ricostruisce la storia di monumenti, luoghi, vicende, tenta di inventariare il tesoro del Palazzo, effettua una ricognizione delle grange circostanti, s’interroga sul destino dei beni culturali e sul perché sia così complicato in Calabria prendersene veramente cura, analizzando i percorsi storici che hanno determinato una sorta di “apatia” strettamente congiunta a un malinteso (e geloso) sentimento identitario. Immersa in una dimensione fuori dal tempo, spinta da curiosità e stupore, l’autrice insegue l’ombra della Baronessa fino al “Casino di caccia”, sua residenza estiva, un castello oramai diroccato sito in alta montagna tra Cardinale e Brognaturo, che le appare come un luogo incantato, emblema della bellezza che ci arriva inaspettatamente, come dono dal passato, ogni volta che entriamo in contatto con un monumento, una chiesa antica, un reperto storico. E proprio in questo luogo sono ambientate le “leggende nere” intorno ad Enrichetta, descritta come “strega”, “famelica”, “assassina”, capace di attrarvi giovani amanti per poi ucciderli gettandoli nelle sabbie mobili d’intorno, circostanza peraltro considerata improbabile dalla scienza.
Anna de Fazio Siciliano si chiede perché queste leggende si siano originate e quale sia la ragione che le rende dure a morire. La risposta la trova in un pregiudizio antifemminile persistente che informa le azioni e i cuori di coloro che non tollerano la libertà da parte di una donna di potersi discostare dagli schemi precostituiti. Ma chi fu veramente Enrichetta? Una donna pia, generosa, “timorata di Dio” o una subdola ingannatrice che dietro le apparenze nascondeva segreti inquietanti? L’autrice propende per la prodigalità della Baronessa, benefattrice per vocazione e forse anche per rimorso di quanto accaduto decenni prima nella sua famiglia. Enrichetta però diventa anche un “paradigma femminile”, capace di oltrepassare la sfera del tempo per rappresentare un’avanguardia rispetto a tutti i tentativi di imporre modelli di vita che nulla hanno a che vedere con la piena realizzazione della femminilità.
Anna de Fazio Siciliano ricostruisce con acribia le vicende storiche della Famiglia Scoppa, soffermandosi in particolare sull’acquisizione, non priva di qualche spregiudicatezza, dell’antica grangia certosina (la “Grangia di tutti i Santi”), destinata a diventare, profondamente trasformata, la loro lussuosa residenza baronale. Questione controversa, questa, cui l’autrice, nonostante gli sforzi generosi, non riesce a venirne a capo, anche per una certa riluttanza incontrata nel permetterle l’acquisizione dei documenti, finendo così per diventare un “caso di specie” dell’anomala tendenza, forse tutta calabrese, a rendere nebbiosa la ricerca della verità.
Di particolare interesse, come del resto sottolineato anche da Salvatore Settis, primo estimatore di questo piccolo gioiello, la circostanza inerente i travasi dalla Certosa di Serra San Bruno a Palazzo Scoppa, tant’è che il celebre archeologo ne fa una chiave interpretativa della “tormentata storia delle nostre terre e della ricchezza del nostro patrimonio culturale”.
La critica, da studiosa di razza, pone domande importanti: cerca di capire se vi possano essere altre opere provenienti dalla Certosa serrese oltre alla pala d’altare con i tre Arcangeli di Bernardino Poccetti ritrovata per puro caso negli scantinati del Palazzo nel 2007; si chiede chi abbia realizzato il magnifico altare portatile presente a Palazzo Scoppa (forse un allievo di Cosimo Fanzago?); s’interroga su un quadro collocato sulla parete di una delle stanze della Baronessa che potrebbe anch’esso provenire dalla Certosa o essere realizzato da Vincenzo Nicola Bruni, detto Giulio “Ricciolino”, o da Antonino Cilea. Analogamente, cerca di “ricostruire” l’affascinante giardino del Palazzo, sede sicuramente un tempo di “dolci” permanenze e che merita di essere riportato agli antichi splendori.
Diario di bordo Scoppa è un libro denso, ricco di spunti, dove quasi ogni frase è un rimando altrove, a una citazione, a una riflessione, a un ricordo personale. È un libro ispirato, e la scelta del frammento permette all’autrice di muoversi liberamente guidando il lettore nelle sue giornate così come nelle pieghe dei propri pensieri. In tal modo viviamo il silenzio e il fascino del Convento nelle ore in cui le suore sono assenti, viaggiamo attraverso i secoli lungo la Storia e le storie della Calabria, ripercorriamo come una vertigine i suoi anni romani fatti di passi veloci, impazienza, meraviglia, rileggiamo assieme a lei gli autori e le pagine più amate. Ma, soprattutto, Anna De Fazio Siciliano, con questo suo libro, c’invita a non arrenderci alla retorica del “non possiamo farci niente”, del “bisognerebbe”, del “sarebbe bello se” e c’invita a tentare, a provarci veramente se vogliamo salvare qualcosa che ci sta a cuore. E così rende più deboli i nostri “alibi” in tutte quelle occasioni in cui ci riproponiamo di fare qualcosa per la nostra terra: non bastano le enunciazioni di buoni propositi ma bisogna agire in prima persona, assumersi la responsabilità di impegnarsi, di dedicare tempo, di “rischiare”, come ha fatto lei abitando un luogo e divenendone parte integrante.
Questo è il suo modo di intendere la “politica” culturale, una politica del racconto che attraverso le parole sia in grado di proteggere, custodire, recuperare, tramandare. E sono proprio le parole, il posto delle parole, la dimensione in cui l’autrice si sente più autenticamente a suo agio, frutto di scelte personali coraggiose, che in questo libro appaiono più evidenti proprio laddove, apparentemente, sono dissonanti con tutto il resto che invece è tristemente omologato.
Notevoli, infine, le foto dell’artista Serafina Figliuzzi, che è riuscita a catturare l’essenza di Palazzo Scoppa restituendone con raffinata eleganza spazi e ambienti di modo da renderlo “vivo” al lettore.
Diario di bordo Scoppa. Frammenti di un patrimonio perduto
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