Valli Mirandolesi, 27 Gennaio 2019 © Il monocolo
L’espressione latina ad utrumque paratus ricorre nei testi e viene talvolta citata per indicare un particolare atteggiamento nei confronti delle sfide di ogni giorno o degli obiettivi che ci si è posti.
Per comprendere l’origine di ad utrumque paratus dobbiamo rivolgerci all’Eneide di Virgilio, il testo classico dove questa locuzione compare per la prima volta nella forma, lievemente differente, di in utrumque paratus.
Ma essere pronti ad entrambe le alternative, o essere pronti a tutto, così suonerebbe in italiano il nostro motto, è anche sinonimo di spirito di adattamento e resilienza, per questo sarà interessante anche scoprire chi altri l’ha detto e in quali contesti è stata utilizzata questa frase.
Il significato di ad utrumque paratus
Se letteralmente tradotto, il motto ad utrumque paratus suonerebbe come: preparato ad entrambi (gli eventi o gli scenari), pronto per tutt’e due (le alternative, le possibilità).
La frase indica, in un significato più ampio, la volontà di essere preparati a qualsiasi cosa succeda, a ogni evenienza. È, quindi, una locuzione che ben si adatta ai nostri tempi mutevoli, alle nostre società liquide, dove il cambiamento è pane quotidiano e lo spirito di adattamento è un ingrediente fondamentale per sopravvivere e fronteggiare le situazioni mutevoli che il destino ci riserva.
Questa locuzione latina indica, dunque, quella che potremmo definire una filosofia di vita: la necessità di avere le risorse, non tanto e non solo economiche quanto piuttosto cognitive ed emotive, per gestire ogni situazione sia essa svantaggiosa o più favorevole a noi.
Il significato di ad utrumque paratus lo si ritrova, in definitiva, in alcune competenze comportamentali che, se costantemente allenate, praticate e affinate ci permettono di essere pronti a tutto. Facciamo qualche esempio:
- praticare il realismo, e non solo l’ottimismo: se accettiamo il presupposto che le possibilità siano almeno due, siamo consapevoli che tutte le alternative che ci parano di fronte potranno, alla fine, essere ridotte a due fondamentali categorie: quella degli eventi che ci favoriscono e ci giovano ma anche quella dei casi avversi, delle situazioni che generano preoccupazione e ci destabilizzano;
- saper ponderare ciascuna delle alternative possibili, valutandone i vantaggi e gli svantaggi di cui entrambe potrebbero essere foriere, i costi e i benefici, le opportunità e i rischi che tutt’e due portano con sé;
- saper pianificare e prepararsi a reagire a qualunque scenario si presenterà: ciò è possibile solo attraverso un allenamento mentale, emotivo, e finanche fisico, che ci consente di gestire la tensione e lo stress derivanti da una possibile scelta e di passare, poi, alla scelta e all’azione;
- avere spirito di adattamento, quindi considerare tutte le possibili alternative che si presenteranno come delle opportunità di crescita, delle occasioni che ci permetteranno di migliorare noi stessi e non come delle trappole in cui deprimerci dopo esserci caduti dentro;
- essere versatili, empatici e resilienti: essere pronti a tutto, a qualsiasi cosa ci possa accadere significa anche sforzarsi di cogliere il punto di vista altrui, prevedere, ad esempio, che in nuovo gruppo troveremo qualcuno disposto ad aiutarci o con cui andremo d’accordo, ma anche qualcuno che non riusciremo proprio a sopportare; quindi, anche considerare le esigenze delle persone che ci troveremo vicino, essere disposti al compromesso pur di arrivare a una soluzione condivisa e almeno parzialmente soddisfacente; sopportare uno scenario avverso o un contesto oppositivo o finanche tossico, pur di raggiungere i propri obiettivi in tempi ben definiti, e auspicabilmente rapidi.
Chi ha detto ad utrumque paratus
Come anticipato sopra il motto ad utrumque paratus si ritrova per la prima volta nella forma in utrumque paratus, nel secondo libro dell’Eneide di Virgilio (v. 61); consideriamo il passo in oggetto:
Ecce, manus iuuenem interea post terga reuinctum
pastores magno ad regem clamore trahebant
Dardanidae, qui se ignotum uenientibus ultro,
hoc ipsum ut strueret Troiamque aperiret Achiuis,
obtulerat, fidens animi atque in utrumque paratus,
seu uersare dolos seu certae occumbere morti.
undique uisendi studio Troiana iuuentus
circumfusa ruit certantque inludere capto.
accipe nunc Danaum insidias et crimine ab uno
disce omnis.
E la sua traduzione:
Ma ecco dei pastori troiani trascinare
davanti al re, fra le urla, un giovane sconosciuto
dalle mani legate dietro la schiena: s’era
consegnato da solo ai pastori per dare
l’ultimo tocco all’inganno e aprire Troia agli Achei,
risoluto nell’animo e preparato ad entrambe,
o a compiere le sue frodi o soccombere a una morte sicura.
La gioventù troiana accorre da ogni parte
verso di lui, gli fa ressa intorno per vederlo,
fa a gara ad insultarlo. Ora ascolta le insidie
degli Argivi ed impara a conoscerli tutti
dal crimine di uno solo...
Il testo ci racconta qui la storia del giovane greco Sinone che si era consegnato spontaneamente ai pastori troiani per compiere risolutamente l’impresa di ingannare definitivamente i troiani ed era pronto anche al peggio pur di riuscirci: sapeva bene, infatti, che se gli abitanti di Troia non gli avessero creduto sarebbe stato destinato a morte certa. Quest’ultima era un’ipotesi più che probabile dal momento che Laocoonte aveva suggerito ai suoi concittadini troiani di diffidare dal nemico e di distruggere il cavallo che era stato eretto di fronte alle mura della città. Sinone gioca pertanto un ruolo fondamentale nella caduta di Troia perché racconta tutta una serie di menzogne che convincono i Troiani a portare il cavallo dentro le mura, nonostante il parere contrario di Laocoonte e di Cassandra.
La locuzione ad utrumque paratus ricorre poi in Seneca, in un’accezione più schiettamente morale, per evidenziare quanto sia essenziale essere pronti di fronte alle difficoltà della vita.
Tacito, infine, nella Germania, la ritiene un credo condiviso da molte tribù germaniche, per testimoniare il loro spirito coraggioso e indomito.
In età moderna e contemporanea, poi, il motto ad utrumque paratus è stato fatto proprio da differenti realtà e istituzioni, come i monarchi spagnoli del XVII secolo (che utilizzavano le sole parole Ad utrumque), l’Università di Lund, in Svezia e il comune francese di Monistrol-sur-Loire che nel suo stemma lo associa alla spada e al pastorale, probabilmente per indicare che la sua popolazione è pronta sia alla guerra che alla pace, sia al combattimento che al proselitismo e alla predicazione.
Per indicare lo sprezzo del pericolo, il coraggio e l’audacia ad utrumque paratus è utilizzato come motto anche dalla divisione sottomarina della Marina Spagnola e si ritrova in bella vista nella stazione navale di Cartagena, in Spagna, all’ingresso dell’edificio della scuola che prepara le milizie che si avventureranno sotto i mari.
Anche un gruppo del corpo dei Marines negli Stati Uniti ha ripreso questa locuzione e l’ha inserita nella propria insegna accanto a un libro e a un stiletto, come ad indicare la prontezza sia per lo studio che per l’addestramento ad operazioni speciali o, più probabilmente, la preparazione ad attività belliche convenzionali ma anche non convenzionali.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ad utrumque paratus: significato e chi l’ha detto
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Ho letto con molto interesse questo articolo che mi ha piacevolmente riportato indietro nel tempo quando frequentavo il liceo classico e poi l’università