Nel linguaggio di tutti i giorni è molto comune il proverbio a mali estremi, estremi rimedi: si tratta, però, di un modo di dire che in realtà ha radici molto antiche dal momento il primo che ha detto questa frase è una personalità molto celebre della scienza greca.
Al di là della paternità, sarà interessante comprendere anche qual è il significato di a mali estremi, estremi rimedi e indagare in quali situazioni è appropriato utilizzare questo modo di dire che tutti noi abbiamo sentito, o abbiamo pronunciato, almeno una volta nella vita.
Considereremo anche quali sono le varianti del motto a mali estremi, estremi rimedi e scopriremo che modi di dire simili, o con un significato affine, sono presenti anche in altre lingue europee o antiche.
A mali estremi, estremi rimedi: il significato del modo di dire
La frase considerata, soprattutto se usata in problemi quotidiani ha un significato di per sé chiaro: a mali estremi, estremi rimedi vuol dire che, in situazioni particolarmente gravi servono metodi e azioni altrettanto drastiche ed estreme.
Il proverbio è generalmente pronunciato da chi ha raggiunto il limite della sopportazione, quando, a fronte di un problema o di una difficoltà, dopo aver tentato strategie più concilianti o atteggiamenti più discreti ed educati non si sono ottenuti i risultati sperati e si arriva, quindi, a perdere la pazienza, decidendo di fare un gesto estremo, eclatante, definitivo.
Un motto del genere, ad esempio, potrebbe animare la decisione di rompere definitivamente una relazione sentimentale, a seguito di ripetuti tradimenti, quando il partner, anche dopo essere stato scoperto e poi perdonato, persevera in un gioco sadico che non fa che deprimere e offendere l’altra persona.
A maggior ragione, il nostro proverbio andrebbe pronunciato, e poi concretizzato con azioni della stessa portata, in tutti quei casi di violenza e di prevaricazione più meno esplicita, che si consumano nelle mura domestiche o all’interno di tanti rapporti di coppia di cui, poi, la cronaca ci riporta, troppo tardi, lo sconfortante esito. Quando ti toglie il cellulare dalle mani per vedere i tuoi messaggi, quando ti dice come devi vestirti e quanto e come devi truccarti, quando ti impedisce di uscire da sola o con gli amici, quando ti manda quaranta messaggi al giorno per sapere dove sei, quando ti obbliga a fare cose che non hai voglia di fare. Ecco, quelli sono già mali estremi, anche se a te possono non sembrare tali: si tratta, infatti, di campanelli d’allarme che ti stanno mettendo in guardia, sono spie del fatto che hai di fronte a te una persona che non sa controllarsi e che non rispetta la tua libertà, se riesci a comprendere questo, allora, per quanto possa essere doloroso e difficile, capirai anche che è meglio allontanarti e lasciarlo a sé stesso, per tutelare la tua libertà.
Altro caso molto frequente di soluzioni estreme messe in atto per risolvere un problema che sembra insormontabile è, ai nostri giorni, la decisione di emigrare: si tratta di una scelta agita da tanti giovani, non solo italiani, ma anche stranieri, per fuggire a tragici scenari di guerra e di sfruttamento, o anche solo per costruirsi un futuro migliore, quando il proprio paese d’origine sembra non poter dare più nulla di soddisfacente e di appagante.
Al di là dei casi limite a cui abbiamo brevemente accennato a mali estremi, estremi rimedi è il motto e la filosofia di vita di chi, di fronte a una situazione scomoda, ha già sperimentato tutte quelle misure che, anziché risolvere il problema, lo hanno solo ridotto e attenuato, rendendolo, però, persistente e insostenibile. È allora che si decide, se si ha il coraggio di farlo e se si vuole davvero cambiare, di adottare un comportamento più risoluto, di provare l’alternativa più radicale ed estrema, per chiudere in modo definitivo la questione.
Alcune varianti del motto a mali estremi, estremi rimedi
Per comprendere meglio il significato del nostro proverbio è utile considerare anche frasi simili di altre lingue, varianti in lingua italiana e modi di dire stranieri che richiamano da vicino il detto.
A mali estremi, estremi rimedi, innanzitutto, è un motto di origine latina, nella civiltà romana, infatti, era comune affermare:
"extremis malis, extrema remedia"
In latino poi, è altrettanto comune e nota l’espressione extrema ratio, che ormai è spesso usata anche in italiano, anche se in un linguaggio già abbastanza colto e meno colloquiale. La locuzione potrebbe essere tradotta con: “soluzione estrema”, “scelta estrema”, e ha un significato molto vicino al nostro proverbio. Ricorrere all’extrema ratio vuol dire infatti scegliere l’alternativa più radicale, l’azione più intransigente e dura, la strada che non ammette compromessi o mezze misure.
In italiano, poi, talvolta si dice anche:
“a mali estremi, rimedi estremi”
Ovviamente si tratta, in questo caso, di una semplice variante del nostro modo di dire, ottenuta mediante l’inversione delle ultime due parole. Se di fronte a una situazione negativa paventiamo la catastrofe e l’irreparabile, allora è opportuno cercare di porre un argine, intervenire con un rimedio altrettanto estremo. Ciò potrebbe anche significare, a seconda dei contesti, che in casi di estremo pericolo o di rischio elevato è lecito e opportuno sentirsi autorizzati a mettere in atto soluzioni drastiche che ci vengono in mente senza starci a pensare troppo su, quindi senza considerare le eventuali conseguenze negative a cui potrebbero dar luogo.
In questa accezione il nostro proverbio può essere accostato alla altrettanto celebre massima:
“il fine giustifica i mezzi”.
Erroneamente attribuita a Machiavelli che, comunque, formulò concetti affini, questa frase sottintende non tanto situazioni estremamente negative per rimediare alla quali è lecito usare qualsiasi mezzo, quanto, piuttosto, la possibilità, per il principe, di perseguire i propri obiettivi anche senza rispettare patti stretti precedentemente con potenze esterne o sodali interni allo stato.
Infine, in Spagna esiste un proverbio che, se tradotto in italiano, suonerebbe come:
“Non saper rimediare a un errore è cosa peggiore dell’errore stesso”
In questo caso, però, anche se ricorre il tema del rimedio, non siamo di fronte a una traduzione ma a un proverbio con un significato differente. Se, tuttavia, intendessimo la parola “male” come “errore”, potremmo accostarlo al nostro proverbio, affermando che a un grave errore bisogna porre rimedio con un’azione altrettanto eclatante e memorabile, così da minimizzare la portata del nostro sbaglio.
A mali estremi, estremi rimedi: chi l’ha detto
Anche se abbiamo già citato il corrispettivo latino del nostro modo di dire, l’origine del motto si ritrova nella Grecia classica, più specificamente nelle opere di Ippocrate di Cos, che per primo avrebbe utilizzato il motto nella seguente massima:
“A mali estremi, estremi rimedi rigidamente applicati: sono i più efficaci”.
L’origine della frase si ritrova, quindi, nel pensiero scientifico antico, nelle parole di quello che può essere considerato il padre della medicina, sui principi del quale ancora oggi giurano tutti coloro che si apprestano a intraprendere al professione medica.
Ippocrate fu uno dei massimi scienziati del mondo antico e, insieme a Galeno, formulò i principi che regolarono la medicina per gran parte della storia dell’Occidente, fino all’età moderna.
Egli credeva che si dovessero conoscere a fondo tanto l’uomo quanto la natura, per questo assegnava grande importanza all’osservazione che doveva accertare i dati, questi, poi, avrebbero dovuto essere elaborati mediante il ragionamento e collegati a un quadro clinico complessivo, che teneva conto anche dell’ambiente in cui viveva e interagiva il malato.
Ippocrate, quindi, non fu un semplice medico ma rifletté sulla medicina in modo critico ed espresse il suo pensiero anche in molte lettere e aforismi: nonostante la conoscenza superficiale del corpo umano, egli elaborò un metodo che per l’epoca può considerarsi estremamente moderno.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: A mali estremi, estremi rimedi: significato e chi l’ha detto
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