Storia di Irene - Erri De Luca

Recensione di - 03-10-2013
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Storia di Irene - Erri De Luca

Erri De Luca nei primi libri era sorprendente, riusciva a mantenere asciuttissima la sua lingua, ma scriveva anche trame che facevano palpitare il lettore. Da un po’ di tempo, invece, sembra giochi con se stesso per confezionare libri sempre più smilzi, non più di cento pagine, a volta anche meno. Cultura profondissima, il Nostro conosce l’ebraico e la Torah e questo essere studioso e scrittore insieme a molti scalda il cuore, ad altri la sua maestria dà fastidio.

Edito da Feltrinelli, l’ultimo lavoro di Erri De Luca si compone di tre racconti dal sapore di salsedine: il primo "Storia di Irene", poi "Il cielo in una stalla", a finire "Una cosa molto stupida".
Il primo è privo di trama, sono tutte osservazioni poetiche dove spicca la piccola quattordicenne Irene che è gravida di un delfino, proprio l’animale. Ve lo dimostro attraverso le parole:

" Mi guarda seria. Lei sta coi delfini. Qualunque di loro sa fare questi giochi di pensiero meglio di me, dice. Loro sanno le intenzioni, i pensieri cattivi e quelli buoni in testa ai pescatori. Scherzano con le onde sonore che non puoi sentire. Con quelle guardano dentro i corpi. Non mi hanno soltanto insegnato, dice, mi hanno trasformato per farmi stare con loro. Mi hanno messo nelle gambe la spinta della loro coda. Nei polmoni ho la stessa scorta d’aria. Ricevo e rimando pensieri con loro".


Questo potrebbe essere un sogno ad occhi aperti di Erri De Luca che parla in prima persona? Non nascondiamo un certo sconcerto.

Il secondo racconto è quello più bello. L’autore parla del padre, Aldo De Luca, che scappa e si nasconde in una stalla dopo i fatti accaduti dopo l’otto di settembre del 1943. Goliardia, pensosità, chiacchiere tra ragazzi che pensano solo a salvarsi la vita come poi accadrà. Lo scrittore parla del padre con accenti chiari, non sempre di ammirazione.

Il terzo racconto parla dei bassi napoletani, di come la tramontana di settembre li lasci morti di freddo, il più triste destino di che vive in una città immobile e fatale.

"Corto e amaro il mese di febbraio, si diceva da noi di un Sud senza difesa dall’inverno. Al paese del sole succedeva la puzza per il freddo. Spella, sviscera, svuota, sgambetta il freddo"

Peccato per l’eccessiva letterarietà dell’operazione, non amiamo più Erri De Luca visceralmente, come agli inizi, ma è pur sempre un gran leggere.

Erri De Luca presenta "Storia di Irene"

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