Sorella del mio cuore di Chitra Banerjee Divakaruni

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La letteratura indiana è davvero sorprendente: vicino ai nomi di autori più noti, quelli che entrano nelle classifiche, è possibile scoprire dei libri preziosi anche se passati un po’ in sordina.
E’ il caso di questo intenso, commovente romanzo di iniziazione ambientato nella Calcutta dei nostri giorni e che ha per protagoniste due bambine, poi ragazze e finalmente donne, Anju e Sudha, che a voci alternate ci raccontano la loro storia. Impossibile raccontare l’origine, lo svolgimento e le peripezie che le due cugine-sorelle si trovano ad affrontare nel tortuoso cammino di liberazione/emancipazione da una condizione di semischiavitù, per ragioni sociali ed economiche legate ad un mondo ancora fuori dalla modernità, malgrado la tecnologia e la vicinanza con il mondo occidentale, alla conquista faticosa ma inesorabile della coscienza di sè, dei propri talenti, della propria individualità. Gli ostacoli che si frappongono al raggiungimento di tale obiettivo sono numerosi, a causa della presenza di inesorabili tradizioni che condannano la donna a subire, sempre e comunque, ogni tipo di condizionamento. Le bambine che marinano la scuola per vedere un film, le giovani donne che cercano l’amore e resistono al matrimonio combinato, le imposizioni di padri, suocere, violenti nelle loro richieste che non consentono deroghe... questo spaccato sociale ci viene narrato dalla brava Chitra Divakaruni con realismo venato di una capacità di introspezione psicologica che rendono le pagine di questo libro davvero incantevoli. Pietre preziose, foreste tropicali infestate da piante paurose e rettili velenosi, templi in cui si consumano riti antichi e paurosi, si alternano a spaccati della caotica vita cittadina: Sudha e Anju vanno in automobile con l’autista, sognano l’università (una sola ci andrà), vorrebbero vestire all’occidentale, frequentano una scuola cattolica, i loro uomini sono tecnici di computer o ingegneri ferroviari: eppure la superstizione, il legame con tradizioni solidificate, i ricatti affettivi di cui la storia è disseminata non sembrano consentire spazi di libertà, a meno di una lotta senza quartiere, che porterà le due sorelle al matrimonio, alla maternità, all’emigrazione nella solare California, anche se tutto questo percorso avrà costi umani e familiari altissimi.
Un libro che profuma di cibi speziati, di fiori rari, ma anche intriso di lacrime che bagnano i cuscini di due donne che per conquistarsi la libertà interiore dovranno sottoporsi a prove durissime. Anju, Sudha e il loro bellissimo rapporto d’amore continuano a rimanerci dentro anche dopo aver chiuso l’ultima pagina del romanzo, che ci affida la speranza che l’India, la democrazia più complicata del mondo, possa uscire davvero dal medioevo in cui per molti aspetti è ancora inesorabilmente rinchiusa.

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