Questione di razza di Guido Barbujani

L’autore di questo romanzo è uno scienziato genetista che insegna a Ferrara. Nella stessa città è ambientata la storia del prefetto Mormino che negli anni ’30 decide di scrivere articoli di carattere scientifico sulla rivista "La difesa della razza" di Telesio Interlenghi, giornale in cui si andavano costruendo le teorie razziste che preparavano la strada alle leggi razziali rese pubbliche nel 1938, firmate dal re oltre che da Mussolini. La particolarità ed il paradosso della vicenda sono dovuti al fatto che il fascista tiepido Mormino si servirà, per scrivere i suoi articoli nei quali si teorizza l’esistenza di una razza padana, di un’insegnante ebrea di origine russa. Tatiana Silbermann, privata della cattedra di scienze al liceo a seguito delle leggi antiebraiche, accetta per sopravvivere di scrivere per la rivista del regime articoli di carattere scientifico a nome del prefetto, che la ricompensa con uno stipendio pari a quello che ha perso nella scuola pubblica. Ma l’incontentabile direttore della rivista, pur lodando Mormino, vuole di più: una dichiarazione scientifica della verità delle teorie antisemite. La Silbermann, con cui il prefetto ha costruito un ambiguo rapporto di dipendenza, semberà non sottrarsi all’inizio, salvo poi che nelle ultime pagine del romanzo la situazione precipiterà in un finale drammatico: Tatjana viene fucilata dal ras fascista di Ferrara, che vuole così punire attraverso il suo sacrificio lo stesso Mormino. Questi sopravviverà, pieno di sensi di colpa, condannato dalla stessa Silbermann che, nel dedicargli in russo il suo libro, lo bolla per sempre come un infame. Romanzo originale, denso di ricostruzioni perfette del clima dell’epoca, con ambienti e dialoghi costruiti con grande maestria e sensibilità storico-scientifica.

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