Le biblioteche raccontate a mia figlia - Fernando Venturini

di Barbara Bracci, poetessa - 04-05-2011 

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“Leggere testi e scrivere testi o ricevere testo e donare testo, questo scambio magico ha il suo luogo privilegiato nelle biblioteche”.

La biblioteca come ricerca, conoscenza, incontro tra persone. Nel libro “Le biblioteche raccontate a mia figlia”, Fernando Venturini, funzionario parlamentare, impiegato alla Biblioteca della Camera dei deputati, ci conduce in una piacevole visita guidata all’interno delle biblioteche. In questo interessante quanto scorrevole libro a portata di ragazzi (ma consigliato a tutti), l’autore ripercorre le tappe che hanno condotto alla nascita della scrittura e dell’alfabeto (anche digitale), al libro così come lo intendiamo oggi, sia in cartaceo che in digitale e all’invenzione della stampa. Venturini si sofferma sul valore socio-culturale del luogo-biblioteca: la biblioteca viene infatti presentata come luogo di pubblico interesse e utilità, di raccolta e conservazione dei libri, come oggetti di “ausilio della memoria”. La biblioteca è dunque un punto di contatto con i testi, grazie alle sale di lettura, ma grazie anche alla figura del bibliotecario e al catalogo, messi a confronto con i moderni motori di ricerca informatici. Comparate con la televisione e con Internet, le biblioteche si qualificano come possibile luogo di analisi e giudizio della realtà e degli eventi, un giudizio fondato appunto sulla lettura critica e sulla comparazione fra più testi. Lo stesso Internet, se da un lato offre opportunità di ricerca praticamente illimitate, dall’altro, col suo oceano informativo ed esperienziale, mostra una sorta di indeterminatezza, diversamente dal lavoro di selezione e costruzione di un contesto portato avanti nelle biblioteche. I più attuali mezzi di informazione e comunicazione e le più odierne tecnologie sembrano comunque destinati a modificare profondamente il futuro delle biblioteche, le quali si stanno adeguando alla nuova realtà, con la costruzione di propri siti e cataloghi collettivi, nonché mettendo in rete copie di libri particolarmente preziosi (così da proteggerli dal contatto fisico, aumentandone, insieme, la visibilità).

In questo appassionato racconto, pubblicato da Editrice Bibliografica nel 2010, Fernando Venturini è in grado di valutare lucidamente l’impatto di tale tendenza, prendendone atto nel suo sentirsi, saggiamente, “a metà strada” tra la certezza del passato e la possibilità di un futuro tutto tecnologico.

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