La banda Sacco - Andrea Camilleri

Recensione di - 22-10-2013
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La banda Sacco - Andrea Camilleri

E’ a Raffadali, cittadina della provincia di Agrigento, che si svolge la vita di Luigi Sacco, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento. Grazie alla sua operosità e bravura nell’arte dell’innesto del pistacchio, da misero giornaliero, egli accresce, sostenuto dall’impegno dei figli, il patrimonio familiare. Comincia così, con la presentazione di questo personaggio il libro di Andrea Camilleri, “La banda Sacco”, (Sellerio, Palermo, 2013). Storia assolutamente autentica, egli scrive in
“Nota”, ed è stata possibile ricostruirla grazie ai documenti ufficiali, agli scritti familiari, e anche agli atti del processo, messigli a disposizione da Giovanni Sacco, perché si potesse far luce sulle vicende parentali.

Lo scrittore afferma:

“Ho tentato di raccontare, attraverso questo “western” di cose nostre”, per usare un titolo di Sciascia, come la mafia non solo ammazzi ma, laddove lo Stato è latitante, sia anche in grado di condizionare e di stravolgere irreparabilmente la vita delle persone”.

Alla fine dei quindici capitoletti, così scorrevoli che si leggono d’un fiato, seguono, per ciascuno di essi, “Considerazioni” che forniscono dati esplicativi. Veniamo ora ai punti più salienti di questa vicenda inquietante, rimasta nel dimenticatoio, seguendo la voce narrante che sembra quella di un cantastorie: via via che racconta, si serve d’uno scritto, la testimonianza di Alfonso Sacco, uno dei figli di Luigi. Siamo alla fine del primo conflitto mondiale, negli anni venti del Novecento: Raffadali è soffocata da un sistema di mafia rurale che detta a suo piacimento regole di comportamento. Tanti i soprusi subiti da quasi tutte le famiglie. Anche Luigi riceve intimidazioni estortive, ma ad esse non si arrende e le denuncia ai carabinieri. Invano, però. Bisogna provvedere a difendersi dalle offese autonomamente, perché il maresciallo gli fa capire le grosse difficoltà, nonché l’inutilità di schierarsi contro la mafia.

I fratelli Sacco, educati al socialismo umanitario, a seguito d’un conflitto a fuoco cui partecipano anche le forze dell’ordine, individuano come sicario un vicino da loro beneficiato. Costui fa prontamente i nomi dei complici, ma nel corso del processo si capovolgono le parti: i Sacco diventano persecutori; perseguitati i colpevoli. Per una serie di allucinanti circostanze, essi si danno alla latitanza. Col fascismo arriva Mori in Sicilia. A questo punto, l’interrogativo del narrante sostiene di più l’attenzione del lettore: fino a prova contraria, i Sacco non sono mai stati mafiosi, anzi si sono trovati latitanti per avere contrastato la mafia; quindi, Mori dovrebbe considerarli suoi alleati, anziché nemici: “E allura pirchì darici contro?”. Ecco, allora, l’invenzione della “banda Sacco” con la conseguente accusa di brigantaggio. La repressione a Raffadali è spietata, gli arrestati sono accusati di favoritismo. Anche con le torture la giustizia ottiene i suoi scopi.

Sempre più avvincente si fa la narrazione, ricca di dati dinamici che danno sveltezza al susseguirsi delle svariate scene dall’effetto filmico. L’arresto dei fratelli Sacco, l’accusa di quattro omicidi, illecitamente costruita, e il processo già scritto si risolvono nella condanna all’ergastolo. In diverse carceri, i Sacco incontrano figure di spicco dell’antifascismo, tra cui Antonio Gramsci e Umberto Terracini. Infine, la concessione della grazia per l’impegno di quest’ultimo. Egli dichiarò:

“Penso che il caso sia unico nella storia giudiziaria italiana pur così pesante di capitoli sciagurati”.


Siamo nel 1962.

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