L’umiliazione di Philip Roth

di Elisabetta Bolondi - 17-03-2010  

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Indubbiamente man mano che procede nell’analisi dei problemi dell’età che avanza, del male che assedia la mente, della vecchiaia che incalza inesorabilmente, Roth non esita a scrivere pagine scabrose, a superare ogni tabù, a scandagliare le parti più remote della sessualità.

Il breve romanzo appena pubblicato da Einaudi, con una bellissima copertina nera e rossa, evoca la solitudine e la sconfitta di un grande attore di teatro, Simon Axler, che giunto ad un’età anziana, ma non ancora vecchio, ha perso la capacità e la voglia di salire su di un palcoscenico: lo sforzo di imparare un copione, di recitare una parte, di affrontare il pubblico non gli appaiono più praticabili. La depressione lo assedia, la moglie lo abbandona, la casa di cura psichiatrica lo accoglie prima che egli compia un gesto definitivo. Nel mese trascorso nella struttura ospedaliera incontra una giovane donna, Sybil, ricoverata in seguito alla scoperta orribile delle molestie alla piccola Alison, la figlia di appena otto anni, da parte del marito, che accusa la moglie di essere una visionaria. Axler torna nella sua casa di campagna, sempre tentato dal suicidio, ma la visita inaspettata di Pegeen, quarantenne figlia di suoi cari amici e lesbica dichiarata, gli apre la tentazione e la possibilità di una nuova vita. Tra i due comincia una complicata relazione sentimentale, nella quale ciascuno dei due conserva un piano di personale sopravvivenza e di tentativo di conoscere la propria vera identità.

Il libro si fa più contorto e violento: Roth ci impone una discesa nelle parti più recondite delle perversioni che sono evidentemente in agguato dentro tutti noi, nel tentativo estremo di riuscire a trovare una ragione di vita nell’amore, a qualunque costo e pagando qualunque prezzo. Non c’è lieto fine in questa storia di malattia, di vecchiaia, di morte: c’è però come sempre la grandissima genialità di Philip Roth, che non ci stanca mai, tante sono le sfaccettature dei suoi personaggi, le implicazioni psicologiche, le analisi condotte sul filo di una serie di vite mai normali, perchè la normalità non esiste, sembra suggerire Roth. Quando il premio Nobel per questo narratore impagabile, tra i più grandi del nostro tempo?

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