I pilastri della terra di Ken Follett

Sarà anche scritto a tavolino, tenendo conto delle dinamiche e le esigenze del mercato e, soprattutto, per centrare il successo editoriale, ma, qualche volta, anche chi scrive calcolando e valutando il riscontro del pubblico scrive capolavori. E a Ken Follett non accade neanche troppo di rado, tuttavia con “I pilastri della terra” ha davvero superato se stesso. Un libro ai livelli dei grandi classici ed è quasi un insulto definirlo semplicemente un bestseller.
Superati i primi capitoli di assestamento, ti addentri completamente nell’atmosfera del libro e ti ritrovi catapultato nell’Inghilterra del XII secolo, tra incontri-scontri di Chiesa ed Impero (per l’appunto i due grandi pilastri) e la costruzione di una cattedrale gotica. Minuziose descrizioni di paesaggi e personaggi; un librone (più di mille pagine), ma decisamente non pesante, complesso ma scorrevole. Avvincente, emozionante, in alcuni passi addirittura commovente. Uno di quei libri che non ti abbandonano finchè non giri l’ultima pagina e riponi il libro definitivamente nello scaffale. E forse neanche allora. Non si legge, si divora. I personaggi e le scene ti prendono talmente tanto che le rivivi la notte e la mattina ti svegli maledicendoti per non essere nato nel Medioevo. Come se non fosse finzione. Come se fosse storia.
Un capolavoro su un periodo storico incredibilmente affascinante, nel quale anche piccoli uomini potevano fare grandi cose, al di là dei giganteschi giochi di potere, che fanno da sfondo al libro e alle vite dei protagonisti. Consigliato soprattutto agli scettici. Alla faccia di chi sentenzia: “chi vende tanto scrive cose banali!”.

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