Gente di Dublino di James Joyce

Gente di Dublino (“Dubliners”) è una raccolta di 15 racconti, terminata nel 1905 e pubblicata da Joyce nove anni dopo, con lo pseudonimo di Stephen Daedalus. Scritto in esilio, è il primo attacco dello scrittore contro Dublino. I dettagli realistici sono combinati con il significato simbolico. Joyce scrisse che la sua intenzione era di mostrare “la storia morale” di Dublino, come “centro della paralisi”: il suo metodo era la “scrupolosa meschinità”, dopo gli stili di Flaubert e Checkov. Per paralisi, Joyce intende stagnazione, apatia, la repressione degli impulsi, delle passioni ed emozioni, la falsa rispettabilità, conformismo, mediocrità, l’autoillusione, l’impotenza. La fuga, soluzione mai efficace, è la conseguenza della paralisi, nel momento in cui i protagonisti comprendono la propria condizione.
Le storie sono tenute insieme dalla comune idea della ”morte in vita”: tutti i personaggi falliscono, sono frustrati, rinunciatari delusi o indifferenti. I termini e le immagini evocate suggeriscono l’idea di decadimento, squallore e desolazione. Alcune volte un’epifania, un’improvvisa illuminazione o rivelazione della verità e dell’essenza della realtà, lampeggiano nella mente dei protagonisti, togliendoli dal loro stato di cecità.
Le storie mancano volutamnete di trama ed azione, affrontano eventi banali, senza mai raggiungere un climax, volendo essere la semplice rappresentazione dell’uomo e società moderni.

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