4 chiacchiere (contate) con...Argeta Brozi

Pubblicato il 07-03-2009 da Matteo Grimaldi, scrittore , Rachele Landi     

Argeta Brozi nasce nel 1985 a Durazzo, in Albania. In Italia da quando ha cinque anni, vive ora a Correggio e studia Psicologia a Parma. Scrive poesie e racconti dall’età di nove anni e ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio speciale per la “Migliore raccolta di giovane autore straniero”. Presente in alcune antologie, tra le quali “Poeti dell’Adda 2006” con l’opera "E ti penso", è stata finalista con la poesia "Io mi perdo" al Premio Letterario “Il club degli autori 2006/07”. Da cinque anni pubblica regolarmente sul giornale “Riflesso”. "Prendimi l’anima" è il suo esordio, seguito da "Quell’emozione dietro l’angolo del cuore", raccolta di poesie appena uscita per Montedit. Da luglio 2008, Argeta ha aderito all’iniziativa "Uno scrittore ci racconta un libro..." di Sololibri.net, presentando diverse recensioni di libri da lei consigliati, accessibili dalla Sua pagina personale: Argeta Brozi. Ma ora passiamo all’intervista:

Argeta, intanto ti do il benvenuto a quella che non sarà la solita intervista chilometrica, ma solo 4 chiacchiere contate.
- Prima chiacchiera: Parli di "Prendimi l’anima" come di un dono per il lettore, che inviti fin dal titolo ad appropriarsi della tua anima, sparpagliata nelle storie delle donne protagoniste. Caratteri che sembrano pezzi di uno stesso puzzle. Non fai mistero di regalare molto di te stessa attraverso quelle storie correndo il pericolo di fare pubblica, tra le altre, anche la tua fragilità. Come mai questa scelta?

Scrivere è sempre regalare qualcosa di sé, c’è chi lo fa senza scudi e chi con, io lo faccio senza, non ho paura della mia fragilità; la conosco, la rispetto, la fiuto tra le parole, quasi l’ammiro. Perché è quella parte di me che finalmente sono riuscita a trasportare fuori e mostrare. Prendimi l’anima è un’esortazione a prendere le storie che racconto così come sono: senza orpelli, senza fantasticherie, ma guardando la realtà dura della vita che è quella effettiva che ci accompagna ogni giorno. Nelle mie storie ci sono pochi lieto fine, proprio perché ho voluto trasmettere la vita di tutti i giorni, quella fatta di sbagli, di poche chance, di un treno che passa una volta sola, di delusioni, di amarezza. Non capita così a molti?

- Seconda chiacchiera: Vorrei soffermarmi sul racconto "Le parole non dette": la storia di una bambina strappata al suo destino e catapultata in un paese nuovo, dove le parole sono incomprensibili e dove l’unica possibilità è non parlare, un paese che molti vedono come speranza. Tu sei albanese di nascita e in questo racconto hai messo molto dei tuoi ricordi di bambina. Ti va di raccontarci cosa accadde quando avevi cinque anni?

A cinque anni ero una bambina povera, ma felice. Mi spiego: conoscevo solo la mia terra, e a quell’età del mondo si sa poco, si riesce a essere felici delle piccole cose anche se non si ha da mangiare e si va a letto a stomaco vuoto, anche se non si hanno giochi da condividere con gli amici, ma almeno si hanno gli amici. Una bambina di quell’età non capisce le difficoltà famigliari, anche se vive più di punture (gratis) che di mangiare... Vede tutto da una prospettiva diversa. A cinque anni la mia vita si trasformò quando, una volta caduto il governo e aperti i confini, i miei genitori condussero me e i miei fratelli in un mondo diverso, dove speravamo di avere una vita migliore. Venire in Italia è stato un trauma per tutti quanti: non avevamo niente, se non i vestiti che ci rimanevano addosso, non sapevamo parlare, la nostra lingua qui era incomprensibile. E così io ho cominciato semplicemente a tacere per 6 lunghi mesi di mutismo elettivo. Adesso sono felice a metà. Come allora. Soltanto che la differenza sta che quando sono arrivata qui ho cominciato ad avere tanti giochi, ma quasi nessuno amico con cui condividerli. Col passare degli anni non è cambiato molto... credo che il posto in cui nasci influenzi le persone, e non bisogna stupirsi se ancora in questo secolo ci sono problemi di integrazione.

- Terza chiacchiera: "Quell’emozione dietro l’angolo del cuore" è una raccolta di poesie pubblicata in questi giorni da Montedit, grazie al terzo posto conquistato al loro concorso nazionale. "Prendimi l’anima" è alla seconda ristampa e dopo il buon successo di vendite verrà editato in una veste nuova da un’altra casa editrice. Dici di avere 2 romanzi pronti nel cassetto. Cosa ci dobbiamo aspettare dal tuo 2009, letterariamente parlando?

Cosa vi dovete aspettare non lo so... Quello che io spero fermamente invece è di pubblicare quei due romanzi con delle grandi case editrici, che è poi il mio sogno. Intanto che attendo il responso per il primo di questi due romanzi, ne sto già scrivendo un altro. Certo che tra studio, volontariato, letture, recensioni e sport... il tempo è quello che è! Ma io sono fiduciosa, se non credo io per prima in quello che faccio chi ci potrà credere?

- Quarta chiacchiera: Collabori con Sololibri.net scrivendo recensioni finché, il 2 febbraio scorso, pubblichi un articolo dal titolo: Come scrivere un libro: consigli per scrittori esordienti. Non ti sembra un po’ presto per dar consigli? E poi, veramente pensi che basti crederci, come scrivi a conclusione?

La redazione di Sololibri.net mi ha proposto di scrivere quell’articolo trovando in internet qualcosa di simile che avevo scritto in precedenza nel mio blog. In fondo è stata una sorpresa anche per me. Ti rispondo con un’altra domanda: davvero c’è un tempo giusto per fare qualcosa? Io penso che una cosa che nasce da dentro è sempre giusta, indipendentemente da quello che nel momento siamo in grado di fare. Leggo molti libri in un anno, minimo 30 romanzi, senza contare i libri di poesia, le riviste, i giornali, le pagine di blog, i manoscritti che mi affidano, oltre i libri di studio, e questo mi ha insegnato molto, io semplicemente dico quello che ho imparato in tanti anni... e ormai ne è passato dalla prima volta che ho scritto! Certo che basta crederci, io ne sono la prova: sono arrivata qui che non sapevo una parola di italiano, la gente mi derideva e i professori non mi hanno mai dato un appoggio, anzi mi scoraggiavano nel proseguire in questa mia passione. Ma io ho continuato a scrivere e a scrivere, finché un giorno ho lasciato le mie paure dietro la porta e ho provato a fare un concorso. Avevo 17 anni e ho vinto. Da allora nessuno mi ha più fermato e il mio sogno di diventare scrittrice è palpabile, si è avverato.

Questa era l’ultima chiacchiera e quindi ti saluto e ti ringrazio per aver accettato il mio invito. A presto e, se vuoi lanciare un brevissimo messaggio estemporaneo al mondo, qui puoi farlo.

"Ogni cosa che faccio è uno sbaglio che io ritengo giusto". Grazie a te e a tutti quelli che avranno voglia di leggermi.

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