- Autore: Federico Valera
- Anno di pubblicazione: 2012
- ISBN: 9788897637011
A un certo punto sembra di trovarsi in uno dei libricini del “primo” Woody Allen (“Citarsi addosso”, “Saperla lunga”, “Effetti collaterali”): c’è il gusto per la battuta mordi & fuggi, c’è l’aforisma puntuto, ci sono i calembour di stampo vagamente surreale. La vena caustica di Federico Valera gravita sul versante della satira culturale e di costume, che oggi come oggi è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, se non riesci a farlo in dovizia di stile e con un tot di acume, sono guai.
Date una scorsa ai titoli fittizi (ma non troppo) tratti dal campionario psichedelico di “Tre. Scritti coi postumi” (Vololibero, 2012), e ditemi che ve ne pare di Valera: “La morte corre sul filobus”, “Curarsi con i semi di linoleum”, “Molte vite un solo mutuo”, “Dimagrire mangiandosi”. Colta la ferocia intelligente? Il coraggio di scherzare con fanti, santi e iperboli di certa manualistica inutile da classifica? Di pseudo-flani e finte recensioni su questa falsariga straripa “Tre passi in libreria”, la prima e più riuscita parte della raccolta. A pag. 22 troverete, ancora, questo irresistibile “lancio” in stile esoterico/misterico:
“Spettri? Fantasmi? Presenze? Chi di noi non ha mai provato quel gelo alla schiena che ci coglie quando assistiamo ad una visione dall’aldilà, specie se ci troviamo sotto una grondaia e sta piovendo? Perché durante i casi di morte apparente molti testimoniano visioni di luci intense in fondo a un tunnel? Perché quando entriamo in una casa antica spesso avvertiamo una sensazione di “presenza”? perché quando sediamo sul water lasciando inavvertitamente la tavoletta alzata ci sembra di cadere per metri e metri, in una dimensione che parrebbe non appartenerci? A questo ed altri enigmi tenta di rispondere questo pezzo di idiota”.
La seconda sezione del libro si aggira in zona zoologico-filosofica, si intitola “Animali 3mendi”, e si propone come compendio (alcolico) di specie viventi ma non troppo (qui si sorride di meno, apprezzando però, vivaddio, la scombinata originalità). A chiudere la trilogia “Il terzo profeta - La barba del profeta”, che conferma una vis comica affatto di grana grossa: scimmiotta alquanto, e alquanto bene certa risibile narrativa di stampo iniziatico. “Dopo “Il profeta” e “Il giardino del profeta”, il mondo della spiritualità può finalmente ammirare “La barba del profeta”, strombazza un ipotetico slogan, dicendola lunga di come poco o niente riesca a sottrarsi allo sguardo acuto e stralunato di Valera (libraio di professione, umorista per vocazione). Il suo “Tre” si presenta come un’anomalia letteraria senza (apparenti) pretese e finisce con lo svelare un’anima da pamphlet (“schizzato”) sull’horror vacui contemporaneo, che ci avvince tutti come l’edera di nillapiziana memoria. Si ride spesso per non piangere, sapete?
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tre. Scritti coi postumi
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