Sulla mia terra, l’ultimo libro di Francesca Mannocchi, come indica il sottotitolo ha per oggetto storie di israeliani e palestinesi, con l’obiettivo di far conoscere la questione israelo-palestinese a ragazze e ragazzi, scelti come interlocutori privilegiati della giornalista e scrittrice, fin dall’introduzione.
In effetti, la Mannocchi, già nel 2022 aveva pubblicato Lo sguardo oltre il confine, Dall’Ucraina all’Afghanistan, i conflitti di oggi raccontati ai ragazzi , ma il libro può essere molto utile anche agli adulti per una disamina sintetica e chiara della storia del lungo conflitto che ha opposto i due popoli fin dal 1948, quando l’ONU ha assegnato uno Stato agli Ebrei in Palestina. Essenziali risultano, in tal senso, le mappe geografiche (realizzate da Silvia Mauri), anche se non in scala, e aggiornate al momento della pubblicazione; perché insieme alle schede di approfondimento su parole e concetti servono come orientamento e esplicitazione dei contenuti del libro.
Inoltre, il libro (uscito a novembre 2024), nato dopo una lunga esperienza di ben sette viaggi in quell’area del mondo e dopo tante conversazioni con israeliani e palestinesi, è stato scritto per alimentare la speranza su una soluzione possibile, anche dopo inaudite violenze, massacri, distruzione e morte. La Mannocchi dichiara di non aver la pretesa di definirlo un compendio del conflitto israelo-palestinese; il suo è un insieme di storie per comunicare che:
«[…] è lì, nell’altro che noi conosciamo, nella fiducia che riponiamo in un ascolto senza pregiudizi, che si fonda la nostra comprensione del mondo».
“Sulla mia terra”: struttura e contenuti del libro
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Il primo capitolo parte dal 7 ottobre 2023, con la narrazione delle fasi più importanti dell’attacco di Hamas e delle sue conseguenze; poi, vengono riportate le storie di alcuni sopravvissuti, per far comprendere davvero cosa è stato quell’attacco. Segue una Cronologia essenziale su Israele e Palestina , nella quale si parte dalla definizione e dalla storia del Sionismo, ci si sofferma su date e eventi fondamentali dalla dichiarazione di Balfour del 1917 al 2022 con qualche altro dato fino a marzo 2024.
Il secondo capitolo, Le colline a sud di Hebron. La resistenza non violenta, si concentra sulla realtà dell’occupazione e sulle sue conseguenze per la vita quotidiana dei palestinesi prima e dopo il 7 ottobre e su insediamenti israeliani e coloni. La trattazione parte dalla storia di Ali Awad che, invece di dedicarsi allevamento di pecore e capre, come i suoi predecessori, è stato “costretto” a diventare un attivista per i diritti umani; poi vengono riportate le storie di altri testimoni di quella realtà.
Il terzo capitolo è dedicato alla militarizzazione della società israeliana e ai refuseniks (partendo dalla storia di Iddo) cioè agli obiettori di coscienza israeliani che si rifiutano di prestare il servizio militare obbligatorio in Israele, pur andando incontro al carcere. Il campo profughi di Jenin e il sogno di alcuni “combattenti culturali” palestinesi con il Freedom Theatre sono oggetto di indagine del quarto e quinto capitolo.
Sesto e settimo capitolo si concentrano sul secondo centro più grande della Cisgiordania, Hebron, che è emblematico per comprendere la coesistenza nella stessa terra di israeliani e palestinesi, a partire soprattutto da quando la città è stata divisa in due; sono riportati anche alcuni dati sulla sua antica storia e sull’occupazione, fino ad oggi. Molti palestinesi a Hebron hanno almeno un parente in carcere, spesso senza avere nessuna risposta sulle cause della detenzione amministrativa, di durata imprevedibile, che si basa su informazioni di intelligence secretate e significa condizioni disumane di vita e spesso maltrattamenti e torture.
La questione degli insediamenti israeliani è vista da due prospettive opposte nel capitolo otto: quella di Daniella Weiss, definita da più parti come estremista di destra del movimento degli insediamenti sionisti ortodossi (che si autodefinisce una sionista attivista attiva nella creazione di nuovi insediamenti) e quella di Erella Dunayevsky, attivista israeliana che si batte da decenni contro l’occupazione israeliana.
Nel capitolo nove sono presentate le due facce della Valle del Giordano: quella palestinese e quella israeliana e il diverso accesso alla sua acqua per i due popoli.
Il capitolo conclusivo, il numero dieci, narra un episodio di ordinaria follia da parte di alcuni coloni israeliani che il 15 agosto 2024 con pistole, fucili e bottiglie incendiare hanno fatto irruzione nella cittadina di Jit, nel nord della Cisgiordania occupata, dando fuoco a case e automobili e sparando a chi era accorso in difesa della città, armato solo di pietre. L’episodio è l’occasione per parlare dell’aumento delle violenze dei coloni dopo il 7 ottobre 2023 e delle reazioni internazionali.
Il messaggio del libro è che bisogna conoscere la storia del conflitto, cercare di comprendere le ragioni di tanto odio, disperazione e dolore e continuare a credere che l’umanità prima o poi prevarrà. L’unica strada da seguire è quella dell’accoglienza e dell’ascolto reciproco, per continuare a sperare in una pace vera, possibile e giusta tra i due popoli.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Sulla mia terra” di Francesca Mannocchi: storie di israeliani e palestinesi da far leggere ai ragazzi
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