Quando le calze di seta valgono più delle vite umane e le macchine sostituiscono il lavoro manuale, arricchendo gli imprenditori e impoverendo gli operai, allora si scatenano le lotte, a cui segue la dura repressione delle istituzioni. Questo è quello che accadde in Inghilterra nei primi anni dell’Ottocento e un testimone di allora, che si schierò con i più deboli, non fu un rivoluzionario ma un poeta, tra i più grandi del Romanticismo.
Il discorso di Lord Byron sul luddismo alla Camera dei Lord
Il 27 febbraio 1812 l’eccentrico e irrequieto barone George Gordon Byron (1788-1824), il più famoso poeta romantico inglese dell’epoca, pronunciò alla Camera dei Lord un discorso in difesa dei lavoratori – i cosiddetti framework knitters – accusati di luddismo.
Il Governo aveva proposto al Parlamento il disegno di legge “Distruzione dei telai delle calze”, noto come Frame-Breaking Act e conosciuto, prima dell’approvazione, come Frame Work Bill. La legge, contestata da Byron, venne approvata e ricevette l’assenso reale il 20 marzo 1812 come misura d’emergenza, rendendo la distruzione dei telai meccanizzati un reato capitale, e quindi un crimine punibile con la morte. Nel periodo in vigore della legge circa settanta furono le impiccagioni.
Quello approvato fu un provvedimento:
per la punizione più esemplare delle persone che distruggono [...] macchine o motori utilizzati nella Manifattura a maglia con intelaiatura [...] Ogni trasgressore che sia stato legalmente condannato sarà giudicato colpevole di crimine, e subiranno la morte, come nei casi di fellonia senza beneficio del clero.
Cos’è e come nacque il movimento luddista
In Inghilterra, nei primi anni della rivoluzione industriale, l’introduzione delle macchine nella filiera produttiva (in particolare il Filatoio Meccanico realizzato da Richard Arkwright) fu ritenuta la prima causa di licenziamenti, disoccupazione e bassi salari. Lo sfruttamento dei lavoratori provocò delle rivolte popolari in diverse contee con conseguente distruzione dei macchinari e incendio degli edifici. Le incursioni furono compiute al grido di “Ned Ludd ci ordina di farlo”.
Il sociologo Gerard Thomas, nel suo saggio Il comunismo spiegato ai bambini capitalisti (Mondadori, 2020) scrive:
Era la prima volta che la violenza si scatenava non contro qualcuno, ma contro le macchine. È il fenomeno chiamato luddismo, che prese nome da un operaio inglese di nome Ned Ludd, forse nemmeno esistito, che secondo la leggenda un giorno del 1779 si era ribellato alla sua condizione e, armato di ascia, aveva fatto a pezzi il telaio al quale lavorava.
Si veda pure il saggio di Laura Salvadori e Claudio Villi Il luddismo. Enigma di una rivolta (Editori Riuniti, 1987 e Iduna, 2018).
Il discorso di Byron: un piccolo trattato di sociologia e politica sociale
Lord Byron il 27 febbraio 1812, durante i lavori per l’approvazione della legge Frame-Breaking Act, invitò la Camera dei Lord e il Governo a comprendere le cause della protesta di troppi "uomini magri per la fame, scavati dalla disperazione", "vittime immolate ai progressi meccanici".
Byron chiese indulgenza verso coloro che si erano macchiati del delitto di aver distrutto i telai ma, nel contempo, denunciò gli esiti sfavorevoli per i lavoratori con l’introduzione delle nuove tecnologie che, di fatto, aprirono le porte alla rivoluzione industriale. Byron denuncia alla Camera dei Lords che gli operai sono “vittime immolate ai progressi meccanici” e che il "perfezionamento negli strumenti del lavoro, lasciano l’operaio senza collocamento".
Il discorso sul luddismo è un piccolo trattato di sociologia e di politica sociale:
[...] oso implorare l’attenzione, la cognizione personale che ho delle sciagure della contea di cui si tratta, mi fa un obbligo di reclamare un po’ dell’indulgenza delle Signorie Vostre, per le poche osservazioni che ho da sottoporvi in materia alla quale, lo confesso, mi sento assai interessato.[...] Quelle macchine riuscivan loro vantaggiose in quanto che rendevano inutile l’impiego di un certo numero di operai, i quali in conseguenza non potevan più che morir di fame. Coll’adozione di una specie di macchina, un uomo solo compiva l’opera di molti, e gli altri rimanevano abbandonati. [...] Gli insorti non han distrutte le macchine [...] se non quando esse son divenute un ostacolo reale all’acquisto del loro pane quotidiano. [...] Quegli insorti non avrebber chiesto nulla di più che di poter zappare la terra, ma la zappa stava fra altre mani. Essi non avrebbero arrossito di mendicare, ma niuno si trovava per soccorrerli: i mezzi di sussistenza eran loro tolti, nessun altro lavoro si offriva, e i loro eccessi, sebbene condannabili e tristi, non possono sorprenderci. [...] nella provincia di Nottingham, quaranta macchine erano state infrante [...] ma ammettendo ferocissimi quegli atti, non si può negare ch’essi hanno la loro origine in una mala condizione, alla quale non potrebbe nulla paragonarsi. La perseveranza di quegli sciagurati nella loro colpevole condotta prova che non ci è voluto meno di una mancanza d’ogni agiatezza per sospingere una popolazione numerosa, laboriosa e onesta, fino a questo dì, a commettere eccessi così pericolosi per loro, per le loro famiglie e pel paese. [...] molti delinquenti rei del delitto capitale della povertà, uomini rei di aver posto al mondo legittimamente parecchi figli che, grazie alle sciagure dei tempi, divenivano inetti ad alimentare. [...] Quelle macchine rendevano inutile l’impiego di un certo numero di operai, i quali in conseguenza non potevan più che morir di fame. Coll’adozione di una specie di macchina particolarmente, un uomo solo compiva l’opera di molti, e gli altri rimanevano abbandonati. Osserviamo però che il prodotto di un tal lavoro era di qualità inferiore.
Byron concluse il suo accorato appello in difesa dei luddisti con alcune domande che rivolse ai rappresentanti del governo di sua Maestà, rimarcando che "la spada è il peggiore strumento che possa adoprarsi" :
Porrete prigione tutta una contea? Innalzerete un patibolo in ogni campo per appendervi uomini a guisa di spauracchi? Metterete il paese sotto l’impero della legge marziale? [...] Son questi i vostri rimedi ai mali di un popolo famelico e furioso? Credete che lo sciagurato, che per fame ha saputo affrontare le vostre baionette, si lascerà atterrire da una forca?
L’“Ode” e il “Canto dei Luddisti” di Lord Byron
Pochi giorni dopo il celebre discorso pronunciato alla Camera dei Lord, Byron compose una Ode ai legislatori della legge sui telai (An Ode to the Framers of the Frame Bill), composta da sei strofe, che venne pubblicata in forma anonima il 2 marzo 1812 sul quotidiano londinese “Morning Chronicle”.
Ecco due strofe, tra le più significative:
Quando la plebe ignorante osa reclamare,
Osi chiedere pane dove il lavoro non c’è,
Punite il più bieco del suo crimine,
Il suo peccato d’aver fame o d’esser povero,
Armata vostra legge, e il cappio sia pronta,
Che penda dal palo chi chiede pane;
Così impareranno che giustizia ed equità
Son solo parole, dove il padrone è re.Ribelli di filato e ordito che gridano al pane,
Sappiate che per l’ordine dovete morire!
La vostra fame è tradimento, la vostra miseria un reato,
La vostra povertà, una colpa che il boia punirà.
E voi, legislatore che amate le maniere forti,
Quando finirà tutta la stirpe dei telai,
Fareste leggi anche per impiccare
La razza dei tessitori che ancora rimane.
Mentre il più noto Canto dei Luddisti fu scritto da Byron il 24 dicembre 1816 e pubblicato soltanto nel 1830 dal biografo e curatore dell’opera di Byron, lo scrittore e musicista irlandese Thomas Moore (1759-1852) in Notices of the Life of Lord Byron.
Come i giovani della Libertà, oltre il mare,
Acquistarono la loro libertà, e a caro prezzo, col sangue,
Così noi, ragazzi,
Moriremo combattendo o saremo liberi.
E abbasso tutti i re tranne il re Ludd!Quando sarà tessuta la tela che tessiamo,
E la spola sarà scambiata con la spada,
Noi getteremo il sudario
Sul despota ai nostri piedi,
E lo tingeremo a fondo nel sangue che lui ha versato.Anche se nero come il suo cuore è il suo odio,
Dal momento che le sue vene sono corrotte fino al midollo,
Eppure questo è la rugiada
Che rinnoverà l’albero
Della Libertà, piantato da Ludd!
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Lo storico discorso sul luddismo di Lord Byron: cosa disse in difesa dei lavoratori
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