Volevo essere Coco Chanel - Vanessa Valentinuzzi

Recensione di Enrico Melvillo - 02-06-2011 

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Volevo essere Coco Chanel - Vanessa Valentinuzzi

Il 10 maggio è approdato in tutte le librerie il primo romanzo di una vulcanica e spumeggiante esordiente romana, Vanessa Valentinuzzi, il cui titolo affascina come il canto di una sirena: Volevo essere Coco Chanel (Avagliano Editore, 2011). L’argomento è dei più spinosi e attuali, il precariato, raccontato sia dal punto di vista lavorativo sia sentimentale e trae spunto da un’esperienza vissuta in prima persona dall’autrice. Ottavia Brandeschi, la protagonista, è una designer di moda che viene licenziata a causa di ingiusto mobbing. Inutile per lei inviare curricula, perché troverà lavoro solo in un call center, anzi sarà il call center a trovare lei. Mollata dal fidanzato, dovrà riprendere in mano i suoi sogni chiusi nel cassetto e trovare tutta la forza necessaria per trasformarli nella sua nuova vita.

- Lo stile che lei ha scelto per raccontarlo è fresco e leggero, come quello di Sophie Kinsella nonostante questo sia un romanzo sociale, come mai? Perchè credo che far divertire i lettori, facendoli ridere dei drammi sociali sia un ottimo modo per farli sorridere e riflettere. E, come nella vita, credo sia meglio cercare di affrontare i problemi con il sorriso.

- Il romanzo ha anche un erotismo fatto di single a caccia su facebook, si direbbe precari d’amore, come mai? Essere precari incide oggi anche sulle relazioni che a volte crollano perchè la mancanza di certezze impedisce i progetti a due a lungo termine.

- Anche lei ha lavorato in un call center e nella moda come la sua protagonista? Quanto c’è di autobiografico? Pur avendo due lauree, sì. Poi un giorno mi son detta: reagisci e fai di questa esperienza negativa il tuo punto di forza. E ho concentrato le mie energie su quello che sapevo fare meglio e che amo fare più di ogni altra cosa al mondo da sempre: scrivere. Ho trasformato il mio sogno di diventare scrittrice in realtà, e posso dire che la tenacia e il talento premiano, persino in questo paese studiato all’estero come cattivo esempio. Il messaggio del romanzo è di non mollare, mai.

- Lei è "champagnina" come la sua scrittura e lavora molto per immagini: come mai ci sono tanti personaggi e tanti luoghi? Il mondo del romanzo è caleidoscopico, la protagonista ha i suoi amici, una famiglia bizzarra che l’ha cresciuta in India, e ama Roma, la città di cui vedremo la bellezza ma anche la realtà del call center di periferia. Ho scelto uno stile cinematografico, immaginando di girare un film per chi legge, mostrandogli diverse realtà che non conosce.

- Leggendo questo libro libro si ha un solo rammarico: finirne la lettura. Lei innesca un curiosità sfrenata. Qual è la sua intenzione di scrittrice? Suscitare emozioni diverse e sorprendenti, farsi leggere tutto d’un fiato sono le più grandi soddisfazioni per una scrittrice; io vivo di emozioni e di sogni. Questo mestiere, dopotutto, è fatto di Luna e di stelle. E di quella sostanza magica e vaporosa che è l’invenzione.

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