Una stupida avventura - Franco Mimmi

Quella dei Russo sembra una piccola saga familiare ma non lo è: le vite dei protagonisti scorrono distaccandosi dal panorama solo per qualche istinto basico (la lussuria, l’avidità, lo snobismo), però i fatti veri sono quelli della storia, e il contrappunto è quello delle canzoni o dei film che nella memoria popolare si accompagnano a quei fatti. In questo cieco progredire l’unica veggente è Rossana, che fin da piccola ha capito e dato per scontato che la vita non ha poi l’importanza che ognuno, compresi i suoi parenti e i suoi amici, le attribuisce, ma senza per questo cadere nella depressione e anzi cercando di godersi ciò che di buono l’esistenza le ha concesso. Se cercano di spronarla, allo studio, al lavoro, ai viaggi, all’amore, Rossana risponde a suon di canzonette, il suo modo di far capire che non c’è ragione per prendere le cose – e se stessi – troppo sul serio (“Forse, se io avessi qualche talento particolare, ancora ancora si potrebbe giustificare, ma io ho doti mediocri, lo so e l’ho sempre saputo, e non vedo lo scopo di alzarmi presto per quarant’anni a produrre mediocrità.”)
Tranquilla, soddisfatta della mancanza di sofferenza che è poi l’unica felicità possibile, Rossana rivendica per sé, tra lo stupore di chi la ritiene un po’ stramba, l’aggettivo “normale”. Dirà a suo padre:
“Mille impulsi, mille contraddizioni, mille meschinità, stupidità, avidità: quello che tu chiami normale è solo naturale, papà, e invece normale significa, semplicemente, la media delle anormalità. Pensaci un momento e vedrai che conosci poche persone che vivano lontane dagli eccessi la cui media fa la normalità, pochissime, forse una sola: me.”
Il concetto su cui si basa il libro, la vacuità della vita, potrebbe fare di “Una stupida avventura” un romanzo triste, deprimente, ma l’autore ce lo presenta con uno stile rapido e brillante al tempo stesso e approfitta persino dell’esposizione non cronologica dei fatti per raggiungere una straordinaria e ironica levità che risulta, alla fine, amabile e consolatoria. Rossana docet.













