Sanctus - Simon Toyne

di Elisabetta Bolondi - 19-06-2011 

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Debutto letterario del regista e sceneggiatore inglese Simon Toyne, "Sanctus" (Sperling & Kupfer, 2011) è un thriller che si legge tutto d’un fiato. Conclusa la lettura, si capisce in realtà che nel romanzo c’è anche più di una semplice emozione istantanea: c’è piuttosto la voglia di parlare della lotta tra bene e male, dell’origine dell’umanità, della sacralità dei rapporti di sangue fra genitori e figli, tra fratello e sorella, e ancora del tentativo di salvare il pianeta dalla fame, dalle malattie, dagli eventi naturali che ne stanno inesorabilmente compromettendo l’equilibrio. Un progetto ambizioso e riuscito, quello dello scrittore Simon Toyne, che prima di cimentarsi con la scrittura di un romanzo ha divorato molti libri che potevano ispirarlo, da Dan Brown a Umberto Eco, per citare solo i più significativi modelli di riferimento (per saperne di più, leggi l’intervista a Simon Toyne).

Trama: Al centro della Turchia, vicino alla catena dei monti Taurus, lo scrittore ha immaginato un castello medioevale, La Cittadella, inaccessibile, anche se circondato da una moderna città assediata da turisti assetati di mistero e di souvenirs. Oltre quelle spesse, altissime mura, si svolge da centinaia d’anni la vita segreta di un ordine monastico fortemente gerarchizzato, detentore di un segreto, il Sacramento, di cui nessuno conosce la veridicità, l’esistenza, il significato. I monaci più vicini alla stanza proibita, i Sancti, vestiti di una lunga tonaca verde, vengono iniziati al mistero dopo un rituale sanguinoso, che tortura il loro corpo con tagli indelebili e dolorosi, senza i quali non si può accedere alla verità celata da secoli di silenziosa omertà. Il fratello Samuel decide di sottrarsi a questa prigione e, fuggito rocambolescamente dal monastero, scala una ripidissima montagna, allarga le braccia a croce e si espone al pubblico dei curiosi in questa insolita posizione, fin quando, improvvisamente, si getta dal dirupo mantenendo le braccia nella stessa posizione, precipitando a terra fuori della giurisdizione della Cittadella. Da qui comincia la storia, fitta di colpi di scena, di interventi di personaggi di cui non conosciamo le vere intenzioni: chi sono, da che parte stanno, chi sono i buoni e chi i demoni, come finirà questa storia piena di sangue e di speranza, di punizioni e di vendette, di attese e di conferme, di leggende e di profezie, di miti e tradizioni.

Simon Toyne ci sa accompagnare nella profondità del male dell’umanità, ci aiuta a trovare una via di riscatto e di purificazione, attraverso personaggi carismatici e portatori di simboli positivi, fino all’inatteso e cinematografico finale. Aspettiamo con interesse e curiosità il sequel di questo primo episodio, già in preparazione, e di cui, ci si può scommettere, vedremo anche la versione cinematografica!

- Leggi l’intervista a Simon Toyne, a cura di Elisabetta Bolondi

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