Otel Bruni - Valerio Massimo Manfredi

di Dimitri Stagnitto - 27-11-2011 

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Pur sapendo della sua uscita, non ho acquistato questo libro in quanto conoscevo ed apprezzavo Valerio Massimo Manfredi per il suo modo originale ed avvincente di raccontare storie di epoche antiche e non riuscivo a figurarmi un suo romanzo ambientato nell’Italia della prima parte del ’900. Il titolo poi, Otel Bruni, richiama un qualcosa di tradizionale e solido, lontano dai temi che Manfredi tratta solitamente e che rendono i suoi romanzi godibilissimi: la guerra vista dal singolo, l’amore vissuto in quel contesto, l’amicizia fraterna separata dalle correnti vorticose della storia umana.

In "Otel Bruni", invece, questi fili conduttori ci sono tutti, intrecciati in uno dei migliori romanzi che io abbia mai letto. Per questo ringrazio mia cognata, che non cosciente dei miei pregiudizi sul testo ha pensato bene di regalarmelo.

Ciò che rende "Otel Bruni" un romanzo davvero interessante è proprio il contesto in cui è ambientato: è l’Italia dei nostri nonni e bisnonni, quella stessa Italia che ho sentito raccontare dalle pagine fredde e superficiali dei libri di scuola o dalle storie troppo personali, e quindi inevitabilmente parziali, di mia nonna. In "Otel Bruni" possiamo veder scorrere la storia del nostro paese attraverso le vicende di una famiglia contadina, i Bruni per l’appunto, che dopo un secolo di stasi diventata ormai tradizione, viene trascinata dal turbine della storia verso lo sgretolamento, il tutto a partire dalla Grande guerra.

E’ interessantissimo notare come i personaggi vengano mossi via via da passioni e motivazioni sempre più moderne, sfuggendo alla solida e rassicurante rigidità della tradizione, a favore del fascino (e dell’incertezza) della vita borghese che diventerà la norma nella seconda metà del novecento e che forse troverà un ridimensionamento in questo secolo in cui cominciamo a veder crollare il sogno di un benessere per tutti ottenuto con pochi sforzi.

La seconda parte del libro, che va dall’ascesa di Mussolini alla seconda guerra mondiale, merita una menzione particolare per la realistica equidistanza con cui vengono raccontate le posizioni e le motivazioni dei giovani di destra e di sinistra, ragazzi così uguali e semplici, eppure opposti da idee vuote sufficienti a metterli l’uno contro l’altro, fino alla morte.

Il racconto verosimile di Manfredi su queste vicende è da lodare, dato che siamo nell’ambito di correnti di pensiero che ancora hanno i loro strascichi in Italia e che per questo vengono spesso trattate in modo parziale ed artificioso, allontanandosi dalla realtà che è sempre fatta di persone che, più per caso che per meditato consenso, aderiscono a quella o all’altra corrente lasciandosi poi trasportare ben oltre le loro aspirazioni iniziali.

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