Nietzsche legge Platone di Riccardo Dri

di Recensore esterno - 05-03-2009  

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Così, dopo anni di liceo e anche di università in cui si impara che Platone è il grande nemico di Nietzsche o, nel migliore dei casi, che questi due filosofi propongono una visione del mondo diametralmente opposta, ho letto un libro che smentisce tutto questo. Non si tratta di un’opinione (un’opinione lunga 224 pagine?) ma di uno studio molto articolato e documentato che fa interagire direttamente i testi dei due pensatori quasi interpolandoli. L’operazione sembra un’acrobazia, un abuso, se non fosse che i testi proposti dell’uno e dell’altro sono fedelmente riportati e l’oggetto del libro è in realtà il suo soggetto. Sicuramente Platone può essere letto in molti modi (almeno 5 scuole ermeneutiche in Europa) e Nietzsche altrettanto. Sono stati usati e ab-usati da tutti. In questo libro, invece, non vi è un “utilizzo”. Non si dimostrano tesi grazie a raccolte di pezze giustificative, ma si fanno parlare direttamente i protagonisti, i quali hanno moltissimo da raccontare. Platone scrive dialoghi. Nietzsche si esprime per aforismi. Un parlare contratto che serve a parlare solo a se stessi. Si scopre che l’unico interesse di Platone è l’anima. Non è un teoretico “chiuso in vita umbratica”, come afferma Nietzsche nella sua “Introduzione ai dialoghi platonici”, ma essenzialmente un etico-politico, che vuole cambiare il mondo in base ad un ideale aristocratico-educativo con il fine di educare i cittadini a diventare “migliori” (ariston, appunto). La Repubblica dei “migliori” fa da contrappunto all’allevamento del genio, finora sorto di tanto in tanto sulla terra, ma per caso, mai in quanto voluto. Il titanico sforzo dei due pensatori è tutto qui, concentrato sull’umanità del futuro. Il re-filosofo di Platone e Zarathustra vogliono che l’umanità cominci a guardarsi allo specchio. Ma, come si sa, lo specchio riflette un abisso. Il motto delfico “conosci te stesso” è alla base di queste argomentazioni, e vale sia per Platone che per Nietzsche.

Il libro è scritto in modo davvero molto semplice, comprensibile a chiunque, pur non mancando del necessario rigore richiesto nella trattazione di questi argomenti. Giudizio decisamente positivo. In queste pagine si trova quanto un lettore avrebbe scoperto comunque da solo impiegando, però, un paio d’anni chiuso nelle biblioteche e, in più, animato da un’evidente empatia per i due personaggi che, a questo punto, ci sembreranno davvero la riscoperta di due perfetti sconosciuti. Da leggere senz’altro anche da parte di chi, come me, di filosofia non capisce nulla.

Recensione di Roberto

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