Matrimonio e morale - Bertrand Russell

di Rosa Aimoni, scrittrice - 17-06-2011 

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Con il saggio "Matrimonio e morale" Bertrand Russell, filosofo, matematico, premio Nobel per la letteratura nel 1950, mostra al lettore le ragioni storiche che hanno determinato la nostra morale sessuale, elencando i motivi che stanno alla base delle norme che la disciplinano.

Le popolazioni primitive non sapevano cosa fosse la paternità, cioè non pensavano che il congiungimento carnale fra uomo e donna fosse la reale causa delle nascite; queste, infatti, erano attribuite all’intercessione trascendentale di qualche divinità e viste come doni elargiti dalla stessa. L’attività sessuale non veniva considerata come causa della riproduzione della specie, ma veniva parificata, per quanto riguarda gli effetti, alla stregua di un bacio o di una carezza. In questo periodo la femmina era sessualmente libera. Con il passare del tempo, si capì che era proprio l’attività intima a dar luogo alle nascite e, di conseguenza, si attribuì al maschio la paternità del bambino. Questo generò diversi mutamenti nella moralità, perché il maschio ebbe la necessità di essere sicuro che il nascituro fosse suo e non di un altro. Nacquero così tutte quelle regole volte a limitare la libertà sessuale femminile. Tale libertà ricevette nuovo impulso solo grazie all’introduzione degli anticoncezionali.

In questo libro, l’Autore sostiene la necessità di avviarsi verso una nuova morale sessuale (ai suoi tempi l’esigenza era ancora più stringente rispetto ad oggi) fondata sulla reale conoscenza della materia da parte di tutti, ragazzi compresi. Dice, infatti, Russell:

“La morale sessuale mi sembra debba essere basata sulla conoscenza e non sull’ignoranza”.

Secondo l’Autore, i ragazzi cresciuti con un’educazione tradizionale sanno poco della materia e arrivano al matrimonio spaesati, magari pensando che l’esercizio dell’intimità sia qualcosa di cui vergognarsi. Questo, indubbiamente, limita la loro personalità anche in altri ambiti. Russell sosteneva il superamento di certe regole rigide, dettate soprattutto dalla morale religiosa, limitative della libera espressione umana in campo sessuale. Egli, però, contrariamente a quello che una persona superficiale potrebbe credere, era fortemente contrario all’esercizio della prostituzione da parte delle donne (e, se avesse scritto il saggio oggi, avrebbe detto anche da parte degli uomini). La prostituzione denigra l’essere umano che la esercita parificandolo ad un oggetto; il meretricio non ha nulla a che vedere con la libertà sessuale, anzi è esattamente l’opposto di essa. Afferma in proposito l’Autore:

“Esistono ragioni serissime per voler ridurre al minimo la prostituzione. Le obiezioni più gravi sono tre: prima, il pericolo sanitario; secondo, il danno psicologico subito dalle donne; terzo, il danno psicologico subito dagli uomini”.

La prostituzione rende la persona un mezzo per soddisfare il piacere altrui, mentre ogni essere umano deve considerarsi sempre un fine. Secondo Russell la prostituzione è quindi:

“Una vita contro natura, quasi quanto quella delle monache”.

Il meretricio è inoltre dannoso anche per l’uomo perché:

“Se frequenta le prostitute, finirà con l’abituarsi a pensare che non è necessario sforzarsi di piacere per avere rapporti sessuali”.

Questo saggio è consigliabile perché, nonostante sia stato scritto nel 1929, tratta argomenti di sicuro interesse attuale; proprio per questo il pensiero di Russell non può mai considerarsi datato ma, al contrario, metastorico.

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