4 chiacchiere (contate) con...Luca Centi

Intervista di - - 05-09-2009 

Luca Centi, nato a L’Aquila nel 1985, è uno studente universitario, ormai prossimo alla laurea in Culture per la Comunicazione. Da sempre divoratore di libri, il suo romanzo preferito è “Il giovane Holden” di J. D. Salinger, la sua scrittrice preferita è Anne Rice. È un grande appassionato di anime e manga, nonché di serie televisive americane. Con questo suo primo romanzo, “Il silenzio di Lenth”, pubblicato da Piemme, spera di riuscire a creare un mondo e una storia fuori dal comune. Potete seguire Luca sul suo blog “Il risveglio di Lenth”, in cui condivide con i suoi lettori le news che lo riguardano e gli spunti che lo portano a scrivere sempre nuove storie.

Luca, intanto ti do il benvenuto a quella che non sarà la solita intervista chilometrica, ma solo 4 chiacchiere contate.
- Prima chiacchiera: Ad un primo sguardo, “Il silenzio di Lenth” sembrerebbe un libro per ragazzi, ma mi dicevi che non si tratta del solito fantasy. Prova a spiegarci il perché.

Prima di tutto lasciami fare una precisazione: troppo spesso si tende a snobbare il fantasy senza averlo letto. Viene ritenuto il genere “leggero” per eccellenza, senza troppe pretese e rivolto unicamente ad un pubblico giovane. Questo in alcuni casi è vero, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. La saga di Harry Potter ne è un esempio lampante, di volume in volume il target si alza sempre di più, tant’è vero che l’ultimo romanzo della serie, in alcuni paesi, è stato sconsigliato ai lettori troppo giovani! Io con “Il Silenzio di Lenth” ho provato a rimescolare tutti i luoghi comuni del fantasy; basti pensare che si parte da una profezia, da antiche entità che si reincarnano di generazione in generazione e si arriva in un mondo dominato dalla magia e da una Oscura Congrega. Questo perché sono del parere che tutti i cliché del genere possano servire ancora a molto, se si sa come usarli. Io spero di esserci riuscito, di aver creato davvero una “storia fuori dal comune”. Saranno i lettori a dirlo, intanto incrocio le dita!

- Seconda chiacchiera: Ho sempre guardato con profonda ammirazione quegli autori di fantasy che con maestria ed estrema fantasia riescono a creare interi mondi, linguaggi, meccaniche che li regolano. Che la lettura sia indispensabile per approcciare alla scrittura vale sempre, ma credo soprattutto per chi vuole poi dedicarsi a questo genere di letteratura, che da una parte offre un’infinita gamma di possibilità e libertà creativa, dall’altra è pericolosissima perché con facilità si può scadere nel banale e ripetitivo. Quali sono i modelli e gli autori fantasy a cui ti sei ispirato e che hanno gettato le basi per “Il silenzio di Lenth”?

Onestamente? Credo nessuno. Questo perché le mie letture sono state - e sono tutt’ora - varie. Adoro Anne Rice che scrive romanzi gotici, e tanti altri autori che non hanno niente a che vedere col fantasy. Di fantasy ho letto “Il Signore degli Anelli”, ovviamente, qualche romanzo di R.A. Salvatore e molto, ma davvero molto, fantasy italiano. Andrea D’Angelo, Michele Giannone, Licia Troisi, Francesco Falconi etc. Però non mi sono ispirato a nessuno di loro, come si nota anche ad una prima lettura del testo. “Il Silenzio di Lenth” è mescolanza di generi, dallo storico al fantastico, dal fantastico al fantasy, con un pizzico di gotico. Questo perché io per primo volevo divertirmi durante la scrittura; e speriamo che si divertano anche i lettori, che notino la coerenza narrativa. Come hai ben detto, questo determinato genere, offre quella che all’apparenza sembra grande libertà, ma che poi non è altro che un limite. Volente o nolente il mondo creato deve avere delle regole, qualcosa che imbrigli la fantasia. Si rischia altrimenti non solo di scadere nel banale, ma anche nel pacchiano! Al bando i Deus ex Machina per intenderci.

- Terza chiacchiera: Esordisci con Piemme giovanissimo, “per questione di fortuna”, mi hai detto. In un’intervista, lo stesso Andrea De Carlo ha dichiarato che soltanto se fai l’incontro giusto puoi pensare di costruire qualcosa. Come sono andate le cose nel tuo caso? Chi hai incontrato?

Ripeto, nel mio caso è stata una questione di fortuna. Non sono così presuntuoso da dire che nessun altro romanzo meritava la pubblicazione al posto mio. Evidentemente ho scritto una storia interessante che si è trovata sulla scrivania giusta, al momento giusto. Ho trovato un editor capace di scavare sotto strati e strati di refusi, di seguirmi pazientemente nelle varie stesure e di credere sempre in me. Perché alla fine è questo l’importante; avere fiducia in se stessi e tanta pazienza.

- Quarta chiacchiera: Sei al lavoro al tuo nuovo romanzo e ho letto sul blog che hai distrutto 300 pagine perché ti sei improvvisamente reso conto che c’erano troppi personaggi che non funzionavano. Nel frattempo, ti godi le critiche positive degli addetti ai lavori che hanno parlato molto bene del tuo esordio. C’è qualche critica negativa che invece t’ha fatto male? Qualcuno che l’ha stroncato lasciandoti l’amaro in bocca? E come hai reagito?

Devo dire che - sorprendentemente - di critiche negative non ce ne sono state molte. Credo anche che sia presto per parlarne, un romanzo di solito conosce diffusione dopo quattro, cinque mesi dalla sua uscita - così mi han detto. Però una piccola cosa mi brucia ancora. Su un forum lessi una discussione in cui era stata copiata la sinossi del romanzo, sinossi peraltro incompleta (quella che ancora oggi si trova su ibs, non aggiornata e assolutamente inutile). Ecco, su quel forum presero ad insultare il romanzo e me che lo avevo scritto, senza alcun motivo. Accuse gratuite, appunto. Solo in un secondo momento mi è stato spiegato che si trattava di una comunità di scrittori esordienti… capisco l’invidia, ma anche io sono stato - e mi sento tutt’ora – esordiente, eppure non mi sono mai comportato in questo modo davanti al successo di scrittori quali Licia Troisi e Francesco Falconi che ho seguito sin dagli esordi. Credo sia questione di carattere. Di rispetto. E umiltà.

Questa era l’ultima chiacchiera: non mi resta che salutarti e ringraziarti per aver accettato il mio invito facendoti molti in bocca al lupo per il tuo futuro. Se vuoi lasciare un messaggio al mondo intero, qui puoi farlo.

Un messaggio? Per il mondo intero? Caspita, questa è una grossa responsabilità… ehm… ohm… leggete il romanzo e supportate un povero esordiente! In cambio vi inviterò tutti nella villa a Los Angeles che costruirò con i profitti del film diretto da Spielberg! Davvero, non è una balla!

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