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"Le mie migliori barzellette ebraiche" di Daniel Vogelmann

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Da alcuni anni conosco Daniel Vogelmann, fondatore -nel 1980- e anima, col figlio Shulim, della Casa editrice fiorentina che pubblica solo volumi di argomento ebraico; una realtà piccola in apparenza, ma di rilevante importanza culturale. Daniel è un signore alto e barbuto, dall’aria (solo apparentemente) severa: la sua origine è galiziana, ma, complice il pittoresco accento, te lo immagini come un cavaliere medievale fiorentino. Ora egli ci dona un prezioso libretto, opera sua, un compendio di saggezza, ironia, spirito smitizzante, quell’Esprit globale che da sempre, mi fa amare l’Ebraicità. La capacità di esprimere, insieme ad un tagliente senso critico, un’ironia feroce, che spesso diviene sarcasmo nei confronti di tutto e tutti (compreso se stessi), che gli Ebrei si possono permettere, poiché hanno attraversato, senza soccombere, tanti oceani in tempesta. Per merito del giovane Shulim, che ha indotto il padre alla pubblicazione, vengono passati in rassegna, in questo piccolo tesoro, col sorriso e la battuta, tutti gli stereotipi sugli Ebrei: l’avarizia, la furbizia, l’opportunismo, senza trascurare l’onnipresente senso pratico, talora imbarazzante perché sbuca perfino nei momenti estremi dell’esistenza, come sul letto di morte. Mi pare non sia riportata la barzelletta sugli Ebrei-sempre-più-intelligenti-degli altri-, un’ulteriore forma, sottile ed ipocrita, di pregiudizio; pregiudizio sì, perché ciò non è affatto vero nella realtà. Ma forse Daniel ne ha in serbo due o tre scenette sul tema e ci riserva una seconda puntata…Non manca l’attenzione alle usanze religiose, ai contrasti sulle diverse correnti dell’Ebraismo (e relative frecciate), al rischio rappresentato dai convertiti col loro sacro zelo. Troneggia poi la Mamma Ebrea, la Yiddishe Mame, col suo potere di ricatto morale; e vi è pure il riferimento, tutto ebraico -il solo accettabile- alla Tragedia. Una profonda capacità di comprendere la psiche umana, come nella storiella dell’uomo che, in treno, maltratta il giovane sprovvisto di orologio e gli spiega con cura le motivazioni del proprio comportamento. E arriva un simpatico riferimento al correligionario Gesù…. L’opera, dedicata perspicuamente a Schulim z’l (il compianto padre) e a Shulim (il figlio), è arricchita da espressivi disegni di Bjørn Okholm Skaarup. E’ scritto, credo nel Talmud, che, quando l’uomo pensa, D-o ride. E quando l’uomo ride, mi permetto di aggiungere, forse D-o ritiene di non aver poi commesso un grave errore ad aver creato l’uomo.

Recensione a cura di Mara Marantonio

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