La vita è bella - Roberto Benigni e Vincenzo Cerami

di Emmabi - 26-01-2012 

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Domani, 27 gennaio 2012, ricorre la Giornata della Memoria. Per un momento di riflessione sul tema della shoah, non potevamo non ricordare La vita è bella, il bellissimo film italiano del 1997 meritatamente premiato con ben tre Oscar - miglior colonna sonora, miglior film straniero, miglior attore protagonista.

Di questo capolavoro del cinema, che ci ha fatto sentire orgogliosi di essere italiani grazie a quel toscanaccio di Roberto Benigni, si può leggere soltanto l’umile sceneggiatura scritta da Benigni stesso e dall’ autore e produttore Vincenzo Cerami.

Ecco l’incipit della Presentazione:

Permettetemi di aprire con un effluvio di soddisfazione, che spargo su di voi con tutta la gioia possibile, perchè è la prima volta che parlo di questa storia e per me è un’emozione che mi allarga il polmone, mi spacca il costato, mi sventra la costola e mi riempie il cuore tutto di un dolce sentire. E’ come essere incinta, la carne diventa ancora più bella: l’orecchio si allunga....[.....] Questa storia, fin dal primo momento, mi ha fatto battere molto forte il cuore. Si dice che i grandi pensieri vengano dal cuore, e l’idea di questa storia è venuta istintiva.

E proprio della Presentazione vorrei parlare, perchè lei sola merita l’acquisto del libro edito da Einaudi.

Ambientata in Italia, tra il 1938 ed il 1945, quando finisce la seconda guerra mondiale, la storia non discute di fascismo, di nazismo o della loro caduta. In primis- spiega Benigni- è una classica grande storia d’amore di una famiglia come ce ne sono state tante. Inutile aggiungere altro perchè ognuno conosce molto più di quello che potrei scrivere. Solo un commento, preso ancora dalla Prefazione:

Il padre fa una fatica immensa, deve costruire una cattedrale gotica per convincere il figlio che il campo di concentramento dove si trovano è un posto da ridere mentre intorno ci sono camere a gas, forni crematori e cumuli di cadaveri e si fanno bottoni, saponi e fermacarte con le persone. L’orrore del lager è così grande da sembrare finto; del resto il paradosso, l’incredibile sono nella realtà.

Mi chiedo una cosa sola... cosa abbia spinto un nostro ex-alunno, l’anno scorso, a portare a casa questo libro della biblioteca scolastica e leggerlo e poi rileggerlo e (forse) rileggerlo ancora. Forse il fatto che Francesco sia un bambino bello fuori ma anche - e soprattutto- bello dentro.

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