La storia dell’arte raccontata da Flavio Caroli - Flavio Caroli

di Mario Bonanno - 30-01-2012 

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Il ritratto della “Ragazza con orecchino di perla” di Jan Vermeer occhieggia dalla copertina della “Storia dell’arte raccontata da Flavio Caroli” (Electa, 2011), ristampa del volume omonimo uscito in prima edizione nel 2001.

Non è un caso: la fisiognomica duale - estatica e conturbante al contempo - della modella di Veermer può essere assunta, infatti, a paradigma dell’itinerario in seicento capolavori - dal Rinascimento ai giorni nostri -, allestito da Caroli. Non è un caso anche perché, proprio a partire dalla crisi culturale che tocca l’Europa sul limitare tra Quattrocento e Cinquecento, “lo sguardo umano comincia a farsi introflesso e meditativo” (pag.11): dalla rappresentazione del “visibile” scivola, cioè, verso il dentro, verso il “non rappresentabile” dei moti dell’animo, precorrendo la sfida della psicologia novecentesca.

Sintesi poderosa (oltre 560 pagine) di svariate riflessioni sull’arte, il volume avvince sulla scorta dello stile denso e “suadente” dell’autore, lo stesso che i più inclini alla comunicazione pregnante hanno imparato a conoscere attraverso i suoi interventi televisivi (il volto dell’arte a “Che tempo che fa”, strombazza la fascetta di copertina; e come darle torto?). Detta in altro modo: la disamina di Caroli, pur se stratificata, annovera il pregio del nitore espositivo; la capacità di “ri-affrescare” - prima ancora che di ri-leggere - i capolavori analizzati, iniziando il lettore all’atto del vedere in sé. Merito ulteriore di questo tomo è l’attenzione rivelata per i "contesti" artistici, muovendo dal presupposto che l’opera di ingegno non è mai partenogenetica, ma risultato del suo rapporto - più o meno consapevole - col qui e ora della storia.

“Si va a vedere l’arte per capire il passato, ovvero per cogliere il senso più profondo della nostra esistenza”

scrive Caroli, condensando il senso ultimo del suo specifico. Sull’eleganza iconografica delle edizioni Electa, mi pare pleonastico soffermarmi: è il tratto distintivo che ne caratterizza le uscite da moltissimi anni. In ultima analisi: se il connubio scrittore/editore risultasse ogni volta di codesta fattura, ne trarrebbero senz’altro giovamento la sostanza e lo stimolo culturali.

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