La ragazza dai capelli strani - David Foster Wallace

di Stefano Colella - 30-06-2011 

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"La ragazza dai capelli strani" è una delle prime opere di David Foster Wallace. E’ una raccolta di racconti che non hanno un collegamento tra di loro, ma descrivono in maniera attenta e vigile le diverse caratteristiche della cultura americana. Un excursus interessante tra la cultura della televisione (Piccoli animali senza espressione, La mia apparizione) o quella pop-punk (La ragazza dai capelli strani), tra personalità sole, nevrotiche e alienate, nel mondo pubblico della politica (Lyndon) o privato di persone semplici e comuni (Dire mai).

Un modo di raccontare unico e non solo nel senso di difficile inquadramento, che lo rende di sicuro interessante e particolare, ma anche nel senso che dà l’impressione che il linguaggio cambi per ogni racconto, come in un tentativo (a mio modo di vedere riuscito) di far indossare alla particolare storia descritta l’abito che più le si adatta. In alcuni casi si può notare come la descrizione non è lineare ma ha degli scarti improvvisi oppure è un palleggiarsi di punti di vista con finali accennati, abbozzati o quasi inesistenti.

Un quadro quindi della cultura americana fatto con grande acume e con un linguaggio che dà l’impressione di entrare di taglio nelle problematiche per carpirne le più recondite ragioni.

Tanti gli spunti di riflessione che quest’opera offre perché diversi sono i temi affrontati così come tante le sensazioni che uno può ricercarvi. Riporto un passaggio, a mio modo di vedere interessante, sulla cultura della televisione e di come questa possa influire negativamente sulla persona. Parlando infatti dei telespettatori

La TV è arrivata a rappresentare tutto il loro universo emotivo, l’unica cosa che hanno, e in un certo senso il loro unico modo di definirsi come esistenti, come essersi dotati di un’identità distinta.

Wallace non è contro la televisione odierna, lui la vede semplicemente come un mezzo di espressione della decadenza dei nostri tempi. In un’intervista (allegata negli extra del libro) dice

La TV è solo un sintomo come tanti altri. Non è stata la TV a inventare il nostro infantilismo estetico così come non è stato il progetto Manhattan a inventare l’aggressività. Le armi nucleari e la TV hanno semplicemente intensificato le conseguenze di certe nostre tendenze, hanno alzato la posta in gioco.

Chiude la raccolta un racconto inedito. “La ragazza dai capelli strani” infatti esce negli Stati Uniti nel 1989. In questa edizione viene aggiunto un racconto inedito uscito sul New Yorker nel 2007 col titolo “Brave Persone”. Leggendolo si nota una discontinuità nel modo di rappresentare fatti e persone rispetto ai racconti propri della raccolta. Si tratta di un racconto di una certa delicatezza, di due giovani, di una scelta difficile e complessa, una narrazione lineare fatta in tono pacato e intimamente delicato.

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