La modista di Andrea Vitali

di Cristina Giuntini - 11-06-2008 

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“Un romanzo con guardia e ladri”, recita il sottotitolo. “Oh no, non è il mio genere”, potrebbe pensare il lettore non appassionato di romanzi polizieschi. E sbaglierebbe. Anzi, diciamo che non avrebbe neppure guardato il libro con eccessiva attenzione. Non avrebbe colto, infatti, lo sguardo apparentemente dolce e delicato, in realtà molto più sensuale e piccante, pieno di promesse, della vivace brunetta ritratta in copertina. E non avrebbe percepito la suggestione del titolo, evocativo di un mondo fatto di pizzi, trine, incontri, rossori, pettegolezzi e chiacchiere. Anche se la modista del titolo, alle chiacchiere preferisce i… fatti! Sì, ci sono le guardie, ed anche i ladri. Ma si tratta di veri e propri ladri di polli, che ci ispirano più simpatia che altro. D’altronde i fatti si svolgono intorno agli anni Cinquanta in un paesino sul lago di Como, dove fatti più gravi, per fortuna, dovevano succedere molto raramente. Il punto di forza del romanzo è senza dubbio la sua ambientazione, nella quale il lettore si immerge grazie ad una scrittura altamente evocativa nella sua estrema semplicità, che ci trasporta in una provincia tranquilla, un poco sonnecchiosa, dove ci sembra di sentire il soffio del vento, i passi ed il cicaleccio delle massaie interrotti a tratti da qualche rara automobile di passaggio, le campane della chiesa, il fischiettare del postino, una radiolina che trasmette l’ultimo successo di Nilla Pizzi. Un mondo in miniatura, che basta a se stesso, e dove il viaggio di lavoro più lungo ed impegnativo è quello in treno fino a Como per incontrare le autorità superiori. Per il lettore di oggi, spesso invischiato in una vita stressante e ben diversa da quella che viene descritta, leggere questo libro è un bagno di acqua fresca in una giornata afosa, è aspirare il profumo del pane appena sfornato, è fermarsi ad osservare un gioco di bimbi sul selciato di una piazza semideserta. In questa ambientazione così tranquilla, si inserisce un intreccio brioso che ricorda certe commedie all’italiana con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida. C’è il maresicallo Accadi, continuamente distratto dal suo dovere dalla sua passione per la procace ed affascinante modista Anna Montani. L’appuntato Marinara, serio e tranquillo, che in pratica lavora al posto del suo superiore e cerca di aiutare, più che punire, i delinquentelli di paese. Il Pochezza, cronista occasionale e mira di molte nubili del paese in quanto benestante e con madre anziana, continuamente in bilico fra il rapporto con la bella modista, i sensi di colpa e la ricerca di una moglie e di una situazione familiare “perbene”. Il Bicicli, il raccomandato del Sindaco, dapprima guardia comunale poi spazzino, comunque talmente imbranato da combinare solo ed esclusivamente grossi guai. E poi i tre sbandati del paese che vivono di espedienti, le anziane farmaciste che nascondono inconfessabili segreti, la brava ragazza che lo resta solo fino a quando non si tratta di legare a se un prossimo marito… Potremmo azzardare la definizione di romanzo “corale”, in quanto molti dei personaggi hanno un ruolo importante nell’azione e, malgrado il titolo, la modista non ne è la protagonista assoluta. La modista è, per usare un’espressione ugualmente un poco datata, “la ragazza dalle lunghe ciglia: tutti la vogliono e nessun la piglia”. Usa le sue arti seduttive per ottenere dagli uomini quello che vuole, ma il gioco finisce sempre per sfuggirle di mano e con uno di loro perderà anche il cuore. Apparentemente maliziosa, in realtà impreparata alle conseguenze delle sue stesse trame, alla fine risulterà comunque vincitrice, seppure a metà. La lettura del romanzo risulta scorrevole ed appassionante, ma se un limite bisogna trovargli è la quasi totale mancanza di analisi introspettiva dei personaggi, che vengono caratterizzati come attori che si muovono su di un palcoscenico, senza che ci si soffermi a lungo sui sentimenti o sulle riflessioni di ciascuno di loro. Perfino quando l’azione viene spezzata da eventi luttuosi, si tratta di un breve lasso di tempo: subito dopo la vita continua più o meno come prima. Malgrado questo, però, è un romanzo sicuramente da leggere, per assaporare il gusto di quelle cose semplici e di quella vita pacata che oggi non esiste quasi più, e nel contempo rendersi conto che non era proprio tutto oro quello che luccicava. E, se mi è permesso il gioco di parole, si tratta sicuramente di un romanzo “vitale” come il suo autore…

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