L’uomo duplicato - José Saramago

di Maria Antonietta Vargiu - 11-06-2011 

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"L’uomo duplicato" è un grande libro: avvincente, ironico, originale. Il romanzo di José Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998, possiede i tratti di un’indagine psicologica e introspettiva sull’identità e sull’alterità della persona ed è anche una continua meditazione sui comportamenti umani.

Il protagonista ha “un nome che gli pesa come un macigno” e non a torto: Tertuliano Màximo Afonso, professore di storia, vive solo, dopo un matrimonio fallito. Ha una madre lontana, una compagna amabile, Maria Da Paz, ma non esattamente ricambiata. Una sera, per una strana coincidenza, Tertuliano vede un film, uno qualunque, banale, eppure da allora la sua vita cambia in maniera sconvolgente. Da quel momento comincia la delirante ossessione. Nel film Tertuliano vede la sua immagine, esatta, uguale e identica, vede se stesso (si tratta invece di un attore che gli somiglia in modo impressionante). E’ la premessa di un viaggio misterioso, inquietante, una caccia difficile e solitaria alla ricerca del sosia sconosciuto.

Non può definirsi certo un romanzo sulla clonazione - non lo è di sicuro nell’intento dell’autore-, il tema è piuttosto quello dell’Impossibilità, perché è davvero impossibile che due esseri umani, nemmeno lontani parenti, siano perfettamente identici nelle fattezze del corpo, nelle sembianze, perfino nelle cicatrici. Il Doppio dunque diventa persona e affronta l’intruso che vive, respira e costituisce un pericolo grave e segreto, una continua minaccia. Quando i due uguali si incontrano, il lettore si perde curioso nel caratteristico “realismo magico” di Saramago quando descrive il Doppio che non è solo il ruolo dei protagonisti, ma doppi sono anche i gesti e soprattutto il dramma finale che li unisce e fatalmente li divide. Così, l’autore diventa via via meno realistico e più onirico: un evento semplice e occasionale si espande inaspettato fino al suo spontaneo esaurimento, segue le inarrestabili leggi interne della narrazione, e produce cambiamenti straordinari e irreversibili.

Lo stile poi è inconfondibile, veloce e leggero, apparentemente senza regole, con un linguaggio parlato che racconta senza appesantire e fa percepire l’enfasi delle parole, le inflessioni della voce, il rapido flusso dei pensieri. Il risultato è un’opera di stile e di invenzione, ludica e al tempo stesso profonda, da leggere tutta d’un fiato. L’individuo si riflette costantemente in un gioco di specchi, ma ciò che conta è sempre la sua unicità, affermata contro l’insignificanza anche a caro prezzo.

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