Io e Dio - Vito Mancuso

di Mario Bonanno - 23-09-2011 

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Non so se del tutto in buona fede Gianni Baget Bozzo, qualche tempo fa, invitava a interrogarsi sul perché i libri di Vito Mancuso avessero un così largo successo (scrivere di teologia non è come scrivere di teen agers in amore, no?). Provo a rispondere alla sua sollecitazione, dopo avere ultimato la lettura di questo nuovissimo “Io e Dio” (Garzanti, 2011), volumone tanto colto e stratificato quanto di agevole leggibilità. E’ mai successo, prima di Mancuso, che qualche esperto di metafisica scendesse dalla torre d’avorio e si rivolgesse alle masse in maniera comprensibile? Senza, per di più, scadere di contenuto? Facilità di scrittura unita a temi di peso specifico non indifferente sono la formula vincente del teologo che vende più di Stephen King. “Io e Dio” era già alla seconda edizione dopo la prima settimana, e non in virtù di promesse ruffiane. Il saggio, come recita il sottotitolo, si rivolge ai perplessi, non assicura risposte a senso unico, formule magiche, e nemmeno panacee consolatorie. Peraltro assesta colpi polemici tanto ai miopi emissari di una religione (così come la politica) sempre più scissa dal contesto socio-culturale, quanto ai dogmatici dell’ateismo per partito preso. Vito Mancuso appartiene alla categoria dei credenti (il suo Dio coincide con il Bene, l’amore, l’afflato sociale), ma si chiama fuori dal gioco razzista e pernicioso delle fazioni, degli opposti estremismi, assumendo nei confronti dei dubbiosi (o degli atei senza prosopopea) un atteggiamento, anzi, di sereno confronto. Lo stesso che era già nelle pagine di “Disputa su Dio”, firmato a quattro mani con Corrado Augias. Mancuso rappresenta allora una specie di “miracolo” vivente, e non soltanto per questa sua vocazione vetero-gramsciana (l’autore mi perdonerà) a farsi intellettuale organico, ma anche perché, lo ripeto senza tema di smentita, è anche un ottimo scrittore. Leggere “Io e Dio” è come predisporsi all’ascolto di un amico che ne sa più di te sul Cielo e i suoi dintorni (il libro è una miniera di citazioni, di riferimenti biblici, filosofici, letterari) e ha voglia di partecipartene, senza presuntuosa accondiscendenza, senza senso di superiorità, con una serenità, un neo-umanesimo, un rispetto antico che rasenta l’empatia. Non fosse che il libro sta già andando a ruba di suo, ne consiglierei l’acquisto immediato.

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