Invisible Monsters - Chuck Palahniuk

“Invisible Monsters”, edito da Oscar Mondadori nel 2000, è il primo romanzo di Chuck Palahniuk, autore tra gli altri di "Soffocare" e “Fight Club”, da cui è stato tratto il celebre film con Edward Norton e Brad Pitt.
Brandy Alexander incontra Shannon. In realtà inizia da qui il romanzo, e non quando La top model Shannon, direttamente dal satinato e meraviglioso mondo di flash e lusinghe in cui conta esclusivamente la bellezza, viene sfregiata in un terribile incidente. Ora del suo viso da copertina non rimane che cicatrici e Brandy le dona veli per coprirle, per sparire. Se non puoi essere la più bella, l’oggetto del desiderio maschile, allora è meglio non essere.
In un solo istante con la bellezza del suo splendido viso è irrimediabilmente compromessa la sua carriera e il suo futuro, indissolubilmente legato alla sua immagine, a quanto riesce a piacere a tutti. Il suo ragazzo e la sua migliore amica la lasciano sola, duplice tradimento. Se non puoi piacere a tutti, allora è meglio coprirsi, evitare gli sguardi, essere invisibili.
Brandy si muove nel sottile confine tra reale e apparente e danza incoerente una nuova vita, viaggio nella sua storia e nella storia della sua famiglia, dei suoi genitori, le cui convinzioni borghesi sono state incendiate oscenamente da un figlio gay, malato di AIDS. Brandy ha trasformato tutto, ha reso menzogne tante verità, a altre verità ha cambiato sostanza corrodendole a poco a poco fino a mostrare qualcosa di nuovo, del tutto nuovo, del tutto diverso da ciò che c’era prima. Brandy ha trasformato tutto, anche se stessa. Shannon, che non piace più a nessuno, viaggia, ruba e ferisce ferita nel profondo, non scoprendo nessuna verità consolatoria.
Palahniuk non regala favole e morale che ristabiliscano la giustizia, ma solo uno sguardo feroce, che è tutto quello che dobbiamo al mondo, pronto ad abbandonare tutto ciò che è mutilato, difforme, ferito. Palahniuk non regala giustizia, che non sia profondamente compromessa alla base e pertanto del tutto inefficace.
Palahniuk, Shannon e Brandy non hanno paura di passare la mano sulle ferite di una figlia e di una coppia di genitori e di ogni storia, senza pietas filiale e senza un solo grido di orrore e in fondo senza scandalo. Quello che per tutti è difficile da digerire, assimilare, fare proprio, tutto quello che è estraneo e oscenamente diverso, tutto ciò che è passato e possiede tutto l’orrore del passato che non si può accettare, è schiaffato sotto i nostri occhi; ogni pietà viene mascherata e ogni verità si disfa sotto gli occhi ad uno sguardo disincantato.
Abbiamo il dolore e tutto il viaggio per affrontarlo, nessuna morale per sopportarlo e molto coraggio per guardarlo in faccia. Cosi almeno, in qualche modo, potremo accettarlo, ma solo nel rifiuto di tutto quello che ci lambisce oscenamente, tutte le strade costellate di falsità con cui si pretende di arrivare a una qualche felicità.
Se c’è una lezione in “Invisible Monsters”, se è giusto cercare una risposta definitiva dove non c’è nessuna volontà di fornircela, eccola: bisogna smascherare tutto e smascherarsi del tutto, sfregare come pietre tra loro le nostre ferite più profonde per scoprire anche fosse una sola minuscola scintilla di quel che resta dell’amore.

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