Il segno rosso del coraggio - Stephen Crane

"Aveva sognato di battaglie per tutta la vita, di vaghi sanguinosi conflitti che lo avevano fatto fremere col loro travolgente ardore [...] aveva letto di marce, assedi, scontri, e aveva anelato a vedere tutto ciò".
Il giovane Henry Fleming non sa nulla della guerra, ma decide di arruolarsi per verificare le sue fantasie, per dimostrare il suo valore. S’immagina grande tra i grandi. Ma non sarà così. Al momento della prova del fuoco, pur provando a ripensare alle sue vecchie visioni di coraggio e di gloria, non riuscirà più a immaginarsele possibili.
L’intreccio del romanzo è apparentemente semplice; si svolge tutto in due giorni, due giorni di ansie, stati d’animo confusi che si susseguono come in un vortice. La paura del campo di battaglia, del nemico, la vergogna di essere visto nel momento della fuga, il tentativo di giustificarsi davanti a se stesso e, infine, "il segno rosso del coraggio". Ma quella di Crane è pura, amara, ironia. La ferita, la prova del coraggio, è una beffa. Disorientato, dopo la fuga, chiede aiuto a un compagno ma, scambiato per un nemico, viene colpito alla testa da un fucile. Quel segno, quel livido diverrà la sua salvezza poichè lascerà credere che è la ferita di una pallottola, la naturale conseguenza del suo eroismo. Il giorno dopo conquisterà la bandiera nemica ma non sarà abbastanza. La legge della sopravvivenza ha vinto, ma non ha vinto Henry. Il suo è un dissidio tra fragilità e coraggio, un conflitto tra immaginazione e destino che viene reso in modo drammatico e al contempo con spietata ironia.
Questo libro ha segnato l’intera narrativa americana del Novecento. Crane, per primo, ha confinato il tema della guerra dentro la solitudine di un individuo, nel ritratto psicologico della sua paura. Nomi e luoghi restano anonimi, la guerra si svolge unicamente attraverso gli occhi del protagonista. Realismo e ironia inquadrano la vicenda e permettono di coglierne la verità e l’assurdità: il furore bellico iniziale del protagonista, il panico davanti all’esercito nemico, l’ammirazione ingiustificata dei compagni. È la storia della sconfitta di un eroe annunciato o, più semplicemente, di un anonimo antieroe americano.

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