Il porto degli spiriti - John Ajvide Lindqvist

di Ilenia Provenzi - 18-02-2012 

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John Ajvide Lindqvist, già noto al pubblico per i romanzi “Lasciami entrare” e “L’estate dei morti viventi”, torna a parlare di creature sovrannaturali e di oscuri misteri, sullo sfondo della suggestiva Svezia.

“Il porto degli spiriti” racconta le storie degli abitanti di Domarö, una piccola isola di pescatori dove la vita scorre tra la pesca e le occupazioni quotidiane, nascondendo però un passato segreto. Tutto ha inizio in una splendida giornata invernale, al faro di Gåvasten, da cui Anders e la sua famiglia contemplano il paesaggio innevato. La piccola Maja, curiosa e vivace, si allontana attirata da qualcosa che nessun altro riesce a vedere e scompare nel nulla, gettando i genitori nella disperazione. La tragedia disgrega la coppia e qualche anno dopo ritroviamo Anders, solo e depresso, che torna sull’isola e si costringe ad affrontare il passato. E qui Maja (il suo spirito?) sembra comunicare con lui, gli fa sapere di esistere ancora, intrappolata in un luogo irraggiungibile. Deciso a cercare la figlia, Anders comincia a interrogare le persone intorno a lui e scopre la vera storia dell’isola e dei suoi abitanti, che hanno mantenuto nel corso del tempo un legame con gli spiriti e con la magia. Compie un viaggio nell’abisso della sua anima, rappresentato metaforicamente dal mare freddo e minaccioso, durante il quale incontra i suoi demoni e finisce per incolparsi della scomparsa di Maja, arrivando a mettere in dubbio il suo amore per lei.

“Il porto degli spiriti” è una storia di caduta e di redenzione, un horror che sfrutta il fascino di un Nord bellissimo ma inquietante per parlare di un mondo nascosto, eppure intrecciato con il nostro. Il romanzo di Lindqvist, tuttavia, non convince del tutto: le tante storie che si alternano e i numerosi punti di vista confondono il lettore, al punto che la vicenda rischia di risultare noiosa. Non si crea un vero legame emotivo con i personaggi, che, pur essendo interessanti e ben caratterizzati, perdono il confronto con la natura circostante, la vera grande protagonista, descritta in modo efficace e suggestivo. Il libro, insomma, non entusiasma, ma può piacere agli appassionati del genere e di sicuro si presta bene a un adattamento cinematografico.

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