Il colore dei fiori d’estate - Anna J. Mayhew

Recensione di Alessandra Stoppini - 26-06-2012 

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Il colore dei fiori d’estate - Anna J. Mayhew

“Mary era venuta a lavorare da noi quando avevo cinque anni, era la prima persona di colore che avessi mai conosciuto”.

June Bentley (Jubie) Watts rievocava la lunga estate calda del 1954 ricordando la governante (“mi piaceva che un’adulta mi prendesse sul serio”) che per molti anni si era presa cura della famiglia composta dal padre William, costruttore edile con una pericolosa propensione all’alcool, dalla bella madre Paula dalla fiammeggiante chioma rossa e dai quattro figli: l’adolescente Estelle Ann, la tredicenne Jubie, la piccola Caroline (Puddin) e Davie di due anni.

Nell’America segregazionista degli anni Cinquanta, a Charlotte nel North Carolina, in una torrida mattina d’agosto Paula e i figli insieme a Mary Luther erano in procinto di partire per le vacanze destinazione Florida. Gli occupanti tutti stipati dentro la Packard, sotto un cielo che “era un’ampia e lontana distesa azzurra sopra le querce che fiancheggiavano Queens Road West”, salutavano il padre la cui ultima raccomandazione era stata “non lasciare che Mary stia seduta davanti”. “Non farei mai una cosa così stupida” rispose Mamma”. Prima tappa la Georgia, dove in una città di nome Toccoa vari cartelli nei giardini delle case avevano questa dicitura: “SEPARATI MA UGUALI VA BENE PER TUTTI E LA SEGREGAZIONE FUNZIONA ANCORA, NON AGGIUSTATELA”. In quell’istante Mary aveva preso la mano di Jubie e la ragazzina aveva notato la differenza tra le sue esili dita “lisce e pallide” e quelle di Mary “marroni e callose dalle grosse nocche”. Il viaggio si prospettava lungo e insidioso mano a mano che l’automobile si dirigeva sempre più nel profondo e razzista Sud. “Se non fossimo mai rimasti bloccati al Sally’s Motel Park di Calxton, Georgia... Mary sarebbe ancora con noi”.

L’autrice, nata e cresciuta nel North Carolina, con questo romanzo (titolo originale: The Dry Grass of August), che intervalla capitoli contenente ricordi dell’infanzia di Jubie con la cronaca del viaggio, ha vinto il Sir Walter Raleigh Award. Pubblicato in Italia da Newton Compton nel 2012, Il colore dei fiori d’estate è un veritiero e toccante racconto dei comportamenti dell’ottusa società americana degli anni Cinquanta. Piccoli dettagli descrivono il lungo periodo della segregazione razziale negli USA che sarebbe terminato negli anni Sessanta grazie a gesti di coraggio come quello di Rose Parks e alla tenacia di Martin Luther King. “Una linea gialla sul fondo dell’autobus separava il davanti dal retro”. Jubie si rendeva conto che il mondo degli adulti era fatto di ipocrisia e di atteggiamenti sbagliati se a Pensacola a casa dello zio Taylor Mrs Kay Macy Cooper era guardata con sospetto e degnazione solo perché era un’integrazionista. Le pagine scorrono e il lettore resta catturato dalle vicende della famiglia Watts prototipo apparente di un clan felice come il ritratto familiare “messo in una cornice di mogano” appesa sopra il caminetto. Ma qui “i problemi non vengono risolti con l’amore e le risate” come avviene nello sceneggiato allora in voga The Family at Home. All’inizio del volume è posta una strofa di uno Spiritual afroamericano perfetta sintesi di una storia indimenticabile.

“A mezzanotte quando avrai bisogno di forza, quando ti senti il cuore pesante, fuggi via, fuggi via verso casa, io non starò via ancora per molto”.

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