Follia - Patrick McGrath

Recensione di Silvana Mazza - 12-03-2012 

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Follia - Patrick McGrath

Follia di Patrick McGrath – Adelphi 1996

“Già l’amore: parliamo di questo sentimento che non riuscivi a dominare, come lo descriveresti?”

Inghilterra 1959 – Max Raphael, psichiatra, si trasferisce con la moglie Stella ed il figlio Charlie in un manicomio vittoriano, fuori Londra, in cui è stato nominato vice-sovraintendente. La moglie, Stella, è una donna molto bella e raffinata, ma fragile e sensibile e ben presto arriva a disprezzare l’atmosfera claustrofobia del manicomio e suo marito, uomo freddo ed insensibile, votato solo al suo lavoro. La sua vita sarebbe andata avanti così in una quotidianità ossessiva, se non avesse incontrato Edgard Stark, un paziente uxoricida, in semilibertà per la cura del giardino. Edgard è un artista, uno scultore, per il quale il confine tra arte e passione, amore e morte è diventato inesistente e in lui Stella ravvisa qualcosa di solido e maturo, nonostante tutti i discorsi sul suo orrendo crimine. Dall’incontro scaturisce un amore folle, una passione erotica incontrollabile ed irrazionale e, quando Edgard riesce a fuggire dal manicomio con l’aiuto inconsapevole di Stella, fugge anche lei a Londra per vivere il suo grande amore senza alcun rimpianto per Max e solo qualcuno per Charlie, ma la passione è più forte della ragione, consuetudine e buonsenso.

Edgard e Stella vivono la loro tormentata storia fino al sopraggiungere della gelosia immotivata e pericolosa dell’artista, in cui si scorgono gli antichi impeti di follia pura e Stella, spaventata, fugge anche se sempre innamorata. Saranno trovati dalla polizia, che riporterà Edgard in manicomio e restituirà Stella alla famiglia. In un ambiente aspro e ostile come quello del Galles, dove Max troverà un lavoro, dopo lo scandalo della relazione e fuga della moglie e con la carriera finita, Stella sprofonda in una depressione irreversibile che Max accentua e che il figlio non riesce a mitigare, fino all’evento più drammatico, doloroso ed inaspettato del romanzo.

Il libro è un’analisi della discesa in un abisso di auto-ossessione di Stella e di come questa distrugga se stessa e tutto ciò che le sta intorno. La storia è raccontata in prima persona da uno psichiatra, Peter Cleave, collega e amico di Max e Stella, apparentemente con il distacco con cui si parla di un caso clinico, senza esprimere un vero giudizio di fondo, ma in realtà non espone i semplici fatti: la narrazione è alterata da una percezione unilaterale della vicenda, che appare via via sempre più evidente alla fine del romanzo ed è diversa da quella che eravamo costretti ad immaginare.

L’autore, Patrick McGrath, ha trascorso gran parte della sua infanzia nel manicomio criminale di Broadmoor, dove il padre esercitava la professione di psichiatra ed è diventato un osservatore straordinariamente acuto di pazienti psichiatrici e di coloro che se ne occupano ed usa il suo talento letterario per raccontare storie avvincenti anche se cupe. Coinvolgente e fluido nella lettura, il romanzo costruisce una sottile cinica follia che palesa una costante inclinazione freudiana. Nel 2005 dal romanzo “Follia” è stato tratto il film omonimo con la regia di David Mackenzie.

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