Come gocce di sale e di vento - J. Courtney Sullivan

Recensione di Alessandra Stoppini - 09-07-2012 

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Come gocce di sale e di vento - J. Courtney Sullivan

“Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”.

L’incipit di Anna Karenina di Lev Tolstoj può benissimo essere applicato ai Kelleher, famiglia cattolica irlandese del Massachusetts, i cui componenti femminili sono ben caratterizzati dalla scrittrice e giornalista americana alla sua seconda prova narrativa. L’azzurro scuro dell’Oceano Atlantico, le cui onde vanno a frangersi sulle coste di Cape Neddick nel Maine, è lo specchio nel quale si riflettono le esistenze di quattro donne: Alice, Kathleen, Maggie e Anne Marie, legate tra loro dal vincolo della parentela.

La matriarca Alice, 83 primavere portate con stile e rigore, da più di sessant’anni trascorreva le vacanze estive nel cottage di legno e pietre costruito dal defunto marito Daniel su quel terreno “bello grande, proprio sul mare” che l’uomo aveva vinto nel 1945 grazie a “una scommessa di cinquanta dollari”. Alice’s House rappresentava “il loro pezzetto di paradiso” da dove ancora adesso Alice “beveva vino rosso e guardava le onde”. Oramai la donna che custodiva nell’animo un doloroso segreto, “non sentiva più il desiderio di indossare il costume da bagno e tuffarsi... preferiva osservare da lontano, lasciando che lo spettacolo l’attraversasse come un fantasma”.

Giugno era tornato e Kathleen, la ribelle figlia maggiore di Alice da sempre la preferita del padre, stava per recarsi a Cape Neddick. Anche Maggie, figlia di Kathleen era in procinto di soggiornare nel cottage proprio in un momento difficile: la ragazza aspettava un bambino dall’egoista Gabe che l’aveva appena abbandonata. Anne Marie, nuora di Alice, era la classica moglie e madre perfetta “la figlia che Alice non ha mai avuto”. Come sarebbe stata la convivenza tra queste quattro donne diverse tra loro per carattere e temperamento? “

La morte di Daniel aveva messo fine alla loro famiglia. Ognuno si era allontanato dagli altri e, a un certo punto, senza nemmeno rendersene conto, Alice era passata dal ruolo di matriarca - a guardia della saggezza e dell’ordine - a quello di vecchia signora cui far visita prima che cominciasse il divertimento della giornata”.

Pubblicato in Italia da Garzanti nel 2012, Come gocce di sale e di vento (titolo originale: Maine) è stato definito dal New York Times Book Review uno dei migliori romanzi del 2011, dove le immense spiagge sabbiose fanno da degna cornice a una storia tutta al femminile che esamina le diverse psicologie delle protagoniste. Nessuna di loro è serena: la vita di Alice ora era regolata dalla routine, Katheen si sentiva sempre inadeguata rispetto alla madre “era una maledizione speciale avere una madre molto attraente quando si era soltanto nella norma”, Maggie doveva prendere una decisione importante e “l’imperturbabile” Anne Marie non era quel simbolo di perfezione che tutti credevano. La casa nel Maine che contiene sessant’anni di vita di un clan familiare è il collante emotivo capace di tenere unite le donne Kelleher.

“Il cottage nel Maine era l’unica cosa che la distingueva dagli altri, l’unica cosa straordinaria che aveva”.

In una recente intervista l’autrice ha precisato: “desideravo esplorare alcuni argomenti - l’alcolismo, la religiosità, i risentimenti e i segreti familiari - passando da una generazione all’altra”. Il romanzo negli USA ha rapidamente scalato le classifiche di vendita grazie al passaparola, perché parla di sentimenti autentici con rara sensibilità. Da citare la frase tratta dal poema Aurora Leight di Elisabeth Barrett Browing che l’autrice ha scelto di porre all’inizio del volume:

“Ahimè, una madre non ha mai paura di parlare con rabbia a un figlio, perché l’amore, lei lo sa, giustifica l’amore”.

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