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Francesco Gungui



"Che la festa cominci" di Niccolò Ammaniti



- Benvenuti al party del secolo. L’Italia fatta a pezzi in una sfrenata ed esclusiva Apocalisse. Quarta di copertina

- “Quel che resta dell’Italia…”ovvero una favola a rovescio Sottotitolo

Un Ammaniti inedito per certi versi; toltasi la pesantezza di testi più grevi, si è lasciato scivolare una storia impazzita che ricorda certi musical degli anni ottanta, dove tutto è esagerato e paradossale (ma non troppo). La trama, in breve, è quella di un parvenu della peggior specie, Sasà Chiatti, un immobiliarista/palazzinaro, cafone quanto non basta e megalomane all’ennesima potenza, il quale organizza una super-mega festa a Roma, a Villa Ada, sua proprietà, ed invita “Tutti i nomi che contano” del rutilante mondo dei VIP. Ci sono proprio tutti: politici, attori e attoruncoli, artisti di svariati generi, calciatori, donne e donnine inconsistenti se non ornate di bellezza, per lo più rifatta, elefanti, tigri e quant’altro, insomma un campionario e una fauna umana, archetipi di una specie tanto stigmatizzata e, al contempo, corteggiata dai mass media perché spettacolarizza e sensazionalizza! C’è lo scrittore di successo, “Tu sei forte, tu sei bello, tu sei imbattibile, tu sei incorruttibile, tu sei un …AH…AH…Cantautore”, Fabrizio Ciba, preoccupato solo del suo ego e dell’immagine che deve dare di sé. Da antologia cinefila, la scena...”Con un colpo gli strappò la chiavetta USB da 40 gb dal collo…” del grande autore dei capolavori della letteratura italiana degli anni settanta, ormai cadavere. Ci sono le belve di Abaddon, una patetica setta satanica di Oriolo Romano, il cui leader Saverio Moneta cerca nel male un riscatto alla sua tapina e fantozziana vita. Una folla di personaggi affolla la scena narrativa, impazza in preda ad un’euforia lugubre da bolgia infernale, è una festa tragicomica, iperrealistica e sopra le righe dall’inizio alla fine. Un’umanità tronfia e ridicola, persa nel suo isterico vaneggiare, tesa ad inseguire e perseguire, spesso il nulla, cieca nel non vedere il precipizio che gli si para di fronte. Sono scene apocalittiche, in tono mondano, fatuo e satirico, quelle che si palesano davanti agli occhi dei lettori, dove tutto è esasperato fino al parossismo, la comicità graffia e irride. Sembrano tutti delle marionette senza umanità e sensibilità, omnia transeat… “Con il tempo, anche questa brutta esperienza sarebbe passata, avrebbe perso la sua drammaticità e l’avrebbe ricordata con un misto di divertimento e di rimpianto”, gli Umani si orientano come certi voltagabbana della politica e non. Critica feroce all’ex URSS, gli atleti sovietici partecipanti alle olimpiade del ’60 a Roma che preferiscono alla vita soffocante in Unione Sovietica quella altrettanto soffocante, ma libera delle catacombe: alla prigionia della mente la libertà di scelta... Siamo una società, si spera una parte, alla deriva, travolti da quell’onda anomala, “l’acqua della condotta esplose dal bacino ed aprì una voragine nella terra e sfondò la volta di tufo di una galleria che passava proprio sotto il lago, e cominciò a riempirla come fosse un’enorme tubazione”, che tracima e porta a galla senza una razionale selezione. Certo che siamo anni luce lontani dalla morale manzoniana della peste che amministra la giustizia separando i vizi dalle virtù; i confini tra il male e il bene non sono più tracciabili, tutto può essere accettato, importante che raccolga consensi e plausi pubblici. Non è un pamphlet: Ammaniti non è un fustigatore delle storture e delle deviazioni di certa umanità, ma come gli artisti di razza, imbastisce una favola, solo che rovescia le parti, non sono protagonisti gli animali umanizzati, bensì gli uomini animalizzati in tutta la loro ferinità. Dialoghi comici e battute mordaci contrappuntano uno stile attuale e carico di vena sardonica dove galleggia ciò che resta della nostra “Povera Patria”, gli avanzi di un pranzo o di una cena mal digerita.

L’autore - Niccolò Ammaniti è nato a Roma nel 1966. Ha pubblicato Fango (1996), Branchie (1997), Ti prendo e ti porto via (1999), Io non ho paura (2001), Come Dio comanda. Dei suoi libri sono stati tratti film di successo, di importanti registi. E’ pubblicato in 44 Paesi e il suo sito ufficiale è all’indirizzo www.niccolòammaniti.com.

Dal 26 ottobre 2009 in libreria:

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Recensione di Arcangela Cammalleri, 18 novembre 2009
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  • 9 dicembre 2009 11:10, di alessandro

    scusatemi, ma io devo aver letto un altro libro - il CHE LA FESTA COMINCI che hanno venduto a me è una patetica caricatura del Niccolò Ammaniti che tanto mi aveva in passato deliziato

  • 21 dicembre 2009 16:51, di Rodolfo

    a me è sembrata un’emerita pocheria!

  • 28 dicembre 2009 18:33, di Gabriella Boschiero

    Veramente un brutto libro, per fortuna l’ho preso in biblioteca! Mi dispiace, perchè penso alla poesia del bellissimo "Ti prendo e ti porto via" al praticamente perfetto "Io non ho paura" e all’incasinato ma pur avvicente "Come Dio comanda". Sembra essere uno di quei libri pubblicati postumi e assemblati prendendo dei poveri appunti dell’autore ormai deceduto... Brutto davvero. Peccato

  • 30 dicembre 2009 20:47, di Alex

    si non posso che concordare con gli altri commenti;mi aspettavo molto di piu’ e man mano che leggevo sprofondavo nel baratro di questa storia pazzesca.Che dire? Aspetto qualcosa di meglio dall’autore ,boh speriamo!

  • 3 gennaio 15:24, di arezzo ama ammaniti

    siete i soliti sfigati pippaioli pseudo intellettual-onanisti,andatevi a leggere le scoregge dei numeri primi di quella mezza sega di giordano,o il libro di paolo brosio su la madonna.intanto se non avete letto il racconto scritto da niccolò con manzini su crimini 1 non coglierete mai appieno la genialità di questo sequel in flashback,per finire questo libro è un divertissement satirico visionario,non ha di certo la brama di emulare guerra pace.

  • 3 gennaio 18:08, di dova

    concordo con chi leggendo il libro si aspettasse di più tanta pubblicità per un gran brutto libro

  • 4 gennaio 15:43, di Redazione

    Si prega di moderare i termini, limitandosi a dare la propria opinione del libro, senza insultare altri lettori con idee differenti a riguardo. La Redazione di SoloLibri.net

  • 5 gennaio 03:34, di Claudio goy

    Moltissime strizzate d’occhio al lettore (il rapporto di Ciba con i fans, per esempio), a tratti persino moralistico (mai davvero pungente). Mancano grandi invenzioni. Ammaniti resta simpatico, qualche pagina è piacevole tuttavia tutto (dalla trama alla scelta degli aggettivi all’evocazione di particolari oggetti e animali) appare scritto senza troppo impegno...insomma un lavoro tirato via. Non appare nemmeno molto efficace come libro satirico poichè la pirotecnica realtà italiana superà per impatto la rilettura (molto didascalica) del bravo scrittore. Molto piatte le citazioni di "Jurassic Park" e di Scarface (sembrava di vedere il film "Gomorra"). Leggendo "L’ultimo capodanno" e "Come Dio comanda" e idealmente unendo questi due libri "Che la festa..." appare, in sintesi, un libro superfluo ed inutile. Mi ha fatto male leggerlo? sono pentito di averlo acquistato? La risposta ad entrambe le domande è no.

  • 5 gennaio 15:51, di chiara

    bè non lo so forse sarò strana io, ma a me è piaciuto tantissimo... finalmente una storia diversa forse un pò confusionaria ma diversa. veramente un gran bel libro !!!

  • 10 gennaio 21:35, di lulla

    Deludente scivolone di uno scrittore che era apparso geniale in "Ti prendo e ti porto via" e in "Come Dio comanda", o iperealistica fotografia della volgare, putrida cloaca della società in cui sguazziamo con becero compiacimento? ai posteri l’ ardua sentenza.

  • 11 gennaio 22:20

    come sieti critici e negativi.sembra quasi che non sappiate sorridere della vita che ci circonda. bravo Ammaniti

  • 15 gennaio 01:11, di Nerio

    All’inizio mi era sinceramente piaciuto, ma a festa inoltrata, via via che sono andato avanti sono rimasto sempre più sconcertato. Il libro ha preso una brutta piega, irrimediabilmente troppo assurdo. Peccato davvero, niente a che vedere con "Ti prendo e ti porto via", per non parlare poi di "Io non ho paura". Solo un po’ peggio di "Come Dio Comanda".

  • 22 gennaio 19:30, di Fabius

    Perchè non pensate che possa esistere un Sasà Chiatti al giorno d’oggi? Date la possibiltà a chi dico io di comprare villa Ada e vedi che ti combina! Nessuno ha notato che nel libro ci sono molte scene di sesso ( a Niccolo te piacerebbe esse come Ciba eh!!! ). Bella libertà che si sono conquistati i Russi, 50 anni dentro le catacombe deve essere ’na figata proprio. Comunque il libro mi è piaciuto abbastanza e volevo dire a Niccolò di tenere duro che prima o poi l’incontra un vecchietto con una USB da 40Gb al collo. Fabius.

  • 24 gennaio 15:35

    nel complesso potrebbe considerarsi anche un bel libro, ma il finale è stato un pò insoddisfacente! adoro lo stile dell’autore, e ho letto tutti i suoi libri in passato, ed è la prima volta che Ammaniti compone questa storia tragicomica e surreale.

    A livello personale, leggendo le prime pagine, mi aspettavo tutto tranne che un finale del genere, il fatto che l’autore ama terminare i suoi romanzi lasciando i lettori nel dubbio, è evidente, ma personalmente parlando, nel caso di "che la festa cominci" mi ha notevolmente deluso.

  • 28 gennaio 16:03, di Lm81

    Delusione, l’inizio è accattivante poi scade pesantemente. Speriamo nel prossimo.

  • 1 febbraio 19:16, di lalla

    Non capisco le critiche negative al libro.Per me è stato un’esplosione di divertimento.ilarità e riflessione che mi ha fatto letteralmente perdere qualche ora di sano sonno per sapere le avventure di questi personaggi.Grossa fantasia e riproposta di personaggi di cui è piena la vita! Grande Ammaniti! Spero in un altro romanzo così "lieve" ma così ironico!

  • 9 febbraio 15:26, di milly

    Solo ora, dopo avere appena finito di leggere "Che la festa cominci", ho letto - per mera curiosità e forse, incosciamente, per prolungare il rapporto con il libro - alcune recensioni, quasi tutte, purtroppo, negative. Personalmente ho trovato l’opera (e sottolineo l’opera) amabilissima. Non mi ha commosso, certo, come altri libri di Ammaniti (a Cristiano di "Come Dio Comanda" ho voluto bene quasi come a un figlio) non mi ha sconvolto come "Io non ho paura", ma mi ha preso ugulmente, mi ha fatto sorridere e riflettere. E’ una deliziosa satira della nostra società malata, popolata da squallidi megalomani e da poveri sfigati in cerca di riscatto. La festa di Chiatti ha un epilogo grottesco e quasi catartico. L’apocalisse si consuma al centro di Roma, sullo sfondo il rumore del traffico della capitale. Eppure tra le macerie affiora a tratti l’umanità di alcuni personaggi, non a caso, proprio i più emarginati. Mantos salva Larita anzichè giustiziarla, Zombie si uccide per amore e non in nome di Satana.....Ammaniti è un maestro nel dare spessore e dignità a quelli che non contano, nel concedere un’occasione a chi di occasioni non ne ha mai avute. Ammaniti resta il mio autore preferito

  • 5 marzo 16:27, di eli

    sicuramente non è uno di quei libri che ti trasmettono chissà cosa..ma sicuramente è molto piacevole..non è uno di quei libri pesanti, anzi è ti fa fare quattro risate con delle scene assolutamente diverteni.. è un ottimo libro per chi ha voglia di leggere qualcosa di non impegnativo in qualsiasi momento della giornata, anche in metropolitana o durante un viaggio perchè no??