Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti

di Arcangela Cammalleri , Lucia Dell’Omo - 18-11-2009  

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- Benvenuti al party del secolo. L’Italia fatta a pezzi in una sfrenata ed esclusiva Apocalisse. Quarta di copertina

- “Quel che resta dell’Italia…”ovvero una favola a rovescio Sottotitolo

Un Ammaniti inedito per certi versi; toltasi la pesantezza di testi più grevi, si è lasciato scivolare una storia impazzita che ricorda certi musical degli anni ottanta, dove tutto è esagerato e paradossale (ma non troppo). La trama, in breve, è quella di un parvenu della peggior specie, Sasà Chiatti, un immobiliarista/palazzinaro, cafone quanto non basta e megalomane all’ennesima potenza, il quale organizza una super-mega festa a Roma, a Villa Ada, sua proprietà, ed invita “Tutti i nomi che contano” del rutilante mondo dei VIP. Ci sono proprio tutti: politici, attori e attoruncoli, artisti di svariati generi, calciatori, donne e donnine inconsistenti se non ornate di bellezza, per lo più rifatta, elefanti, tigri e quant’altro, insomma un campionario e una fauna umana, archetipi di una specie tanto stigmatizzata e, al contempo, corteggiata dai mass media perché spettacolarizza e sensazionalizza! C’è lo scrittore di successo, “Tu sei forte, tu sei bello, tu sei imbattibile, tu sei incorruttibile, tu sei un …AH…AH…Cantautore”, Fabrizio Ciba, preoccupato solo del suo ego e dell’immagine che deve dare di sé. Da antologia cinefila, la scena...”Con un colpo gli strappò la chiavetta USB da 40 gb dal collo…” del grande autore dei capolavori della letteratura italiana degli anni settanta, ormai cadavere. Ci sono le belve di Abaddon, una patetica setta satanica di Oriolo Romano, il cui leader Saverio Moneta cerca nel male un riscatto alla sua tapina e fantozziana vita. Una folla di personaggi affolla la scena narrativa, impazza in preda ad un’euforia lugubre da bolgia infernale, è una festa tragicomica, iperrealistica e sopra le righe dall’inizio alla fine. Un’umanità tronfia e ridicola, persa nel suo isterico vaneggiare, tesa ad inseguire e perseguire, spesso il nulla, cieca nel non vedere il precipizio che gli si para di fronte. Sono scene apocalittiche, in tono mondano, fatuo e satirico, quelle che si palesano davanti agli occhi dei lettori, dove tutto è esasperato fino al parossismo, la comicità graffia e irride. Sembrano tutti delle marionette senza umanità e sensibilità, omnia transeat… “Con il tempo, anche questa brutta esperienza sarebbe passata, avrebbe perso la sua drammaticità e l’avrebbe ricordata con un misto di divertimento e di rimpianto”, gli Umani si orientano come certi voltagabbana della politica e non. Critica feroce all’ex URSS, gli atleti sovietici partecipanti alle olimpiade del ’60 a Roma che preferiscono alla vita soffocante in Unione Sovietica quella altrettanto soffocante, ma libera delle catacombe: alla prigionia della mente la libertà di scelta... Siamo una società, si spera una parte, alla deriva, travolti da quell’onda anomala, “l’acqua della condotta esplose dal bacino ed aprì una voragine nella terra e sfondò la volta di tufo di una galleria che passava proprio sotto il lago, e cominciò a riempirla come fosse un’enorme tubazione”, che tracima e porta a galla senza una razionale selezione. Certo che siamo anni luce lontani dalla morale manzoniana della peste che amministra la giustizia separando i vizi dalle virtù; i confini tra il male e il bene non sono più tracciabili, tutto può essere accettato, importante che raccolga consensi e plausi pubblici. Non è un pamphlet: Ammaniti non è un fustigatore delle storture e delle deviazioni di certa umanità, ma come gli artisti di razza, imbastisce una favola, solo che rovescia le parti, non sono protagonisti gli animali umanizzati, bensì gli uomini animalizzati in tutta la loro ferinità. Dialoghi comici e battute mordaci contrappuntano uno stile attuale e carico di vena sardonica dove galleggia ciò che resta della nostra “Povera Patria”, gli avanzi di un pranzo o di una cena mal digerita.

L’autore - Niccolò Ammaniti è nato a Roma nel 1966. Ha pubblicato Fango (1996), Branchie (1997), Ti prendo e ti porto via (1999), Io non ho paura (2001), Come Dio comanda. Dei suoi libri sono stati tratti film di successo, di importanti registi. E’ pubblicato in 44 Paesi e il suo sito ufficiale è all’indirizzo www.niccolòammaniti.com.

Recensione di Arcangela Cammalleri

E’ una storia pazzesca, questa raccontata in “Che la festa cominci “. Ammaniti ha dato sfogo a tutta sua meravigliosa fantasia, alla sua verve e al suo innato talento. Il libro è ambientato a Roma e si muovono, personaggi particolari, se osservati nei dettagli, e assolutamente comuni, se visti nella massa. Il Talento, sta appunto, nell’osservare oltre le apparenze . Il primo da ”osservare“ è Saverio Moneta. Saverio è un ragioniere stanco e insoddisfatto, sposato con una donna insopportabile che lo tratta come se fosse pezza da piedi. Lui ha una vita parallela, perché è il capo di una setta satanica, Le Belve di Abbadon, setta, a dire il vero un pò sfigata. Non riescono a organizzare nulla e poi sono solo in quattro a farne parte. Lui tenta (sogna) di organizzare qualcosa che li faccia balzare al primo posto tra le sette sataniche italiane. Il secondo da “osservare“ bene è Fabrizio Ciba, scrittore talentuoso che però è fermo da circa cinque anni nella stesura del suo ultimo romanzo. Fabrizio è sicuramente un bravo scrittore, eppure conduce una vita abbastanza dozzinale…non è certo circondato da intellettuali, ma piuttosto da una vasta schiera di ignoranti. Specie di donne “stupide“, che preferisce a donne intelligenti, perché così il suo ego la fa da padrone. Entrambi hanno modo di partecipare alla mega festa organizzata dall’imprenditore Sasà Chiatti a Villa Ada. Parteciperanno a questa festa, che sarà il party dell’anno, le varie attricette, veline, calciatori, chirurghi estetici e vari psico-intellettuali. Ciba cerca di spaziare e cavarsela tra queste varie fette d’umanità, metre Saverio è lì con la sua setta per portare a termine un piano diabolico ai danni di una cantante convertita da poco al cattolicesimo. Durante questa lunghussima festa capiteranno avventure incredibili, iperboliche che Ammaniti riesce a raccontare in maniera molto semplice e soprattuto comica, delineando le sfaccettature dell’essere umano nell’epoca in cui viviamo. Un’epoca colma di vizi, di effimero e soprattuo della perdita di dignità .Proprio uno dei personaggi dice che non esiste più la classica “figura di merda“. Un tempo gli uomini ne erano ossessionati. Oggi invece non esiste più. Sembra che oggi si possa commettere tutto, anche le cose più disprezzabili. E queste invece di nuocere a una persona, la rende invece più affascinante, più meritevole di curiosità e attenzione. Basta guardare i giornali italiani, in questo senso. Il libro è incredibile. Si ride dall’inizio alla fine. Un vero e proprio antidepressivo.

Recensione di Lucia Dell’Omo

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