Cell di Stephen King

di Matteo Grimaldi, scrittore - 15-10-2008 

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Cell è l’ultima possibilità che do a Stephen King di scrollarsi di dosso l’etichetta di "ex Re" bollito. Di dimostrare al mondo e a me, per quello che può valere, che è lo stesso di "Misery", "Carrie", "It", "Christine", e non soltanto la sua tentata imitazione. Opto per l’edizione pocket, quella a prezzo pieno è troppo rischiosa.

Boston, primo ottobre. Tutto va bene. È un bel pomeriggio di sole, la gente passeggia nel parco, gli aerei atterrano quasi in orario. Per Clayton Riddell è il più bel giorno della sua vita perché un grosso editore ha deciso di pubblicare i suoi fumetti. In quel preciso istante il mondo finisce. A milioni, quelli che hanno un cellulare all’orecchio impazziscono improvvisamente, regredendo allo stadio di belve feroci. In un attimo un misterioso impulso irradiato attraverso gli apparecchi distrugge il cervello, azzerando la mente, la personalità, migliaia di anni di evoluzione. In poche ore, la civiltà è annientata, il sapiens non è mai esistito, lasciando al suo posto un branco di sanguinari subumani privi della parola. Ma questo è solo l’inizio. Poi cominciano a mutare e ad organizzarsi. Percorrendo di notte le città svuotate con altri scampati come lui, tra i resti di un progresso tecnologico ormai privo di ogni senso, Clayton ha un solo pensiero. Anzi, due: ritrovare la moglie e il figlio, che ha lasciato nel Maine, soli, inermi, in balia di un telefonino.

Buona l’idea, anche se riflettendoci non è poi così originale. L’impulso ricorda molto la luccicanza del meraviglioso "Shining". Lo stile di Stephen King resta comunque inconfondibile certezza, una scrittura immediata alla ricerca dell’impatto, però stavolta direi vana. Oltre cinquecento pagine senza colpi di scena; una trama confusa e priva di mordente, in alcuni passaggi scontata e fin troppo facile, partorita da una mente che sembra aver perso la dote della creatività visionaria; una storia che così deve andare e così alla fine va. Dov’è finita la follia che ha sempre caratterizzato la sua penna frenetica? Ho portato a termine la lettura soltanto perché mi ero affezionato ai personaggi che King caratterizza come al solito in modo superlativo, (fra tutti la giovane Alice Maxwell) e per scoprire se Clay sarebbe riuscito a riportare suo figlio allo stato precedente all’Impulso. Peccato che quando ho girato pagina c’erano i ringraziamenti. Libro finito senza risposte. Va bene anche lasciare al lettore qualche dubbio, ma non fino a questo punto. A chi ancora non avesse scoperto il genio di Stephen King sconsiglierei la lettura di Cell per dedicarsi ad opere del passato che rendono onore ad un talento che volenti o nolenti resterà nella storia della letteratura. Cell è soltanto l’ennesima occasione mancata e la dimostrazione che prima o poi bisogna fermarsi a respirare, per ricaricare energie e ispirazione.

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