Celeste Aida. Una storia siciliana - Marinella Fiume

Anno 1933, XI dell’era fascista. In un villaggio siciliano, un ventenne commerciante di vini uccide la cognatina di cinque anni seppellendola viva. La relazione adulterina con l’ancor giovane suocera e la paura che la bambina possa rivelarla al padre emigrato in America, induce i due amanti a liberarsi della scomoda testimone... (Note di copertina)
Con il tocco delicato del sentimento, l’autrice riapre il sipario su una tragedia realmente accaduta, che scosse un paesino lungo la costa ionica agli inizi degli anni Trenta. La piccola Aida ha un nome stravagante per quei luoghi, scelto non dai genitori, ma da un impiegato dell’anagrafe patito d’Opera, un nome che viene subito modificato in un suono dialettale più consono alle persone che lo usano per rivolgersi alla bambina. “Iduzza” compie quel viaggio della sua breve infanzia come un elemento scomodo tra le tresche amorose, la lotta quotidiana per il sostentamento, le dicerie, le credenze, gli usi e i costumi di una comunità che si barcamena tra l’ignoranza e il perbenismo. Il carnefice materiale è uno solo, al quale lei si affida con la meravigliata innocenza dei suoi pochi anni, ma in fondo carnefice assoluto è ogni bisbiglio, ogni gesto quotidiano che conduce ad una crudeltà insospettata. Scandalizzata e attonita resta la gente del luogo quando si scopre il misfatto, quando si dà il via al processo, quando si giunge ad una condanna che pare foriera più d’autoritarismo che di giustizia, là dove aguzzino e vittima espiano le stesse colpe d’arretratezza sociale e arroganza istituzionale.
Questa storia si legge senza inorridire, ma con pietà e con rispetto perché l’autrice, lontana dai toni macabri, ci svela i fatti con le di parlate tipiche,le descrizioni paesaggistiche, le tradizioni popolari di un mondo infantile in un tempo in cui con poco si cercava di fare tanto. Ci fa conoscere Aida e tutto ciò che le alita intorno con il tono di chi vorrebbe raccontare una fiaba ai più piccoli, per metterli in guardia dall’imprevedibile ferocia degli adulti e far comprendere a quest’ultimi che il loro senso della morale e dei valori debba avere, come compito primo, la capacità di proteggere i fanciulli dai mali del mondo. Questo è quanto un lettore accorto legge tra le righe perché l’autrice, che trae spunto dagli atti giudiziari, dagli articoli giornalistici, dai “cunti” dei cantastorie e dalle fonti orali tramandate negli anni, riesce a stare al di sopra di tutto modulando i toni da cronista con quelli da poeta per offrirci la sinfonia di un’altra “Celeste Aida” fatta di storia siciliana.
Casa editrice Rubbettino, 2008

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