Canale Mussolini di Antonio Pennacchi

di Elisabetta Bolondi - 02-07-2010  

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Vincitore del Premio Strega 2010 - "Canale Mussolini" è un libro lungo, articolato, complesso che sembra comprendere un po’ tutti i generi letterari: ci sono il saggio storico, la storia dell’architettura degli anni 30, l’analisi sociologica, il cambiamento di costume, lo sguardo sulla politica, la storia d’amore, il culto della famiglia che si modifica nel corso dei decenni...

Pennacchi ci conduce per mano dentro la provenienza della sua famiglia: siamo nelle valli di Comacchio ai primi del novecento, e la famiglia numerosissima, attanagliata dalla fame, sarà costretta a lasciare la propria terra ed accettare la proposta di trasferirsi nella pianura pontina, una zona malarica da secoli che il fascismo rampante aveva deciso di bonificare. I membri della famiglia Peruzzi, nome simbolico attribuito a quel gruppo di persone, dai nomi antichi ed altisonanti - Adelchi, Temistocle, Pericle, Paride - diventano fascisti dopo aver rischiato la pelle nelle trincee della prima guerra mondiale; infatti un compaesano, il Rossoni, sta facendo carriera nel neonato partito di Mussolini e trascina nella sua scia i Peruzzi; la promessa di una terra che l’Opera Nazionale Combattenti distribuisce nell’agro pontino convince i nostri protagonisti a mettere sul treno le poche masserizie e a trasferirsi in quella zona non ancora risanata che vedrà la nascita di Littoria e di altre città di fondazione. La trama romanzesca, la cronaca, gli eventi storico-politici si susseguono nella lunga narrazione di Pennacchi mettendo in scena le diverse generazioni e gli intrecci familiari; personaggi pubblici compaiono e si mescolano con quelli romanzeschi, presentati attraverso un dialogo retorico che il narratore sembra voler tenere con un ipotetico lettore-ascoltatore. Nel libro c’è tutta la storia: la nascita e l’affermarsi del Fascismo, la decisione di procedere alla bonifica, le guerre coloniali, la seconda guerra mondiale vista in quel piccolo fazzoletto di terra che fu strategico dopo lo sbarco di Anzio, la caduta del fascismo e le incertezze della ricostruzione postbellica. Le donne hanno un ruolo importante nella narrazione: la vecchia madre, sorta di profetessa che sogna un mantello nero che la ricopre alla vigilia dei grandi e terribili eventi che coinvolgono i suoi figli; l’Armida, che coltiva arnie piene di api con le quali tiene un muto scambio di parole. E ancora la Bissolata, la Zelinda... Quasi ogni dialogo si svolge in dialetto, a metà tra il veneto e la lingua della Bassa Padana, una sorta di "Cispadano", come vengono apostrofati i Peruzzi dagli abitanti del posto, chiamati a loro volta "Marocchini".

Un libro tutto da leggere, il cui vero protagonista assoluto è il Canale Mussolini, quello che ha permesso a quelle terre di essere prosciugate e di diventare abitabili per tutti quegli emigranti che ci si sono spaccati la schiena, in una coraggiosa opera di ingegneria idraulica che non era mai stata portata a termine malgrado i numerosi tentativi. Pennacchi racconta la storia, con grande lucidità e una buona dose di obiettività, come testimonia la ricchissima bibliografia che fa da corredo al romanzo.

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