4 chiacchiere (contate) con...Alcide Pierantozzi

Pubblicato il 05-02-2011 da Matteo Grimaldi, scrittore     

Alcide Pierantozzi nasce a San Benedetto del Tronto nel 1985. Conseguita la maturità classica, studia filosofia teoretica presso l’Università Cattolica di Milano. Pubblica il suo primo romanzo ‘Uno in diviso’ nel 2006 con la casa editrice Hacca. Nel 2008 passa a Rizzoli che pubblica il suo secondo romanzo, ‘L’uomo e il suo amore’. Riscuote l’approvazione di gran parte dell’establishment filosofico internazionale ed è in corso di traduzione in numerosi paesi esteri. Adesso Alcide vive tra Milano e Colonnella e collabora anche con le riviste Rolling Stone e Max. Suoi articoli sono usciti anche per Il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Riformista, Inchiostro, Nuovi Argomenti, Il Foglio. Sta lavorando al romanzo ‘Vestiva di bianco nella casa buia’, di prossima uscita sempre con Rizzoli.

Alcide, confesso di provare un filino di inadeguatezza a intervistarti. Cerco comunque di raccogliere la poca serietà culturale che mi resta e ti do il benvenuto a quella che non sarà la solita intervista chilometrica, ma solo 4 chiacchiere contate.

Perché imbarazzo? Io SERIO? Ma se ho appena finito di passarmi un tonico Venus alla calendula che ammorbidisce la pelle del viso... Pensavi che me ne stessi qui a leggere François-René de Chateaubriand? Poi oggi mi sento particolarmente felice perché ho visto che su Facebook c’è una che si chiama Rocchina del Priore. Non sono l’unico ad avere un nome strano.

- Prima chiacchiera: Non sei certo uno di quelli che si nasconde dietro una finta umiltà. In un’intervista hai dichiarato di aspirare al Nobel e non dire che scherzavi. Eri di quest’idea pure ai tempi dell’esordio oppure la tua ambizione è frutto della sicurezza nei tuoi mezzi acquisita con le esperienze?

Diciamo che ero di questa idea solo ai tempi dell’esordio, forse perché ero più sprovveduto. Col tempo, specie se si è avuto un minimo di riconoscimento, si diventa molto più insicuri. A volte si rischia di non scrivere più niente. E’ vero, sono sempre più sicuro dei miei mezzi tecnici… ma non è detto che questi mezzi siano baciati dalla magia del caso. Lo si spera. Il nobel poi… ma davvero potrebbe fregarmene qualcosa a vent’anni?

- Seconda chiacchiera: ‘Uno in diviso’ è stato un bel caso editoriale per una piccola casa editrice che ha diviso i lettori – scusa il gioco di parole – nonostante si sia fatto molto apprezzare dalla critica. Molti ne sono rimasti incantati, molti altri invece ti accusano di fare filosofia di poco conto. Avevi diciannove anni quando l’hai scritto e una maturità narrativa straordinaria per la tua giovanissima età. Adesso che sei un vecchio con l’artrosi, dall’alto dei tuoi ventiquattro anni, con quali occhi guardi al tuo esordio? Riscriveresti ‘Uno in diviso’ e lo faresti allo stesso modo? Come ti poni nei confronti della critica mossa dagli addetti ai lavori e dai lettori, due tipologie di pubblico diverse, ma entrambe molto esigenti?

Lo riscriverei così, certo. Sto facendo delle piccole modifiche in vista di una riedizione. È un libro a cui devo molto e mi ha dato tante soddisfazioni. La cosa bella è che, a sei anni dall’uscita, ancora ricevo le email di qualche lettore. Se io fossi un altro, e leggessi un libro così, penso che mi piacerebbe un sacco. Mi piacerebbe conoscere chi l’ha scritto e dirgli che è un grandissimo fuori di testa.

- Terza chiacchiera: Giuseppe Genna definisce ‘L’uomo e il suo amore’ una lettura indispensabile. Più che “solo” un libro appare una grande impresa non soltanto per il numero di pagine, ma per gli obiettivi che ti proponi, il senso dei momenti della vita che scegli di sezionare per guardarci dentro, la fatica e la dedizione totale alla missione letteraria a cui hai votato la tua vita rinunciando a tutto il resto. Continuerai sul filone filosofico impervio e poco conveniente direi, vista la piega che sta prendendo la letteratura italiana? È vero che non ti alzi dalla sedia prima di aver scritto settanta pagine, ogni giorno? Da calcoli approssimativi ormai dovresti avere nel cassetto circa duemila romanzi pronti per la pubblicazione. È così?

No, non è così. Perché è vero che scrivo molto, ma è anche vero che molte cose le butto. Ho solo un paio di libri pronti e, se fosse per me, non sarebbero pronti mai. Lavoro molto per carattere. Se non lo facessi mi sentirei in colpa. Quanto alla mia missione letteraria, non so dove mi porterà. Ogni libro è diverso dall’altro e appartiene a una fase diversa della mia vita.

- Quarta chiacchiera: Scherzi a parte, da alcuni mesi si parla della prossima uscita del tuo terzo romanzo ‘Vestiva di bianco nella casa buia’ sempre per la Rizzoli. A quando il lieto evento? Ci dai qualche anticipazione sui personaggi, la trama, gli intenti in anteprima?

Il libro è quasi finito, sto facendo le ultime correzioni. Si intitola “Ivan il Terribile” e, in accordo con l’editore, non posso dire più di tanto. Sarà una bella sorpresa. Una cosa inaspettata. Diciamo che se finora il mio obiettivo è stato quello di essere il più bravo di tutti, adesso voglio diventare il più ricco di tutti. E con questo mi sono spiegato.

Questa era l’ultima chiacchiera: non mi resta che salutarti e ringraziarti per aver accettato il mio invito, facendoti molti in bocca al lupo per il tuo futuro. Se vuoi lasciare un messaggio al mondo intero, qui puoi farlo.

Sì, per piacere non eliminate Rosa Baiano dalla casa del Grande Fratello.

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