Un’ingiusta esclusione: Giovannino Guareschi

di Giacomo Bertoni, scrittore - 21-05-2010  

Nella storia della letteratura italiana del primo Novecento è stata fatta un’ingiusta “sforbiciata”, che ha escluso dai libri di scuola un grande scrittore: Giovannino Guareschi. La sua opera più famosa? “Don Camillo”. Beh, chi non lo conosce? Chi non ha visto i numerosi film ispirati a questo strano prete? Si tratta quindi del classico romanzo i cui personaggi sono divenuti più famosi dello scrittore che li ha creati? No, la storia è più complessa…

Giovannino Guareschi nasce a Fontanelle di Roccabianca il primo maggio del 1908. Durante la sua carriera, terminata con la morte a Cervia il 22 luglio 1968, Guareschi fu scrittore, giornalista, caricaturista ed umorista. Collaborò con la “Gazzetta di Parma” , con il “Corriere Emiliano” e con il “Bertoldo”fino al 1945, quando fondò il “Candido”, un settimanale umoristico che più volte prese in giro il partito comunista, facendo infuriare Togliatti che definì Guareschi “tre volte idiota moltiplicato tre. Ma Guareschi non si fece certo intimidire, e continuò la sua campagna a sostegno della Democrazia Cristiana, che si presentava alle elezioni del 1948. E’ sua la celebre frase: “Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no”. Una volta terminate le elezioni, Guareschi non ripose la penna, ma anzi, criticò anche la Democrazia Cristiana, poiché vedeva che si stava allontanando dai principi ai cui si era ispirata al momento della fondazione. Ebbe un rapporto difficile con il potere, poiché non fu propenso a scendere a compromessi. Non perse mai la sua libertà di giornalista e scrittore, venendo così attaccato dalla sinistra (forse a volte non abbastanza auto ironica) e dalla Democrazia Cristiana (che non seppe neppure riconoscere il vantaggio datole da Guareschi alle elezioni con alcuni suoi scritti). Lo scrittore, giornalista, umorista, venne quindi abbandonato da tutti. Abbandonato perché era rimasto se stesso, e aveva criticato destra e sinistra indipendentemente dalla sua fede e dalle sue convinzioni. Per capire quanta preoccupazione creò Guareschi, quanto una “penna libera” poteva diventare pericolosa per i potenti, basti pensare che il suo funerale fu disertato da tutte le autorità.

Cosa rimane a noi? Senza dubbio dei romanzi belli, veri, semplici e mai volgari. Delle storie che raccontano un’Italia divisa tra comunisti e democristiani. Dei racconti che lasciano una grande serenità, e che devono farci riflettere su come uno scrittore italiano, che ha venduto più di 20 milioni di copie nel mondo, sia ormai quasi uno sconosciuto in Italia, il paese per il quale ha tanto combattuto.

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